caro luca, ieri sera sono stata alla proiezione del vostro documentario a firenze. sono venuta con un mio caro caro amico e il suo fidanzato, che erano usciti entusiasti dalla proiezione di qualche giorno fa a Prato e hanno deciso di ripetere l'esperienza a firenze. sono eterosessuale, ma formo con il mio compagno una cosiddetta "coppia di fatto". Noi per il momento abbiamo deciso di non sposarci perchè non siamo credenti e crediamo che, in un certo senso, l'amarci e il condividere la vita rappresenti quello che molti reputano autentico solo se suggellato da una benedizione di un qualche prete o da una firma su qualche pezzo di carta. noi sappiamo che siamo l'uno per l'altra, e questo ci basta. ma se un giorno ci trovassimo a dover affrontare difficoltà come la malattia di uno dei due, o se, avendo dei figli (che ancora non abbiamo ma speriamo avere presto) potessimo usufruire, sposandoci, di aiuti da parte dello stato avremmo comunque la possibilità di farlo. a noi è permesso. mi amareggia quello che succede in italia, ieri sera ero basita, inorridita ma soprattutto incazzata nera per le dichiarazioni di persone che, come pecore stupide, seguono quello che dice loro il religioso o il politico di turno, senza farsi un'opinione propria, senza conoscere, senza farsi domande. il problema di molte persone è che non si fermano a pensare, non si confrontano, non sono aperti e curiosi verso ciò che è nuovo e diverso dal loro piccolo mondo ottuso. sono molto sfiduciata, molto delusa. non ho molte speranze che le cose, almeno a breve termine possano cambiare, ma spero, magari proprio nei miei figli se un giorno ne avrò.
verso la fine del documentario, durante le riprese fatte al gay pride di roma, si inquadrano fra le altre cose il comitato (o associazione) genitori di omosessuali; lì mi si sono aperte le cateratte: vedere questi signori e signore, tutti di una certa età, sorridere e salutare e muoversi a tempo di musica mentre tutti i manifestanti li applaudivano mi ha commosso fino alle lacrime. immagino che per persone di una generazione per la quale l'omosessualità era una cosa che non si vedeva e di cui non si parlava sia stato molto difficile affrontare una cosa come l'omosessualità di un figlio, eppure con la propria intelligenza, l'amore che provano hanno accettato e compreso quello che per molti è inaccettabile. questa visione mi ha stretto il cuore.
e poi la scena finale... li sì che son scesi i lacrimoni! perchè apparte il fatto che è un finale delizioso ho pensato a quanta fatica dovete fare in più rispetto alle coppie eterosessuali, a quanta pazienza e calma e determinazione dobbiate fare appello per far fronte ai pregiudizi e all'ottusità di molti.
sono stata prolissa e ho scritto questa mail in un italiano orripilante, ma sentivo di dovervi esprimere il mio pensiero e le sensazioni che il vostro documentario ha suscitato in me.
vi sono vicina e vi abbraccio forte.
sara