E' la prima volta che Luca e io ci dobbiamo dividere. Tocca a Luca di presentare "Improvvisamente l'inverno scorso" a Bologna. Il "Cinema Lumière" della cineteca è pieno.
alle 19:30 la gente è già in fila
e poi per un altra volta la sala è piena.
2 mail da Bologna
Ciao ragazzi!
Mi chiamo Raffaele e la scorsa settimana ho visto il vostro bel film alla Cineteca di Bologna, ed è davvero il caso di dire che mi sono trovato al posto giusto al momento giusto!
Ancora complimenti per l'originalità dell'idea e soprattutto per l'azzeccatissima realizzazione!
Vi scrivo per chiedervi informazioni per proiettare il vostro film in Penisola Sorrentina: c'è proprio bisogno qui da noi della scossa del vostro film... Sotto la patina di cordialità del turismo dei nostri paesi si nasconde una realtà davvero triste di ignoranza e fanatismo, non lontana da quegli eccessi apocalittici che mostrate nel film (non arriviamo ai livelli di follia di Militia Christi, ma il degrado culturale qui è davvero forte... 3 anni fa in occasione del referendum sulla procreazione assistita ce ne siamo dolorosamente accorti).
Magari potremmo organizzare la proiezione tramite la nostra associazione Mente Locale (http://associazionementelocale.splinder.com), nata per occuparsi di tematiche di interesse sociale come questa e che ha un particolare legame con il cinema, visto che stiamo proponendo in questi mesi una rassegna di film (Cinemamente) che sta riscuotendo una buona partecipazione del pubblico e che ci sta dando davvero tante soddisfazioni.
Caro Luca, caro Gustav,
noi non ci conosciamo ma vi vorrei scrivere una mia riflessione in seguito al vostro documentario che ho visto giovedì sera a Bologna.
L’intreccio tra la vostra storia, la discussione sui “dico” e le opinioni delle persone intervistate da voi mi ha fatto molto impressione. Dà l’imagine sconvolgente di un paese che vede l’omosessualità come una minaccia e di una classe politica che decide di non seguire le normative europee e di allontanare così l’Italia e i suoi cittadini da diritti che in altri paesi vengono dati per scontati.
Il vostro documentario ha scattato un sacco di domande e riflessioni. Ho assistito alle domande dopo la proiezione ma purtroppo non ho potuto fare le mie domande perché dovevano ancora maturare dentro di me. Mi avete fatto pensare molto in questi giorni, grazie!
Prima di continuare due parole su di me: mi chiamo Sandro, sono nato e cresciuto in Germania, padre napoletano, madre tedesca, vivo da più di 10 anni in Italia e lavoro come insegnante di tedesco. Ho insegnato in varie scuole e università a Padova, Palermo e Catania e attualmente insegno all’università di Bologna.
Sicuramente ricevete in questi giorni tantissime mail con tanti complimenti, tante riflessioni e tanti commenti. Ho deciso di scrivervi una mia piccola riflessione.
Quello che mi ha stupito in negativo e rattristato enormemente sono le riposte delle persone intervistate per strada. Avete scelto risposte negative, molto provocatorie e offensive che fanno vedere un disprezzo e un’odio verso gli omosessuali ma che rispecchiano perfettamente l’omofobia che esiste in buona parte della società e della politica in Italia. Ho ammirato il coraggio con il quale vi siete esposti a queste persone, le loro risposte, le loro provocazioni e i loro insulti. Mi sono vergognato per queste persone. “Per me non sei un’uomo” – non stupisce soltanto il contenuto della frase ma anche la spudoratezza con la quale è stata espressa davanti a voi. L’unico lato positivo: l’onestà. Tutti gli intervistati non si sono mascherati, si sono lasciati andare, nessuna barriera intellettuale, solo pensieri-emozioni: dalle interviste si capisce che l’omosessualità (e purtroppo anche il razzismo ma in forma un po’ diversa) è un’argomento basato su pregiudizi, su affetti e concetti incontrollabili, su idee diffuse da altri, per esempio dalla chiesa.
Il vostro film fa vedere benissimo l’arretratezza dell’Italia a livello europeo e l’ostilità e il disinteresse con il quale viene trattato l’argomento dei diritti degli omosessuali in Italia. La politica italiana si è liberata del dibattito qualche mese fa e risultati non ce ne sono. Tutto fermo come prima mentre gli altri paesi vanno avanti e il distacco tra l’Italia e gli altri paesi della CE aumenta.
Sono sicuro che il vostro documentario è un’ottima possibilità per riaprire il dibattito. Ma come può farlo? Dove? Con chi? Come vincere i pregiudizi e la non-informazione della gente comune?
Insegno da dieci anni il tedesco nelle scuole in Italia, non come insegnante di ruolo ma come lettore. La materia si chiama “conversazione in lingua” e affianca le lezioni di “lingua e civiltà” tenute dal docente. L’aspetto della civiltà integrato nello studio della lingua e la conversazione con una persone di madrelingua che conosce bene la realtà del paese permettono durante le lezioni il confronto – nel mio caso - tra l’Italia e la Germania che sono molto diversi tra di loro e che allo stesso tempo hanno molto in comune. Si parla di tutto e l’obiettivo è uno scambio reciproco. L’argomento più difficile e quasi tabù: l’omosessualità. Ma non solo nelle lezioni di lingua. Ho tanti amici che insegnano e che mi hanno confermato questa impressione.
Siete voi due in quanto GIORNALISTI che avete in mano una straordinaria occasione per parlare a scuola di omosessulità e di diritti degli omosessuali. Con il vostro documentario si può entrare a scuola e rompere il tabù.
Il vostro film di denuncia fa riflettere e potrebbe aprire il dibattito. Magari non vi rendete conto di questa possibilità, magari non vi interessa neanche. Ma siete proprio voi due con il vostro documentario; non ci vogliono “esperti di omosessualità” oppure psicologi ma due ARTISTI come voi che con naturalezza e curiosità si avvicinano alle persone e con tanta professionalità hanno fatto questo film che coinvolge, denuncia e provoca ma ha anche momenti divertenti e - per chi non è informato – informativi e educativi. L’ironia alleggerisce il peso dell’argomento senza togliere l’importanza.
Vi parlo brevemente delle mie esperienze. L’argomento “omosessualità” è troppo personale nell’ambito scolastico e universitario (già un po’ meno ma resta difficile anche lì). Nessuno studente oserebbe mai dirmi “Lei non è un’uomo” perché a scuola e all’università ci sono ruoli e regole da rispettare – magari lo studente lo pensa ma non l’osa dire. L’argomento si presenta molto delicato a scuola perché coinvolge d’un lato studenti che sono omosessuali ma che non si sentono a loro agio durante una discussione e che non sono pronti o disposti a parlarne e dall’altro lato studenti che risponderebbero come la gente intervistata da voi ma non lo fa per rispetto nei miei confronti. Si creano solo situazioni imbarazzanti che cerco di evitare.
L’argomento spunta però regolarmente (anche in “battute” di qualche studente) ma è impossibile discuterlo o approfondirlo; un po’ per rispetto degli studenti personalmente coinvolti, un po’ per non aprire una polveriera di pregiudizi e preconcetti in cui una mia autodifesa e l’insegnamento si mischierebbero. Sono sicuro che i docenti eterosessuali fanno meno fatica a parlarne ma dubito che sono in tanti a farlo.
Secondo me il vostro film offre un’ottimo punto di partenza per avvicinare e sensibilizzare i ragazzi all’argomento “coppie omosessuali”. Sono convinto che si deve partire dalla scuola, dalle nuove generazioni per abbattere pregiudizi ma la difficoltà è il coinvolgimento diretto (in parte sarà anche una mia incapacità di affrontare l’argomento in classe perché troppo coninvolto emotivamente) o il disinteresse da parte degli insegnanti. L’argomento è troppo personale e non trova uno spazio adatto all’interno della scuola; ci vogliono persone che vengono da fuori, che portano un messaggio e sono disposti a confrontarsi come l’avete fatto voi con la gente per strada e i politici.
Sarebbe uno spreco enorme non far vedere il vostro film ai giovani, non parlarne con loro, non sentirli prima e dopo il film.
Lavorate come giornalisti e sicuramente non c’entrate nulla col mondo della scuola. Mi auguro che il film possa entrare in qualche scuola, magari presentato da uno di voi o di voi due per aprire un dibattito, per avvicinare i giovani all’argomento, per farli riflettere e per farli conoscere la distanza nei fatti che c’è tra l’Italia e altri paesi. Sono convinto che il vostro film verrebbe seguito con tanta attenzione. Non sottovalutate il vostro documentario. Per non sentire più frasi come “Per me non sei un’uomo” bisogna iniziare dai giovani: voi due con la vostra personalità e la vostra professionalità avete dato un esempio di civiltà, coraggio e di maturità.
Provate l’esperienza della scuola!
Complimenti per il film, grazie di nuovo per i tanti spunti di riflessione!
un saluto da Bologna,
S