Dopo il risultato di queste elezioni politiche e locali abbiamo deciso di raccogliere d'ora in poi le notizie sull' omofobia che troviamo. Se avete segnalazioni etc. mandateci tutto via mail
(gustavhofer@inwind.it )
grazie
Gustav
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NAPOLI. PICCHIATA PER AVER DIFESO UN AMICO GAY
"Intorno a me il deserto"
martedì 23 giugno 2009 , di AGI
Napoli, 23 giu. - "Paura no, non ne ho avuta in nessun momento, ma quello che proprio non riesco a dimenticare di quei dieci minuti di botte e calci e' che nessuno mi ha aiutata.
Eppure la piazza era piena, ma quando mi hanno picchiata intorno a ma c'era solo il deserto". Marialuisa, la ragazza di 26 anni aggredita nella notte tra sabato e domenica a Napoli, nella 'movida' di piazza Bellini, dopo aver difeso un amico omosessuale dalle offese e dalle ingiurie di un gruppo di una decina di ragazzi, e' ancora capace di ironia, come quando dice "al termine dello spettacolo sono stata tentata di offrire pop corn a chi prima fuggiva o aveva voltato la testa". Ricoverata nella divisione di Chirurgia Vascolare dell'ospedale dei Pellegrini, i sanitari le hanno diagnosticato fratture multiple all'orbita dell'occhio sinistro. Dovranno operarla, non appena l'occhio si sgonfia, e sugli esiti di quell'intervento lei mostra lo stesso ottimismo di quando dice che a Napoli (e' qui da una settimana in attesa di una chiamata di lavoro) ha intenzione di restare a lungo e che anzi chiedera' la residenza; la prima cosa che fara', non appena guarita, sara' quella di tornare a piazza Bellini, trascinando un trolley per meglio farsi notare da tutti. Dei suoi aggressori parla definendoli omofobi, bulli o piu' semplicemente "un gruppo di deficienti" di cui ha pieta' ma che vuole vedere anche solo per 15 giorni "dietro le sbarre" perche' "devono ricordarsi di me come io ricordo loro". "Li ho visti troppo bene", aggiunge la ragazza, denunciando poi che alcuni di loro l'hanno anche seguita in ospedale "sono certa per controllarmi". Poi torna di nuovo sull'indifferenza e l'omerta' della genet presente: "e' la cosa che proprio non riesco a togliermi da testa".
"L'omerta' e' la cosa piu' brutta e non e' solo camorra - ribadisce - io sono di Villa Literno e la camorra questo non lo fa". Possibile che nessuno abbia avuto il coraggio di intervenire, che gli stessi esercenti dei locali notturni della piazza siano rimasi cosi' indifferenti, "e solo quando tutto era finito ed io era a terra che non riuscivo ad alzarmi, solo allora qualcuno ha avuto pieta' e mi ha portato acqua e ghiaccio?". E di omerta' parla anche l'assessore comunale alle Politiche sociali Giulio Riccio che, in visita alla ragazza, sottolinea la necessita' di un presidio di forze dell'ordine in piazza Bellini, peraltro "gia' chiesto varie volte al questore e di fatto fin qui sottovalutato". Ma cio' che serve, soprattutto, aggiunge, "e' che gli esercenti che fanno attivita' notturna comincino a denunciare in modo sistematico e continuativo, perche' loro sicuramente sanno chi sono questi balordi. E' gente conosciuta che deve essere arrestata".
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Milano. Lancio di sassi contro locale gay. Due feriti.
15 giu 2009, gawnews24.it
Sassaiola dal Binario 1 della stazione centrale contro i locali del primo tratto della via Sammartini, la rinominata ‘Gaystreet’ milanese. A denunciarlo è l’Arcigay milanese assieme al proprietario di un locale gay prospiciente la via stessa. Nonostante l’intervento della Polfer nessuno è stato fermato e a tutt’oggi si contano numerosi ammaccamenti alle auto parchegguate nella via e 2 feriti. E’ stata depositata una denuncia.
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BENEVENTO. OMOSESSUALE RAPINATO E PICCHIATO A SANGUE
Uno arrestato, 2 denunciati
lunedì 15 giugno 2009 , di La redazione
(Il Quaderno) - Un grave fatto di cronaca nera, associato a gratuita violenza, è accaduto a Benevento.Tanto brutale che le forze dell’ordine stesse che l’hanno scoperto l’hanno paragonato al terribile film “Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick. Su richiesta del Pubblico Ministero, Urbano Mozzillo, il Giudice per le Indagini Preliminari, presso il Tribunale di Benevento, Maria Di Carlo, ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere contro G.L., ventenne beneventano, in cerca di prima occupazione, incensurato. La grave accusa è rapina, lesioni personali e incendio d'auto. L’arresto è stato eseguito nella giornata odierna dai Carabinieri di Benevento e dal personale del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Benevento, a conclusione di un'articolata attività d'indagine.
I fatti risalgono a oltre un anno fa e il racconto che ne fanno gli inquirenti è drammatico: la notte del 24 marzo 2008, due giovani a bordo di una Opel Zafira adescarono un giovane omosessuale mentre viaggiava sulla propria autovettura in contrada Pezzapiana. In particolare, dopo un primo approccio, il passeggero della Zafira, successivamente identificato nel ventenne arrestato, salì a bordo dell'auto della sua vittima manifestando l'intenzione di avere con il medesimo un rapporto sessuale.
Dopo essersi diretti nei pressi della discoteca Sajonara, parcheggiato il mezzo in una zona appartata, due complici dell’arrestato, V.G. (di Benevento, ventunenne) e B.V. (pure beneventano e ventitreenne) denunciati in stato di libertà per i medesimi reati, si avventarono sul giovane, rapinandolo del denaro e del proprio telefono cellulare.
Non ancora soddisfatti, picchiarono selvaggiamente la vittima procurandogli la rottura del naso e numerose tumefazioni al volto e sul corpo e, prima di andarsene e di lasciare la vittima al suolo priva di sensi, decisero anche di dare alle fiamme la macchina del malcapitato.
Quella stessa notte la giovane vittima diede l'allarme ai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Benevento che avviarono prontamente le indagini.
Gli elementi raccolti, incrociati con un'altra attività d'indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Benevento, a conclusione della quale furono arrestate dalle Fiamme Gialle 7 persone per traffico di sostanze stupefacenti, hanno aperto agli inquirenti un'inquietante realtà su alcuni aspetti della rapina.
In effetti, dicono gli investigatori delle forze dell’ordine, non avendo la vittima opposto alcuna resistenza ai propri aguzzini, sfuggiva la motivazione di tanta efferatezza nei suoi confronti. Il motivo dell'accanimento è emerso durante le indagini, trovando il suo fondamento nell'odio e nel disprezzo nei confronti dei diversi e, nel caso specifico, nei confronti degli omosessuali.
La collaborazione tra Forze di Polizia, la condivisione informativa e il coordinamento operato dalla Procura della Repubblica di Benevento hanno permesso di identificare i responsabili della rapina e di tracciare il profilo di tre "normali" giovani beneventani, tutti incensurati, mossi, sottolineano gli inquirenti, da un brutale e insano accanimento "punitivo".
L’arrestato è stato raggiunto questa mattina presso la propria abitazione dai Militari dell'Arma e della Guardia di Finanza e accompagnato al carcere di Capodimonte, in attesa di presentarsi di fronte all'Autorità Giudiziaria. “Lì - hanno commentato infine gli inquirenti - avrà sicuramente modo di riflettere su quanto commesso e sulla violenza gratuita di quella notte”.
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VERONA. «GAY AGGREDITI DI NOTTE IN ZAI»
Il circolo Pink:«Un atto intimidatorio» La questura: «Tutto ancora da verificare»
sabato 13 giugno 2009 , di L'Arena di Verona
«L’ennesimo atto violento e intimidatorio in uno dei luoghi d’incontro gay di Verona», tuonano dal circolo Pink. «Al momento, non è privilegiata alcuna ipotesi nè sono emersi elementi che possano far capire le ragioni dell’atto vandalico. Si sa solo che sono state colpite alcune auto in transito su quella via» è la versione della Questura.
L’unico fatto certo è che la notte scorsa c’è stato un lancio di uova e sassi verso auto e giovani in una via della zona industriale a Verona. A farne le spese, il proprietario di un auto che si è visto distruggere il lunotto posteriore con un sasso. Sul posto, sono arrivati gli agenti del comissariato di borgo Roma, che hanno sentito due degli automobilisti colpiti dai lanci. I responsabili dell’aggressione, nel frattempo, si erano dileguati. Le indagini della polizia sono in corso per identificare gli autori.
«Erano le una e trenta quando un gruppo di ragazzi, una decina», è la versione del circolo Pink, «si è materializzato con uova e altri oggetti fra cui sassi e hanno preso di mira le persone e le auto presenti». Oltre all’auto, sono stati colpiti con le uova altri giovani presenti, «All’arrivo della polizia», riporta il comunicato, «tutto era tornato tranquillo».
Ora, però, tra le fila dei dirigenti del circolo gay di Verona, c’è parecchia tensione. «Questa ennesima aggressione», riporta ancora la nota del Pink, «ci preoccupa molto: la discriminazione nei confronti degli omossessuali si fa sempre più palpabile e reale». Non mancano anche dure critiche nei confronti del sindaco Flavio Tosi: «La chiusura di Basso Acquar, storico luogo d’incontro notturno per i gay,», ricordano ancora dal Pink, «ha sicuramente contribuito a generare situazioni pericolose e isolate». La zona accanto alle ex cartiere «è illuminata e vicino al centro». I gay ora sono costretti a frequentare «posti periferici e isolati dove è più facile essere aggrediti». L’invito del circolo Pink è chiaro: «Invitiamo tutte le persone coinvolte in queste aggressioni a denunciarle scrivendo anche a info@circolopink.it».
Il presidente dell’organizzazione, Giovanni Zardini, infine, punta il dito contro le ronde: «Ci è stata segnalata la loro presenza con le pile nei luoghi dove gli omosessuali sono soliti incontrarsi. Queste «visite» ci preoccupano. Perchè vengono in zona industriale? Mi sembra che le ronde costituiscano un’incentivazione alla giustizia fai da te».GP.CH.
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OLGINATE. «PESTATO PER STRADA PERCHé GAY»
La vittima, ospite di una comunità, è stata visitata all'ospedale. Indaga la Polizia
lunedì 15 giugno 2009 , di La Provincia
Olginate «Sono stato picchiato, solo perché sono gay». È questa la denuncia di Emanuele Locatelli (nella foto), 25 anni, originario di Olginate. Il giovane che vive ora in un appartamento di una comunità alla porte della Brianza che lo segue e lo aiuta ha raccontato di essere stato selvaggiamente picchiato all'esterno di un bar solo perché omosessuale.
È quanto il giovane, che sogna di diventare uno scrittore famoso, ha raccontato ricostruendo ai medici del Pronto soccorso di Lecco e agli agenti della Questura dove ha sporto denuncia contro ignoti.
A raccontare i fatti è lo stesso Emanuele: quello che gli è successo quella sera ha messo a dura prova il suo fragile equilibrio interiore, contro il quale ogni giorno combatte, lavorando con l'équipe della comunità che lo segue.
«Sabato scorso ero uscito per bere una birra e trascorrere la serata. Ero all'esterno del bar a fumare una sigaretta quando ho visto un altro ragazzo. Ho notato che aveva una bella barba, ben curata e gli ho fatto questo apprezzamento chiedendogli chi fosse a tagliargli la barba. La sua reazione è stata strana. Sapeva che sono omosessuale, perché non l'ho mai nascosto e anche quando sono arrivato a vivere nell'appartamento di questa comunità si è subito diffuso».
«Forse per questo quel ragazzo mi ha preso in disparte dicendomi che mi voleva parlare. Mi ha spiegato che lui ha tanti amici omosessuali, ma che secondo lui tutti noi avremmo solo una cosa in testa. Mi sono affrettato a chiarire che il mio apprezzamento era solo per la sua bella barba e che non avevo secondi fini. Sembrava tutto sistemato al punto che mi ha stretto la mano».
Ma poi secondo il racconto di Locatelli e stando anche al verbale di denuncia, le cose sono degenerate. «Più tardi sono rientrato nel locale, per riportare il bicchiere e salutare gli avventori. A quel punto ho notato il buttafuori che cercava di fermare il ragazzo. Il giovane è stato cacciato e una volta fuori ha iniziato a picchiarmi selvaggiamente, strappandomi la giacca e insultandomi per la mia omosessualità. Non so cosa gli fosse preso: forse vedermi mentre era lì con i suoi amici gli ha fatto scattare qualcosa. Mi picchiava e mi spingeva a terra, voleva anche colpirmi con un bicchiere. Sono anche invalido ho avuto problemi e temevo di restare paralizzato». Una coppia di fidanzati lo ha aiutato e lo ha riportato in comunità dove si è provveduto ad allertare un'ambulanza per portarlo all'ospedale di Lecco. «Mi hanno medicato e dato 3 giorni di prognosi. Ma quello che è successo quella sera mi ha messo addosso ansia e paura, per cui ho preso un ansiolitico. Ma 10 gocce non mi bastavano, 20 neppure, non riuscivo a calmarmi e così ho preso tutto il flacone. Mi hanno trovato gli educatori più tardi, incosciente e per questo sono stato ricoverato nuovamente in ospedale. Ora sto bene, ma non riesco a dimenticare quello che mi è successo».
Barbara Bernasconi
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12.06.2009
Aggressione coppia gay a Roma, Calgani: “Episodi d’omofobia in aumento, necessario focalizzare e bloccare il fenomeno”
“Non è possibile trovarci di fronte ad un incremento degli episodi di omofobia in espressioni variegate, a partire da minacce, scritte fino a raggiungere episodi di vera e propria violenza”. Queste le prime parole del responsabile per Roma dell’Italia dei Diritti Alessandro Calgani alla notizia di un’altra aggressione a danno di un ragazzo omosessuale che a Campo de’Fiori stava tranquillamente al bar e all’uscita è stato preso di mira da un gruppo di giovani, poi denunciati. Il ragazzo è stato soccorso dall’ambulanza in seguito alle percosse subite che hanno provocato un doppio svenimento. Conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro: “L’essere omosessuale rientra tra le legittime tendenze di una di società libera e ritengo ridicolo utilizzarlo come spunto per sfogare le proprie bizze mentali. Non è questo il caso, ma capita che in alcuni episodi di cronaca, venga riportata la natura della sessualità dei protagonisti quando questa non rientra assolutamente nelle cause degli eventi. Va evitato, altrimenti non riuscirà mai ad essere portato all’attenzione, come merita, il fenomeno dell’omofobia”.
Roma: coppia gay aggredita a Campo de' fiori
pubblicato: giovedì 11 giugno 2009 da aelred in: Omofobia Cronaca
Ora che dirà il sindaco di Roma Gianni Alemanno? Si mobiliterà anche in difesa dei gay e contro omofobi e razzisti, così come ha fatto in passato quando si trattava di denunciare le violenze e insistere sul tema della sicurezza?
Secondo la denuncia di Arcigay Roma, due uomini gay di 34 e 27 anni sono stati aggrediti e pestati a Roma, vicino alla centralissima piazza di Campo de’ fiori. A prenderli di mira, nella notte fra il 6 e il 7 giugno, un gruppo di 5/6 ragazzi italiani, tutti sui vent’anni, infastiditi dal fatto che le vittime osassero camminare mano nella mano.
Per di più i due aggrediti sono americani: il primo, G, è italoamericano e vive in provincia di Roma e qui lo ha raggiunto da poco il suo fidanzato, C. Per tutti e due ferite, contusioni e traumi che sono stati riscontrati in ospedale. Ora toccherà alla polizia indagare per tentare di scoprire chi sono gli autori di questa aggressione, come al solito vigliacca e vile.
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Aggressione omofobica: un giorno di ordinaria follia a Milano
pubblicato: venerdì 12 giugno 2009 da Desperate Gay Guy in: Citizen Gay Culture Omofobia Cronaca Storia gay
Spesso, purtroppo, leggiamo di aggressioni contro gay in vari parti del mondo: ironia della sorte, ieri si è saputo di quella coppia di amici pestati a Roma, a Campo de’ Fiori, il giorno prima della violenza a Fiume. Potremmo stilare un elenco infinito di azioni omofobiche e ogni volte si tende ad essere indignati e a manifestare uno sdegno in merito a quello che sentiamo. Ma, come in molte notizie di cronaca, a volte si pensa, ingenuamente, che sia qualcosa che a noi non possa accadere, si legge quasi sempre di nomi che non conosciamo e volti di persone che vediamo per la prima volta online, su un sito internet o su un foglio cartaceo. E la “conosciamo” con il volto pieno di lividi, labbra tagliate e sguardo spento. Vittime di una violenza senza senso e di una crudeltà che non riusciamo a comprendere.
Ciò di cui sto per parlarvi, invece, è successo ad un mio amico. Probabilmente farà discutere, farà indignare, sembrerà assurdo nel leggerlo. Parlandone, spesso venivo interrotto da frasi come ” Ma non ci credo, ma dai!” o da esclamazioni tipo ” Ma stai scherzando?!!?”. No, non sto scherzando, quello che sto per raccontarvi è vero, ho tra le mani la copia della denuncia che Fabio ha fatto, una settimana fa. E’ successo in pieno centro a Milano, in zona San Babila. Nessuno ne ha parlato, nessun sito lo riporta. Io voglio farlo, per dovere di cronaca, senza alcun conflitto di interessi, solo perchè è successo ad una persona che conosco: l’avrei fatto in ogni caso.
Venerdì 5 giugno 2009 Fabio, insieme ad un suo collega di lavoro, durante la pausa pranzo, cammina per piazza San Babila, accanto ad alcuni stand di propaganda politica del Popolo delle Libertà ( Pdl) in merito alle elezioni imminenti dei giorni successivi. Stanno ridendo e scherzando e, ingenuamente, ‘osano’ fare qualche metro a braccetto. Un ragazzo dello stand consegna un volantino all’amico di Fabio, che lo osserva, distratto. Accanto a lui, Fabio lo prende per leggere anche lui quello che c’è scritto. Forse per il forte vento che c’era a Milano quel giorno, forse per distrazione, il foglio scivola a terra. E’ un attimo, è un gesto senza importanza. E’ ciò che ha provocato tutto il resto.
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“Che cazzo stai facendo?? Non ti permette di buttare il nostro volantino!!!” Fabio si volta nel sentire quelle parole e lo stesso giovane che le ha pronunciate lo colpisce con una manata al petto, violentemente. Fabio è incredulo, lo guarda con aria interdetta, per l’assurdità di quello che è successo in quei secondi: un volantino cade per terra, volano insulti e accuse, addirittura viene spintonato… Fabio commette un secondo “grave” errore: risponde alla provocazione, chiedendo cosa gli stia prendendo e che, sebbene il volantino gli sia caduto, che lui è libero di farne quello che vuole. Ne nasce una discussione e il tizio dello stand, furioso, inizia a spintonarlo nuovamente e lo prende a schiaffi, insultandolo. Interviene un passante che separa i due e allontana il ragazzo dello stand, che continua ad accusarlo e insultarlo. Fabio, incredulo e sotto shock, lo avverte che intende agire per vie legali. ” Non ti azzardare a farlo!” è la risposta.
Fabio si allontana di pochi metri, per entrare a lavorare nel negozio poco distante dallo stand. Gli insulti continuano, senza sosta. Alla richiesta di smettere di insultarlo, il giovane continua a gridare, fuori dal negozio: ” Vieni fuori che ti ammazzo, ti uccido!!! Brutto frocio di merda!!! Ricchione del cazzo!!!” Dopo un po’ di tempo, il ragazzo si allontana e Fabio vede alcuni poliziotti in abiti civili, poco distanti, e chiede informazioni su cosa può fare. Rientra quindi a lavorare, e, con il cellulare, chiama il 113, aspettando l’arrivo della pattuglia. Fabio attende davanti al negozio e vede un altro ragazzo avvicinarsi a lui. ” Che cosa stai facendo? Che fai con il cellulare in mano eh?”. Si presenta come il fratello del ragazzo dello stand. ” Aspetto la polizia.” è la replica. Parole non gradite che provocano altre minacce aperte: ” Io ti ammazzo, hai capito? Ti ammazzo! Tu devi avere paura! Io so dove lavori, hai capito? Io e i miei amici ti veniamo ad uccidere!” Poi si allontana. Passano pochi minuti e Fabio vede arrivare il ragazzo dello stand che, informato dal fratello di quello che aveva ‘osato’ fare, gli va incontro e, gridando come un ossesso, gli sferra un pugno in pieno viso, spintonandolo e colpendolo più volte alla fronte.
Fabio crolla a terra per i colpi ricevuti, mentre viene soccorso da una collega di lavoro. Si reca negli spogliatoi del posto di lavoro quando, finalmente, viene raggiunto da alcuni poliziotti che lo informano di avere i nominativi delle persone presenti allo stand. Fabio poco dopo viene fatto salire sull’ambulanza e ancora adesso non sa se la pattuglia dei carabinieri, che ha chiamato, sia mai arrivata. Sul posto, 4 poliziotti in servizio e due in abiti civili. Ma purtroppo tutto è già accaduto. All’ospedale viene medicato. La diagnosi riscontrata è un trauma cranico facciale non commotivo e concussione con nessuna perdita di conoscenza.
Questo è il racconto, queste sono le parole riportate sulla denuncia che ho letto. Ora è in malattia, prende ancora qualche antidolorifico per il dolore alla mascella. Ha sporto denuncia ovviamente contro i due ragazzi e ora ha tutto in mano un avvocato. Fabio confida nella giustizia. Ma l’assurdità di quello che è successo non ha prezzo, non ha valore, è inspiegabile. Una violenza scaturita senza un senso, senza una giustificazione. Sembra la trama di un film di serie B sulla quale i critici avrebbero probabilmente bocciato la storia: troppo esagerata e assurda, forse avrebbero accusato lo sceneggiatore di violenza gratuita. Ma tutto questo è accaduto. Purtroppo nessuno era un attore, ma tutte persone qualsiasi, che camminano per Milano, per tante altre città, che si confondono tra la folla. Persone che magari hai avuto accanto sul tram, in metropolitana, accanto a te a fare la spesa, che hai appena guardato un attimo e il cui volto hai già dimenticato pochi minuti dopo. Volti e facce che Fabio invece non dimenticherà mai. Individui che l’hanno chiamato ” Frocio di merda, ricchione del cazzo”, che l’hanno spintonato, colpito con schiaffi, tramortito a pugni e manate. Tutto questo per un volantino che scivola a terra, per distrazione, per il vento… E non appena si adagia sul marciapiede, fa scattare una insana e folle furia cieca…
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Fiume: due uomini picchiati perchè gay
Pubblicato da joker569 in Cronaca Gay, Vita da Gay.
Mercoledì, 10 Giugno 2009.
Parliamo adesso di un altro caso di cronaca, avvenuto a Fiume, precisamente nel quartiere Mlaca, dove due uomini omosessuali sono stati picchiati duramente a causa del proprio orientamento sessuale.
Le vittime del pestaggio sono due ragazzi di 29 e 37 anni che -dopo essere andati ad una festa privata, rivolta principalmente ad un pubblico gay-friendly- sono stati aggrediti.
I fatti sono accaduti intorno alle tre del mattino, quando i due avevano deciso di ritornare a casa. Il 29enne ha dichiarato alla polizia: “Quando siamo usciti dal Filter (il luogo in cui si è svolta la festa privata .ndr) abbiamo notato alcuni giovani nei pressi del locale. Sono stato colto dalla paura, ma poi ho visto che gli sconosciuti parlavano con un vigilante del Filter e questo è bastato a calmarmi. Ci siamo diretti verso la mia macchina, posteggiata in via Luki e lì, senza che avessimo provocato qualcuno e senza darci il tempo di reagire, ci hanno aggredito, colpendoci con pugni e pedate e sputandoci addosso. Non so quanto sia durata questa specie di esecuzione, ma alla fine sono fuggiti, lasciandoci malconci e atterriti”.
I due giovani hanno immediatamente sporto denuncia. Vi terremo informati se vi saranno ulteriori aggiornamenti.
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L'omofobia uccide ancora
Lunedì 08 Giugno 2009
di Susanna Grego
L'Arcigay ha pubblicato una relazione sulle violenze subite da omosessuali e transessuali nell'ultimo anno in tutta Italia.
La relazione si basa sull'inventario dei casi di cronaca pubblicata sulla stampa nell'ultimo anno: il dato più allarmante sono i 15 omicidi registrati dal gennaio 2008 al maggio 2009, a cui seguono 71 aggressioni causate dall'omofobia, 12 estorsioni.
Anziani seviziati, ragazzi presi a calci e pugni a scuola, aggressioni di gruppo a transessuali, è quanto ricordano i fatti di cronaca cittadina e nazionale.
L'associazione lamenta il fatto che nel nostro Paese non esista una legge che tuteli questa categoria di persone, troppo spesso vittime di discriminazioni e violenze, per esempio riconoscendo un'aggravante specifica per i reati commessi per odio nei confronti di omosessuali, bisessuali e trans. Ne consegue una certa difficoltà nel raccogliere i dati per ottenere una rilevazione statistica, per due motivi: innanzi tutto, dal momento che non esiste un reato specifico, è difficile reperire informazioni ufficiali da parte delle forze dell'ordine e, in secondo luogo, le stesse persone che subiscono una violenza non ne dichiarano la motivazione omofobica. La situazione è dunque già difficile senza contare i numerosi casi rimasti nella totale riservatezza, oppure neanche denunciati.
A questi dati preoccupanti si aggiungono quelli raccolti dall'Agedo, l'associazione di genitori, parenti e amici degli omosessuali, che ha svolto un'indagine su undici istituti scolastici della provincia di Verbania. Emerge che nei casi di bullismo nei confronti di omosessuali che avvengono all’interno delle scuole solo il 3,11% dei ragazzi che vi assistono interviene in difesa della vittima, mentre il 35% sostiene di non essere mai intervenuto. Alla domanda: «Pensi che un ragazzo o ragazzo omosessuale si senta sicuro all’interno della tua scuola?» il 62,7% ha risposto di no.
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| Carfagna, via i riferimenti ai gay dal web ministeriale. |
| Mercoledi' 27 maggio 2009 |
La nuova versione del sito web del Ministero delle Pari Opportunità, |
http://www.babiloniamagazine.it/new.php?p=2826
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L’Europa fa luce sull’omofobia in Italia
Discriminazione, molestie e violenza contro omosessuali, bisessuali e transgender sono diffuse in tutta l'Unione europa: è questo quello che rivela un rapporto dell´Agenzia Europa per i Diritti Fondamentali (FRA) nella seconda parte del suo Report sull´Omofobia e le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere in Europa.
Dicriminazione che avvengono ovunque: dalla scuola al posto di lavoro, fino all'ambito sanitario. "Fin dalla più tenera età, le parole dispregiative usate per gay e lesbiche a scuola insegna a queste persone a rimanere nell'ombra", si legge nello studio. "Spesso sono vittime di discriminazioni e molestie sul posto di lavoro e in molti paesi non possono rendere legale la loro relazione di coppia". Il consiglio è quello di denunciare in modo anonimo i crimini di omofobia per combattere il problema, segnalando progetti pilota in Danimarca, Paesi Bassi e Slovenia. Alcuni casi gravi di discriminazione hanno coinvolto le autorità d'asilo, con ufficiali che hanno negato rifugio a fuggitivi perché non credevano che fossero perseguitati per il loro orientamento sessuale. In termini di sanità, la discriminazione può spingere le vittime ad evitare di chiedere aiuto e, in alcuni casi, queste persone sono state curate partendo dal presupposto che il loro orientamento sessuale fosse "un problema o una malattia".
LA SITUAZIONE ITALIANA
“Questo studio conferma la situazione preoccupante rispetto ai crimini di odio nel confronti delle persone LGBT", spiega Helen Ibry, responsabile ArciLesbica per le Questioni Internazionali, "con un particolare riferimento al bullismo nelle scuole e nelle istituzioni educative, luoghi fondamentali di formazione dell’individuo e della cittadinanza".
Grave la situazione italiana. “Il report è limpido nel descrivere la situazione del nostro Paese”, afferma Rebecca Zini, responsabile Esteri di Arcigay, "leggendo le oltre 150 pagine di analisi, l’Italia si conferma come un paese in cui le richieste per rafforzare i diritti LGBT sono state e sono tuttora sistematicamente ignorate dai politici".
Insomma, ancora una volta è l´Europa a prendere una decisione forte su questioni che interessano l´Italia e gli Italiani da vicino. Questioni troppo spesso ignorate dalla stampa locale e nazionale. "Le Istituzioni europee dicono in maniera chiara quello che noi denunciamo da anni, che è in corso un sistematico attacco alla nostra dignità da parte delle gerarchie cattoliche e di gruppi integralisti religiosi”, dichiara Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay . “Sul report si legge proprio che la chiesa cattolica è un attore politico chiave nell’ostacolare il raggiungimento dei diritti per le persone LGBT”.
La speranza delle associazioni italiane è quella che almeno alla luce dei dati e degli studi più recenti dell´Ue le istituzioni italiane si muovano affinché crimini quali l´omofobia, la lesbofobia e la transfobia, diventino solo un brutto ricordo. In che modo? “Incentivando progetti educativi e l'approvazione di leggi contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, già presente in 15 paesi UE", conclude la Ibry. OSTILITA´ DIFFUSA
Lo studio, che ha messo insieme ricerche condotte in 27 paesi, riporta che oltre la metà dei cittadini Ue sostiene che la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale sia molto diffusa nella propria nazione. Bulgaria, Estonia, Lettonia, Polonia e Romania sono risultate le più ostili nei confronti dei "gay pride" e gli abitanti di questa regione si trovano generalmente più a disagio ad esempio con un vicino di casa omosessuale. Soltanto tre stati dell'Ue, Belgio, Paesi Bassi e Spagna, danno pieni diritti ai matrimoni tra persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, mentre la maggior parte degli altri paesi non dà loro alcun diritto in questo senso. Nei Paesi Bassi, l'82% degli intervistati si è dichiarato a favore dei matrimoni con partner dello stesso sesso, rispetto all'11% in Romania e al 12% in Lettonia.
Il livello di accettazione, continua lo studio, è piuttosto elevato anche in Francia, Austria, Svezia e Spagna, dove figure politiche e religiose hanno partecipato a dimostrazioni gay pride per dare visibilità alla questione. Ma l'apertura mentale tende a diminuire quando si chiede un'opinione sull'eventualità che gli omosessuali adottino dei bambini. Anche se la rappresentazione dell'omosessualità sui media è leggermente migliorata, continuano a prevalere gli stereotipi, conclude lo studio.
Il report completo è scaricabile da: http://fra.europa.eu
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TRENTO. AGRESSIONE FASCISTA AL FESTIVAL GAY
10-15 uomini armati di mazza
sabato 16 maggio 2009 , di ansa
TRENTO, 16 MAG - Un tentativo di aggressione da parte di ''elementi fascisti'' compiuto al festival lesbico e gay 'Universinversi', aperto ieri sera a Trento, e' stato denunciato dagli organizzatori.
''Alle 23.15, non appena conclusi gli eventi in programma - dice una nota del Tavolo Lgbtq - tre ragazzi sono passati davanti all'ingresso, ormai chiuso, del luogo dove si era svolto lo spettacolo, gridando: 'Sono fascista'. Girato l'angolo tra via Rosmini e via Verdi, sono stati raggiunti da un altro gruppo di 10-15 uomini, in cordone e tutti armati di mazza. Il gruppo si e' diretto verso il luogo di Universinversi, simulando una carica ed arrivando fino al cancello della facolta' di Economia.
A fronte del fatto che non ci siamo allontanate/i dallo spazio antistante il Centro polifunzionale e non abbiamo reagito alle provocazioni, il gruppo di fascisti se n'e' andato''.
Il Tavolo Lgbtq denuncia ''una continua escalation di aggressivita' e violenza nella citta' di Trento nei confronti di soggettivita' non conformi. Dobbiamo aspettare le teste fracassate di tutte/i noi affinche' questa citta' reagisca?
Questi fanno volantinaggio finche' c'e' luce e poi prendono le mazze quando viene notte. Noi andiamo avanti, in direzioni ostinate e contrarie''.
Da quanto si e' appreso, al momento nessuna querela e' stata presentata ne' in questura ne' ai carabinieri. Questi ultimi effettivamente sono intervenuti dopo alcune telefonate di residenti i quali segnalavano come alcun ragazzi si insultassero lanciandosi alcuni oggetti. Arrivati sul posto pero' i carabinieri non hanno trovato nessuno dei presunti contendenti
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ROMA. SCRITTE ANTIGAY E DEGRADO ARRIVA L’AMA
È stato imbrattato anche il muro adiacente al «Coming Out», locale punto di ritrovo dei gay della Capitale
martedì 19 maggio 2009 , di Il Corriere della Sera - Roma
Insulti contro gli omosessuali sono apparsi, nella notte tra domenica e lunedì, in via San Giovanni in Laterano, la «gay-street » romana, lì il fine settimana si riunisce la comunità omosex. È stato imbrattato anche il muro adiacente al «Coming Out», locale punto di ritrovo dei gay della Capitale. Immediato ieri mattina l’intervento della squadra decoro dell’Ama che ha cancellato le ingiurie apparse anche in via dei Santissimi Quattro. Durante l’intervento è stato ripulito il Ludus Magnus, la zona archeologica di fronte al Colosseo, lungo la Gay Street. Rovine che custodiscono l’antica palestra dei gladiatori romani, sommerse da rifiuti come denunciato dal «Corriere della Sera». Per restituire decoro alla pregiata area la zona è stata ripulita da quintali di rifiuti di vario tipo.
Per quanto riguarda le scritte omofobe unanime è stato lo sdegno in città. «Hanno voluto colpire un luogo simbolo, il giorno successivo alla giornata di lotta all’omofobia », dice Fabrizio Marrazzo, presidente dell’Arcigay. «Esprimo una condanna senza riserve per un gesto che è sintomo dell’esistenza di sacche d’incultura», commenta l’assessore alla Cultura, Umberto Croppi. Una riprovazione condivisa dall’assessore provinciale Cecilia D’Elia: «Questo non è solo un problema di decoro, ma di allarme per tutta la città». Per l’assessore regionale al Bilancio, Luigi Nieri: «La comunità Glbt merita rispetto, quello che è accaduto è la prova che l’intolleranza sta raggiungendo livelli pericolosi». Per il capogruppo Pd al Comune, Umberto Marroni: «Quest’escalation è preoccupante, occorre un’attenzione più alta». Una richiesta condivisa dal coordinatore del gruppo Federato della Sinistra alla Provincia, Gianluca Peciola: «È necessario condannare questi atti di violenza e discriminazione ».
Maria Rosaria Spadaccino
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MILANO: ENNESIMO RAID DELLA POLIZIA IN UN LOCALE GAY FRIENDLY
L'ispettore Di Gregorio torna a interessarsi dei gay, a modo suo.
venerdì 15 maggio 2009 , di Marco Volante
Il commissariato di via Schiapparelli a Milano riprende le attività contro i locali gay. Ieri sera due volanti del commissariato si sono fermate al Mono, un locale molto frequentato da gay e loro amici, e gli agenti hanno effettuato un apparente controllo di routine dei documenti. Ben presto però la diversa natura dell'intervento si è svelata, quando l'ispettore Di Gregorio ha iniziato ad arringare la folla intimando a molti di allontanarsi con modi – diciamo – poco rassicuranti.
Il nostro ispettore non è nuovo a episodi di questo genere. Nella notte fra il 17 e il 18 ottobre 2002, poco prima di mezzanotte: la polizia ha effettuato il terzo raid consecutivo nel giro di una settimana nei locali gay della "strada gay" di Milano, via Sammartini, identificando tutti i presenti, sequestrando materiale stampato (volantini e riviste gay) e minacciando di fronte a numerosi testimoni di "passare d'ora in poi tutte le sere" perché questi locali "non sono legali". Per un caso quella stessa sera ero presente sul luogo insieme a un gruppo di amici, l'on. Franco Grillini, Frank Semenzi, editore di Pride, Giovanni Dall'Orto, allora direttore di Pride, Gianni Rossi Barilli, del Manifesto e Diego Palazzo di Radio Popolare. Frank Semenzi è stato addirittura accompagnato in commissariato dopo aver protestato contro i modi con cui gli agenti e l'ispettore trattavano le persone controllate, bruschi e intimidatori. Immediatamente tutta la “delegazione” si è trasferita davanti al portone del commissariato e l'on. Grillini ha chiesto conto del raid e del fermo ricevendo risposte elusive circa un problema di viabilità dato dai parcheggi selvaggi davanti ai locali gay. L'onorevole intervento ha comportato un incontro col Questore e le sue assicurazioni che la vicenda sarebbe stato un episodio isolato e non ripetibile in quanto non in linea con la “politica” della questura. Voci univoche hanno dato l'ispettore assegnato ad altra sede per qualche tempo, ma evidentemente il tempo non è stato lungo perché i raid sono ricominciati come se nulla fosse successo.
Qui di seguito, per documentazione, riporto l'articolo apparso su gay.tv poche ore dopo i fatti del Mono.
Mono, locale gay friendly di Milano, subisce lanci di uova e moniti della polizia
“Alle 22.15 di questa notte il locale gay-friendly Mono di Milano è stato oggetto di una retata da parte della polizia. Le forze dell’ordine, giunte in via Panfilo Castaldi con due volanti, erano rappresentate da tre uomini in divisa ed altrettanti in borghese. I sei sono subito intervenuti sulle persone che stazionavano sul marciapiede in prossimità del locale, chiedendo loro i documenti, indistintamente a chi aveva una bevanda in mano e a chi, invece, stava solamente scambiando due chiacchiere senza una consumazione. I poliziotti sono entrati nel locale e hanno chiesto la documentazione e le licenze ai gestori del Mono, ribadendo che non è possibile essere causa di schiamazzo notturno, né di creare un agglomerato di persone nelle immediate vicinanze. Una responsabile della gestione del locale milanese ha dichiarato: ‘E’ una forma di repressione messa in atto dal sindaco di Milano Moratti; si sta attuando la politica dell’intimidazione nei confronti dei pub e bar gay e gay-friendly. Pochi giorni fa la polizia ha messo in atto le medesime dinamiche ad un altro locale della città, frequentato principalmente da persone lgbt. Noi, in anni di apertura non abbiamo mai avuto problemi con i vicini e residenti limitrofi; la musica è bassa e nel rispetto delle normative, e sono a conoscenza del fatto che proprio un’ordinanza comunale di un paio di anni fa ha permesso ai locali di poter far uscire i propri clienti sul marciapiede attiguo, sia con bicchieri di plastica che con quelli di vetro, purché dopo le ore 21.00. In questo periodo però si respira un clima di insofferenza; mercoledì sera ci hanno addirittura lanciato delle uova dai balconi’. Subito la testimonianza di Saverio Romani, consigliere nazionale Arcigay, che ha definito le azioni della polizia ‘eccessive e del tutto simili ad un atto intimidatorio’. Saverio Romani è inoltre deciso nella mattinata di domani, a recarsi al commissariato competente per chiedere delucidazioni in merito, soprattutto, a detta sua, per il fatto che questi controlli non avvengono in zone della città più problematiche per quanto concerne lo stazionamento nei pressi di bar e pub, come ad esempio Corso Como. Gran parte delle persone presenti si sono trovate in disappunto di fronte al comportamento di Di Gregorio, coordinatore delle forze dell’ordine presenti. Di Gregorio infatti ha consigliato vivamente di lasciare libero il marciapiede e di non stazionarvici. ‘Il marciapiede è di tutti’ ha affermato Di Gregorio, ‘la gente non deve fare slalom tra di voi che avete deciso di rimanere fermi a chiacchierare. Se volete chiacchierare, entrate nel locale’. I responsabili del Mono hanno assicurato però che non vi è stata alcun tipo di multa nei loro confronti, e che si è trattato solamente di un atto intimidatorio. Il presidente del Consiglio probiviri Arcigay Stefano Oldani ha affermato: ‘Quello che è capitato questa sera al Mono non è altro che un sentore nazionale delle nuove dinamiche di controllo dei locali. A Milano hanno recintato le zone adiacenti al MOM, altro locale storico della gioventù cittadina; pare che si stia cercando di veicolare prepotentemente le aree di aggregazione giovanili, che, in quanto tali, dovrebbero essere spontanee’. Manuel Masi”
Evidentemente Milano è considerata una zona franca in cui è possibile vessare persone e attività commerciali con comportamenti al limite della legalità perfino da parte delle Forze dell'Ordine. Il rischio è che questi atteggiamenti l'ordine possano disturbarlo.
Marco Volante
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PORDENONE. GAY PICCHIATO «PER SCARICARE AGGRESSIVITà»
Celebrata la giornata contro l’omofobia nell’ex convento di San Francesco. Appello dei giovani: facciamo squadra per tutelarci
martedì 19 maggio 2009 , di Il Corriere del Veneto
«I ragazzi creano il diverso da sè contro cui scaricare la propria aggressività: creando un gruppo diverso ci si può sentire tutti uguali». Nella giornata contro l’omofobia, celebrata anche a Pordenone col patrocinio del Comune, ieri all’ex convento di San Francesco, la psicologa e psicoterapeuta Margherita Graglia ha spiegato così l’aggressione al disabile gay pordenonese, alcuni mesi fa. Del resto, ha aggiunto, in Italia si fanno strada molti atteggiamenti omofobici: l’aggressione fisica, come a Pordenone, quella verbale, molto diffusa, l’omofobia istituzionale causata dalla carenza di leggi di tutela, come il riconoscimento delle unioni civili. Ora anche le canzoni: «Quella di Povia – ha spiegato Graglia – è un catalogo di orrori, trasmette un’identità omosessuale negativa, grazie all’orecchiabilità musicale».
Tra i relatori, moderati da Giacomo Deperu, Eva Dose (Arcilesbica Udine), Daniele Brosolo (Arcigay Pordenone e Udine), Elena De Rigo (associazione dei familiari degli omosessuali) e il presidente di Arcigay Veneto, Alessandro Zan, «unico candidato gay dichiarato alle europee», nella circoscrizione Nordest, nella lista Sinistra e libertà.
«A fatica, ma sono stati fatti passi avanti», constata Dose, che lancia un appello a gay e lesbiche: «Non mobilitatevi solo per le feste, ma create una rete di aiuto». Su 5 casi di bullismo, ha spiegato Brosolo, «uno è rivolto all’omosessuale e questa regione non ne è immune, come dimostra il recente caso di Pordenone». Chi tutela gay e lesbiche? «Il parlamento europeo è la nostra speranza», dal momento che, è stato detto, l’Italia risente molto della presenza del Vaticano. Infine la testimonianza di una madre: «“Mi sono innamorato di Andrea”, mi disse dieci anni fa mio figlio, con la testa bassa. Gli risposi: “Alza la testa, non temere di farmi male”. Mi sono messa al suo fianco, affinché qualcosa cambi, perché troppo spesso i genitori hanno paura di dovere affrontare il giudizio degli altri».
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FIRENZE. RAID CONTRO I TRANS IN DUE PRESI A SPRANGATE
"Vi ammazziamo" e giù sprangate ad una 17 enne e una 21 enne
martedì 05 maggio 2009 , di La Repubblica - Firenze
FIRENZE - Colpi di spranga e lancio di bottiglie contro le carrozzerie delle loro auto. Due transessuali hanno denunciato un´aggressione avvenuta sabato notte, due giovani, uno di 17, l´altro di 21 anni, sono stati denunciati. I trans sono stati presi di mira nel Parco delle Cascine e ai carabinieri hanno detto di aver riconosciuto i due denunciati fra un gruppo di 10 ragazzi che, a bordo di motorini, li avevano aggrediti.
Il racconto di una delle due vittime della banda dei giovani in motorino. "Non è mica bullismo questo, è ben altro"
«Ci dicevano "vi ammazziamo froci di merda". Io ero nel panico, quelli mi circondavano, sentivo i vetri dell´auto saltare. Ho avuto paura di morire, mi sentivo in trappola, poi la macchina si è messa in moto e sono scappata lungo il viale delle Cascine». Bianca (il nome fasullo ma tanto è la cosa che conta di meno in questa vicenda) ha trent´anni e ancora tutta la paura addosso. Come la sua amica Celeste (altro nome di fantasia «noi ci dobbiamo tornare in quella strada»): «Ho cinquant´anni e non ho mai visto una cosa del genere, aggressioni sì, negli Anni Ottanta soprattutto, vedi qui? Mi manca un dente perché mi hanno dato un pugno, ma con le spranghe mai e poi dei ragazzini... gente così giovane. Non è bullismo, capite?»
Celeste non dorme da due giorni: «Non bastano le pasticche, mi sveglio all´improvviso, mi viene l´ansia, mi rivedo quelli coi motorini, in branco, che parcheggiano vicino alla facoltà di Agraria e poi in gruppo mi vengono incontro armati, urlare pederasti, froci. Uno, quando c´erano già i carabinieri mi ha gridato che mi taglierà la testa e mimava il gesto...». La paura è fresca e brucia ancora, per seppellirla ci vorrà tempo e magari le cure di Regina e del consultorio regionale transgenere di Torre del Lago o il conforto legale della Rete Lenford e dell´avvocato Simona Pragliola che segue il caso. «Ci hanno aggredito per la nostra diversità» dicono Celeste e Bianca e il ricordo come un mulinello del pensiero torna lì, alla notte alle Cascine, alla pioggia, ai passi lungo il viale: stanno parlando ciascuno al volante della propria auto parcheggiata non lontano dal Visarno. E´ Bianca la prima a dare l´allarme: «Scappa scappa che qui ci ammazzano». Ha appena visto quelli che arrivavano dal viale con le «spranghe di ferro», due davanti, gli altri dietro, li ha sentiti urlare insulti e poi i colpi sulle carrozzerie. «Avevano l´accento fiorentino, mi ricordo qualcuno con dei tatuaggi». Lo shock, il cellulare, chiama i carabinieri «prendo le targhe dei motorini, ma voi venite presto», il sollievo quando si sentono le sirene: «Due siamo riusciti a bloccarli con le macchine andando avanti e indietro e tagliando loro le vie di fuga». Brutta storia quest´aggressione anche per chi è allenata alla strada, alle sue ruvidezze, alle trappole dei finestrini che si abbassano, ai marciapiedi pieni di ombre dove di notte si muove un´altra città. «Siamo preoccupate perché queste aggressioni a carico dei transessuali sono in aumento, sono veri e propri attacchi ai diversi» denuncia Regina del Mit il Movimento di identità transessuale. «Non è bullismo, capite?»
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I giovani si sono armati in un cantiere del piazzale delle Cascine
MICHELE BOCCI
Due transessuali assaltate nella notte tra sabato e domenica alle Cascine. «Vi ammazziamo», gridavano una decina di giovani che hanno preso a sprangate le macchine delle vittime parcheggiate in via del Visarno. Si erano armati in un cantiere del piazzale delle Cascine. Mazze di ferro e pezzi di transenna, che insieme alle bottiglie di birra sono diventate le armi per la spedizione. Il gruppo, molto probabilmente composto da soli italiani, si è mosso a bordo di alcuni scooter ed è entrato in azione poco dopo le 4. Hanno individuato le macchine di due travestiti, fermi a chiacchierare con i finestrini abbassati, e sono partiti. I colpi hanno spaccato finestrini, incrinato i lunotti. Il vetro delle bottiglie si è schiantato sulle fiancate delle macchine. Le due trans, di 30 e 51 anni, hanno provato a fuggire. Le due auto, una Ford Focus e una Mercedes classe A, si sono mosse e separate. Una delle transessuali si è attaccata al telefono per avvertire i carabinieri. Alcuni dei giovani si sono lanciati all´inseguimento continuando ad offenderla e a colpire la macchina. Quando sono arrivate le macchine del radiomobile quasi tutti gli aggressori si erano allontanati. Solo due di loro erano ancora lì, avevano inseguito fino all´ultimo le vittime e sono stati costretti a cercare un nascondiglio. I carabinieri li hanno bloccarti sotto i portici della facoltà di Agraria. Sono fiorentini di 21 e 17 anni, non hanno precedenti. Il più grande sarebbe un calciante. Sono stati denunciati per danneggiamento. Hanno detto ai carabinieri di non essere gli autori dell´aggressione ma le vittime li hanno riconosciuti.
L´aggressione ha provocato dure reazioni di condanna. Francesco Piomboni, presidente di Arcigay Firenze ha detto: «l´episodio ci inorridisce e avviene proprio a pochi giorni dalla celebrazione della Giornata mondiale contro l´omofobia e la transfobia, il 17 maggio». Secondo Sergio Rovasio dell´Associazione radicale Certi diritti «serve una legge nazionale che li tuteli dall´odio omofobico e transfobico». Matteo Pegoraro candidato al Consiglio comunale con Sinistra per Firenze parla di «episodio gravissimo». Il presidente dell´Udc Rocco Buttiglione chiede che «gli autori di un´azione così vile e barbara siano perseguiti con la massima severità». Il candidato a sindaco di Firenze per il centrosinistra, Matteo Renzi dice che «questo gesto non è degno di una città come Firenze». Vicinanza e solidarietà sono state espresse anche da un altro candidato sindaco, Valdo Spini, che chiede anche lui una legge che tuteli trans e omosessuali dalle discriminazioni. Sempre tra i candidati, Ornella De Zordo per Unaltracittà ha detto: «Siamo vicini alle due ragazze», e ha chiesto pure lei la legge. La senatrice Vittoria Franco del Pd ha espresso disagio per l´accaduto: «In una città come Firenze questa aggressione è un gesto che fa male».
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PRATO. SI FINGE POLIZIOTTO PER MANDARE VIA I GAY
Denunciato dagli agenti
martedì 28 aprile 2009 , di il Tirreno
PRATO. Un uomo di 32 anni, residente in via De Gasperi, è stato denunciato dalla polizia con le accuse di usurpazione di titoli e minacce. Secondo quanto lui stesso ha ammesso, l’uomo si è fatto passare per poliziotto e avrebbe minacciato un pistoiese di 69 anni, “accusandolo” di essere omosessuale e minacciando di portarlo in Questura se lo avesse rivisto accanto alla pista ciclabile di via De Gasperi.
I poliziotti, quelli veri, sono intervenuti nella zona degli Alcali sabato pomeriggio su richiesta del pensionato pistoiese, che si lamentava per le minacce subite. Sul posto gli agenti della volante non hanno avuto difficoltà a rintracciare il finto poliziotto, un uomo che abita lì vicino.
Quest’ultimo si è giustificato dicendo che la zona è nota da tempo come punto di ritrovo per omosessuali che si danno appuntamento e consumano anche rapporti nei campi intorno al laghetto degli Alcali, anche alla luce del sole. Lui stesso, ha detto, e i suoi familiari sono stati testimoni di scene a luci rosse poco lontano da casa. Per questo, ha aggiunto, più di una volta si sarebbe fatto passare per poliziotto al fine di allontanare queste presenze indesiderate.
Gli agenti gli hanno fatto notare che eventualmente avrebbe dovuto chiamare il 113 e così è scattata la denuncia a piede libero.
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PISA. TRANS PESTATA A SANGUE PER IL POSTO
Appello per maggiori controlli su taglieggiamenti, minacce e ricatti in atto nel mondo della prostituzione
venerdì 24 aprile 2009 , di il Tirreno
PISA. «Sono stata massacrata di botte per il posto che occupo. Già due anni fa fui avvicinata da una banda di rom che mi chiese 300 euro alla settimana per stare dove stavo. L’altro pomeriggio un brasiliano mi ha pestato a sangue per la postazione che ho ormai da anni. Mi hanno medicato in ospedale per le ferite riportate al viso e su alcune parti del corpo».
È il racconto di una trans pisana che da anni si apposta con la sua roulotte in una stradina sterrata dalle parti della recinzione di Camp Darby e che rivendica come sua la postazione. «I medici mi hanno dimessa con un referto di una settimana - aggiunge - ma queste per me non sono ferite che guariscono in sette giorni. Ora mi sono armata di cacciavite perché devo difendermi».
Secondo la sua versione dei fatti sarebbe stato minacciata e aggredita da un viado che porterebbe in zona altre persone a prostituirsi, riscuotendo tanto di pizzo per il posto, e che vorrebbe farlo sloggiare.
Alla base delle liti per i posti da occupare sulla strada leggi interne al mondo della prostituzione, fatte spesso appunto di violenze, ricatti e tangenti. La protagonista di questa vicenda si chiama Anna Solli, ha 42 anni ed ha vissuto a lungo a Pisa e a Cascina, ove sta la sua famiglia. Oggi vive a Livorno.
«Mi sono rivolta molto spesso alle forze dell’ordine - racconta - ma non abbiamo aiuti su questo genere di violenze che siamo costretti a subire. Io mi prostituisco in zona di giorno, dal mattino al primo pomeriggio. Dividevo il mio pezzo di strada con un altro straniero, che però ad un certo punto non si è fatto più vivo. Poi è arrivato questo nuovo che sfrutta anche altre persone ed ha iniziato a dettare legge. L’altro giorno mi ha aggredita perché secondo lui ero fuori orario. Ma siccome c’è la crisi, anziché andare via alle due e mezza di pomeriggio, come facevo, mi sono trattenuta fino alle tre e mezza. Io chiedo maggiore attenzione da parte delle forze dell’ordine a questi episodi, a meno che non aspettino che ci scappi il morto». Per quanto l’appello di Anna a polizia e carabinieri può sembrare un nonsenso, ma in effetti uno dei delitti irrisolti avvenuto qualche anno in zona, a Nodica, riguardava proprio un viado che si sospetta fosse stato taglieggiato. Un delitto del quale era stato sospettato Pino Cobianchi, in assise come killer seriale delle prostitute l’11 maggio prossimo, il quale aveva confessato e poi ritrattato.
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«NO AL PATROCINIO», SCONTRO SUL GAY PRIDE ROMA
Alemanno: manifestazione di tendenza. Critico il Pd: a CasaPound lo concede
venerdì 24 aprile 2009 , di il Corriere della Sera
In barba al vessillo arcobaleno, si addensano nubi nefaste sul Gay pride del prossimo 13 giugno. Ad aizzare la polemica, la sortita del sindaco Gianni Alemanno: «Il patrocinio del Comune - ha dichiarato ieri il primo cittadino - va dato quando non si tratta di manifestazioni di tendenza, ma che danno voce a tutte le idee e punti di vista e, nel caso del Gay pride non è così». Il Circolo di cultura omosessuale «Mario Mieli», che organizza la parata, smentisce però di aver chiesto l’imprimatur. Per la serie, tanto rumore per nulla: «Parlarne è prematuro - dice Andrea Berardicurti, della segreteria politica - stiamo ancora defindendo il programma degli eventi collaterali ».
Di più: «Per la sfilata non serve certo il patrocinio, semmai l’autorizzazione per motivi di ordine pubblico: manifestare è un libero diritto». Meno indulgenti, gli organizzatori, sulle ragioni del no: «Il corteo - sottolinea Berardicurti - non si batte solo per gli omosessuali. Prendiamo nota della posizione del sindaco, anche se è stato eletto per rappresentare tutti». Quanto al patrocinio, «non ci interessa il logo del Comune - continua - ma un’apertura al dialogo, visto che in Europa siamo il fanalino di coda». Polemica derubricata a «la solita pantomima » da Imma Battaglia, presidente DGP: «Il patrocinio - ricorda - è stato negato in maniera bipartisan da molti anni. Certo, la dichiarazione ambigua del sindaco non mi piace: cosa vuol dire 'manifestazione di tendenza'? L’omosessualità non può essere motivo di discriminazione: sarebbe un fatto grave, da denunciare all’Unione europea». Condivide la scelta di Alemanno, Daniele Priori (GayLib): «Il Pride è una manifestazione della sinistra estrema e per la sinistra estrema: giusto non concedere il patrocinio ». Indignate, le reazioni dell’opposizione. «Davvero strana la logica di Alemanno - ironizza Massimiliano Valeriani (Pd) -. Concede il logo del Comune alle iniziative organizzate da Casa Pound, che fa proselitismo dell’ideologia fascista, mentre non vuole dare il patrocinio al Gay Pride, raduno pacifico che si batte contro le discriminazioni sessuali». Concreto, il sostegno di Alessandra Tibaldi, responsabile delle Pari opportunità alla Pisana: «Il Gay pride difende i diritti di cittadinanza e la parità di tutti e tutte, perciò la Regione darà il patrocinio». Evoca il «caso» 25 aprile, Fabio Nobile (Pdci): «Il no del sindaco conferma la natura oscurantista e reazionaria di questa destra, lontana anni luce dai valori ideali della Liberazione».
Parla di «ennesima occasione persa», Paolo Masini (Pd): «Come per la sfilata dei legionari di qualche giorno fa, Alemanno descrive una Roma che esiste solo nella sua testa, perché la nostra città è sempre stata plurale». Frecciate rispedite al mittende da Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura in Campidoglio: «Ciò che è sotto accusa è il modo arrogante di imporre una sfilata ai limiti dell’atto osceno in luogo pubblico. Perché non viene cambiato il nome, magari in Gay normality?».
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BRESCIAOGGI
Mercoledì 15 Aprile 2009 CRONACA Pagina 10
IL CASO. Il certificato non rilasciato dall’anagrafe è salito alla ribalta nazionale. Grillini: «Una discriminazione»
Gay conviventi, è polemica
Il certificato di convivenza che Carlo e Simone, una coppia gay che convive in un appartamento del centro di Brescia, non avrebbero ricevuto dall’anagrafe cittadina, è destinato a far scalpore non solo nell’ambiente degli omosessuali che si sentono offesi da una decisione che, a loro dire, finisce anche oltre quanto previsto dalla legge.
Al loro fianco, dopo aver ricevuto la lettera di protesta, è sceso in campo anche l’ex deputato Franco Grillini che ieri ha esternato la sua opinione su quanto avvenuto nella nostra città. «Si tratta di una violazione palese - dice Grillini - della legge anagrafica del 1958 firmata da Giulio Andreotti, che prevede l’emissione della certificazione della convivenza anche per motivi di affinità, tutela o unione affettiva. I due ragazzi si erano rivolti all’anagrafe per ottenere la documentazione necessaria per poter aprire un mutuo per l’acquisto della prima casa. Il paradosso è che, mentre la banca non ha problemi a riconoscere la politica di coppia per concedere il mutuo finalizzato all’acquisto di un’abitazione, l’amministrazione comunale illegalmente rifiuta il relativo certificato di convivenza. Questa situazione, che definire grottesca è un eufemismo, fa emergere un Italia che discrimina le coppie omosessuali sia non riconoscendo i diritti già vigenti in tutta Europa, ma, addirittura, negando quel blando riconoscimento già previsto dalla legge anagrafica di cinquant’anni fa. Penso che proprio in casi come questo sia necessaria più che mai una legge che riconosca i diritti-doveri di tutti i conviventi».
Nella lettera che a loro volta avevano scritto per rendere pubblico il loro problema, Carlo e Simone avevano annunciato l’intenzione di ricorrere ad ogni mezzo possibile per poter far valere una legge che per loro sarebbe manna dal cielo per ottenere finalmente l’erogazione del mutuo per l’acquisto dell’abitazione dove continuare a vivere insieme.
In un primo momento infatti la coppia, ignara di quanto previsto dalla legge del ’58, era andata all’anagrafe dove si era vista rifiutare l’emissione del certificato. Appreso solo in seguito che in realtà il certificato di convivenza spettava loro di diritto, si sono ripresentati, codice alla mano, per ottenere la certificazione. A quel punto il dirigente dell’anagrafe si è preso 30 giorni per prendere una decisione sull’emissione del documento. I tempi, troppo dilatati, hanno però suscitato le proteste della coppia. E la polemica non sembra placarsi col passare dei giorni.
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Spedizione notturna al circolo gay
prima gli insulti, poi l'aggressione
di Franco Vanni
Una spedizione notturna, con cric e cacciavite usati come armi, al grido «froci, comunisti». E' successo sabato notte davanti al circolo Toilet sui Navigli, frequentato anche da gay: una Fiat Bravo blu senza targhe si ferma davanti al locale, escono quattro uomini, cominciano a insultare e picchiare chi si trova all'esterno del locale. Poi cercano di sfondare la vetrina, per proseguire all'interno le violenze.
«Gli aggressori avevano capelli cortissimi - raccontano i numerosi testimoni - e uno di loro parlava con accento dell'Est Europa». Alla fine i contusi sono tre: un ragazzo ferito con il cric alla testa e poi medicato in ospedale, il gestore del locale, preso a pugni e curato dai soccorritori del 118, e un terzo giovane schiaffeggiato. Il blitz è durato pochi minuti: due dei responsabili sono stati raggiunti dagli agenti e denunciati
per resistenza a pubblico ufficiale. Secondo l'ufficio delle volanti non ci sarebbero elementi tali da provare la matrice politica o omofobica dell'aggressione.
5 aprile 2009
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MOS, IN SARDEGNA AUMENTO VERTIGINOSO CASI OMOFOBIA
MOVIMENTO OMOSESSUALE SARDO, MA IL 99% DELLE VITTIME NON DENUNCIA
sabato 28 marzo 2009 , di ADN KRONOS
''Negli ultimi mesi la Sardegna ha registrato un aumento vertiginoso dei casi di omofobia. Sembra quasi un bollettino di guerra: dalla morte sospetta di un ragazzo nei parcheggi della fiera di Cagliari, alla violenta aggressione di Roberto Collu a Villacidro (Cagliari), alla violenza con stupro di un ragazzo, M. C., in provincia di Olbia, fino ai colpi di arma da fuoco sparati contro Antonello Depalmas a Platamona (Sassari)''. Lo denuncia in una nota il Movimento OMOSESSUALE sardo (Mos).
''I casi citati - continua la nota - sono noti perche' apparsi sui giornali o comunque denunciati alle forze dell'ordine. Ma non sono che la punta dell'iceberg, considerato che il 99% delle vittime preferisce non denunciare. Per paura, per vergogna, per i sensi di colpa che la mancata accettazione della loro sessualita' comporta. Ma anche per il timore di perdere il posto di lavoro che, in un momento di crisi come questo, non e' un fattore secondario''. Dal 2008 il telefono amico del Mos ha ricevuto diverse denunce e, tramite passaparola, e' venuto a conoscenza di ''una realta' sempre piu' violenta e aggressiva nei confronti di chi e' considerato diverso''.
''In Sardegna - spiega il Mos - le problematiche legate all'omosessualita' non sono viste come da affrontare e raramente le amministrazioni pubbliche, di qualsiasi colore, si sono impegnate per combattere l'omofobia o almeno per sostenere le associazioni che offrono servizi alle persone omosessuali''. Solo due paesi, Atzara (Nuoro) e Porto Torres (Sassari), si sono dotati di un registro delle Unioni Civili riconoscendo pari dignita' alle coppie etero ed omosessuali. A Nuoro e Quartu Sant'Elena (Cagliari), guidate dal centro sinistra, il registro e' stato bocciato.
''A Sassari - conclude il Mos - si sono spinti ben oltre: bocciatura del registro, condanna del Movimento omosessuale sardo per aver protestato e congelamento della mozione contro l'omofobia, ferma da piu' di un anno nella 1° commissione''.
Il 17 maggio ricorre la giornata mondiale contro l'omofobia. Il Mos spedira' a tutte le amministrazioni sarde, Comuni, Province e Regione, il testo di una mozione di condanna dell'omofobia e che riconosce a gay, lesbiche e trans il diritto di vivere liberamente la propria sessualita'.
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L'EPISODIO A VILLACIDRO
Sardegna, aggredito in centro
«Preso a calci perché sono gay»
La vittima ha denunciato tutto ai carabinieri: «Sono stato circondato da tre giovani incappucciati»
CAGLIARI - Aggredito da tre sconosciuti perché omosessuale. È accaduto a Villacidro, nella provincia del Medio Campidano. Ne ha dato notizia il quotidiano cagliaritano L'Unione Sarda. La vittima - Roberto Collu, 30 anni, di professione chef - stava rientrando a casa quando, in una zona centrale del paese, qualcuno gli ha tirato un fortissimo calcio nella schiena, sbattendolo a terra e provocandogli un trauma cranico. La vittima si è trovata circondata da tre persone incappucciate, tutte apparentemente giovani, che hanno iniziato a prenderlo a calci e a insultarlo con palesi riferimenti alla sua omosessualità. I tre hanno potuto agire indisturbati, lasciando la vittima a terra, stordita e insanguinata, e fuggire.
OMOFOBIA - Collu ha denunciato tutto ai carabinieri. «È stata senza dubbio un'azione premeditata - ha raccontato il 30enne vittima dell'aggressione - che dimostra il livello di odio che si genera nei confronti di chi è diverso». «Siamo sconvolti e sdegnati dall'ennesimo attacco di rabbia e omofobia da parte di tre criminali pregni di odio e pregiudizio - ha dichiarato Matteo Corda, presidente del comitato Arcigay di Carbonia - È importante che la vittima abbia rotto il muro di silenzio che spesso cala su questi terribili episodi nella nostra regione».
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MODENA. «NO ALL'ARCIGAY IN AULA»
Morandi (Pdl): «Un errore le lezioni al Tassoni»
venerdì 20 marzo 2009 , di La Gazzetta di Modena
L'ARCIGAY che sale in cattedra non piace per niente al consigliere del Pdl del Comune di Modena, Adolfo Morandi. A cui e' arrivata notizia che al liceo scientifico Tassoni, durante le ore di lezione di italiano si e' tenuto un corso-seminario su Bullismo e Omofobia della durata di 12 ore con sei accessi in aula. E ora scoppia una polemica dai toni forti. «Le lezioni, se cosi' si possono chiamare, sono state tenute da esponenti dell'Arcigay e evidentemente sono orientate' in modo preciso nel ritenere l'omosessualita' un fatto normale quando studiosi di livello intemazionale affermano che non c'e' nessuna prova scientifica che l'omosessualita' sia dovuta a codici genetici, ma solamente il frutto di particolari situazioni esterne' di disagio psicologico, e che di conseguenza coloro che ne sono afflitti vanno seguiti da psicologi e curati, per riportarli alla normalita». Il consigliere del Pdl non dice no alle lezioni ma propone condizioni diverse. Secondo Morandi, infatti, «un argomento cisi' delicato andrebbe trattato da persona competente che possieda una preparazione accademica, specializzata, che mantenga il livello delle lezioni in un ambito neutro e oggettivo». Per questo in un'interrogazione il consigliere chiede quale organismo scolastico ha deliberato il corso e quali prescrizioni formali dovessero essere osservate». Morandi vuole anche sapere se «la notizia del corso e' stata data per iscritto ai genitori e da loro per iscritto autorizzata, cosi' come dovrebbe esser secondo i regolamenti scolastici». Infine, l'esponente di minoranza chiede alla giunta se ha «contribuito con proprie risorse nella spesa specifica» e se ha intenzione di «ripetere anche per il futuro esperienze di questo tipo, sicuramente molto discutibili».
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GROTTAGLIE CHOC: "L'OMOSESSUALITÀ È PECCATO"
IL DIFENSORE DELLA JUVE: "SCRITTO NELLA BIBBIA, CHIARO E TONDO"
mercoledì 18 marzo 2009 , di DIRE
Roma, 18 mar. - Prima le dichiarazioni sullo Stato di Israele, poi precisate. Ora altre frasi che faranno sicuramente discutere. Nicola Legrottaglie ha idee chiarissime su tutto, anche sull'omosessualita': "Oggi viene vista come una moda, una maniera come tante di essere contro. Nella Bibbia c'e' scritto chiaro e tondo che, sia maschile che femminile, e' peccato- si legge in un passo dell'autobiografia del difensore centrale della Juventus e della Nazionale riportato da sportmediaset- Ma le mie riunioni del lunedi' sono aperte anche ai gay".
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LA DONNA INSEGNA ITALIANO IN UN ISTITUTO TECNICO DI ROMA
Prof ai suoi studenti: state lontani dai gay
La denuncia di alcuni ragazzi all'Arcigay: ha detto
che certe persone vanno evitate. Il preside: la convocherò
ROMA - «Gli omosessuali sono persone che non condivido, e se mi capitasse di incontrarne ne starei bene alla larga, certe persone devono essere evitate meno male che qui in classe non ci sono». A dirlo è un'insegnante romana dell'Itis Armellini, un istituto tecnico nel quartiere della capitale San Paolo-Ostiense che durante la lezione avrebbe consigliato i suoi studenti di «stare alla larga dai gay». I ragazzi allora hanno segnalato le frasi della prof alla Gay Help Line dell'Arcigay di Roma. «È una frase che mi fa inorridire. In ogni caso convocherò l'insegnante e incontrerò prima possibile l'Arcigay», ha detto il preside della scuola Paolo Reale.
L'ARCIGAY - «Dichiarazioni fortemente discriminatorie verso lesbiche, gay e trans - sostiene il presidente di Arcigay Roma e responsabile del numero verde 800 713 713 Gay Help Line Fabrizio Marrazzo - che hanno provocato un duplice effetto, da un lato l'indignazione da parte degli studenti lesbiche e gay, e dall'altro un rafforzamento della condizione dei bulli della classe, che ora si sentono maggiormente liberi di prendere in giro le lesbiche ed i gay». Marrazzo ha contattato la scuola per «segnalare» l'insegnante ed anche per chiedere di fare delle «azioni di formazione. I casi di discriminazioni nelle scuole sono in crescita, per questo chiediamo - ha concluso - l'intervento delle istituzioni, per un intervento diffuso nelle scuole».
18 marzo 2009
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SPEDIZIONI ANTI-GAY A UDINE
La denuncia di un giovane: aggressioni nella zona dello stadio
domenica 15 marzo 2009 , di Il Corriere del Veneto
L’ALLARME Dopo Pordenone, segnalati episodi di intolleranza in città
UDINE. Raid anti-gay anche a Udine. Da mesi. La denuncia è di un giovane, testimone di alcune aggressioni nella zona dello stadio. Forse la banda viene dalla Destra Tagliamento.
Raid anti-gay anche a Udine. Da mesi. Paura. Per quell’auto di grossa cilindrata, un Suv scuro, che a cadenze regolari faceva irruzione nei luoghi di incontro fra omosessuali. E paura per quei due ragazzotti, uno sui vent’anni, l’altro oltre la quarantina che attaccavano rissa. A volte solo con le minacce ad alta voce. Altre volte con le mani. In almeno un’occasione con una mazza da baseball.
Il racconto – rigorosamente anonimo – è di un ragazzo gay di Udine. E forse a convincerlo a parlare sono stati gli episodi di violenza che le cronache di questi giorni hanno riportato all’attenzione dell’Italia. Quel trentenne disabile e omosessuale pestato in centro a Pordenone da una gang a caccia del gay per scacciare la noia, ha riportato la paura anche nel capoluogo friulano.
Andrea, nome di fantasia, ha 31 anni. E si ricorda bene quegli episodi alla periferia della città, vicino allo stadio, dove c’è un battuage e una zona di incontri fra adulti. «Sono arrivati su un Suv scuro e venivano da fuori – racconta – , non erano di Udine, nè dei dintorni. Potevano essere della Destra Tagliamento e veneti. Gente violenta che voleva metterci paura. Uno era più giovane, avrà avuto circa vent’anni e l’altro invece più grande».
Si capisce che non sono lì per incontrare qualcuno. Nè per fare amicizia. Il più giovane è il più aggressivo. La classica testa calda. Toni alti, piglio aggressivo. E non è certo la prima volta che si vede da quelle parti. «C’è stato un caso in cui uno dei due aveva in macchina una mazza da baseball – racconta Andrea – . Il più giovane era quello che voleva menare le mani, l’altro invece era più calmo e cercava di farlo stare tranquillo».
E se ieri davanti a Montecitorio le associazioni gay italiane hanno invocato una legge contro l’omofobia proprio per denunciare l’aggressione del disabile pordenonese da parte dei tre concittadini, uno dei quali denunciato anche per scritte razziste, a Udine si alza un cordone di solidarietà. E dall’Arcigay parla il dirigente nazionale Alberto Baliello: «Il Nord-est e il Friuli sono sempre stati luoghi molto laici – dice – tanto che, fortunatamente, episodi come questi non sono all’ordine del giorno. Eppure i toni degli ultimi mesi, il rondismo della Lega sta rianimando certi personaggi e, questo è il rischio, alimentando il razzismo e l’odio per il diverso».
Intanto a Pordenone la tensione resta altissima
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Non si placa la rabbia e la tensione a Pordenone per l’aggressione subìta dal trentenne disabile gay lo scorso 23 gennaio nella centralissima piazza Venti settembre. Aggressione emersa in tutta la sua sconcertante ferocia nei giorni scorsi quando la Questura di Pordenone ha inchiodato alle loro responsabilità tre uomini, due ventenni e un 43enne che vivono nel capoluogo e a Porcia.
A lasciar sbigottiti anche gli inquirenti sarebbe stata la motivazione che i responsabili avrebbero dato al pestaggio, ovvero che lo avrebbero fatto per noia.
Lo stesso padre ha assistito all’aggressione del figlio che è stato inseguito e preso a sberle per tutto nel centro cittadino, fino al calcio alla schiena in piazza XX settembre. «L’ho vista in lontananza – ha dichiarato il genitore del ragazzo – . Non sono riuscito ad impedirla e a prendere i responsabili». L’uomo quel fatidico 23 gennaio aveva appuntamento col figlio nei pressi del teatro Verdi. Era andato a prenderlo in macchina con venti minuti di ritardo, ritardo causato da un contrattempo familiare.
Diverse persone hanno assistito all’aggressione, eppure nessuno si è mosso in soccorso del disabile. Soltanto una signora ha cercato di impedire il pestaggio, ricevendo come risposta le “attenzioni” di uno dei tre aggressori che le avrebbe appoggiato una mano sulla spalla consigliandola di non impicciarsi.
Ovviamente questo episodio non fa che accrescere la paura, paura sopratutto per i genitori del ragazzo. Ma anche i cittadini si interrogano come è possibile prendersela con un disabile.
E mentre uno dei giovani accusati respinge le accuse, il comune di Pordenone – per bocca del sindaco Sergio Bolzonello – ha deciso di costituirsi parte civile. La formalizzazione dell’atto avverrà domani in occasione della riunione di giunta.
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LA DICHIARAZIONE DEI TRE AGGRESSORI ALLA POLIZIA: «VOLEVAMO DARE UNA LEZIONE AI FROCI»
Pordenone: aggredito e picchiato in piazza un disabile gay, tre denunciati
Nessuno è intervenuto a salvarlo. Aveva subito danni cerebrali in una precedente aggressione
PORDENONE - Ancora un episodio di violenza. Un uomo di 30 anni, omosessuale, seguito dai servizi sociali del comune per una disabilità psichica e mentale, è stato aggredito, a calci e pugni, in una piazza centrale di Pordenone, da tre persone che sono poi fuggite. Queste ultime sono poi state rintracciate dalla polizia che le ha fermate. Nei riguardi dei tre, che sono poi stati denunciati - S.C., 21 anni, di Porcia (Pordenone), T.N., 22 anni e O.S., 43 anni, entrambi di Pordenone - è stato ipotizzato il reato di concorso in violenza privata, aggravata dal fatto che la vittima è un portatore di handicap.
NESSUN AIUTO - Nessuno è intervenuto per aiutare il giovane disabile. L'aggressione - secondo la ricostruzione degli investigatori guidati dal capo della mobile, Massimo Olivotto - è avvenuta lo scorso 23 gennaio, intorno alle 21.30, nella centrale piazza XX settembre. Era un venerdì sera e nella piazza c'erano numerose persone, nessuna delle quali è però intervenuta per aiutare l'uomo o fermare l'aggressione. A chiamare la polizia è stato il gestore di un bar, in quel momento affollatissimo, che ha notato che, sul piazzale antistante, l'uomo veniva malmenato. Per ricostruire l'episodio, gli investigatori hanno ascoltato una dozzina di persone, dal momento che ognuna di loro aveva assistito solo a una parte dell'aggressione che - secondo la polizia - era stata organizzata in precedenza. Già qualche ora prima, infatti, uno dei tre denunciati aveva proposto agli altri di «andare a dare una lezione ai froci del Bronx», il quartiere dove di notte s'incontrano alcuni omosessuali. Durante l'aggressione, i tre avrebbero anche insultato il gay disabile, minacciandolo.
GIA' AGGREDITO - La vittima era già stata pestato in maniera molto violenta nel 2002. All'epoca era militare in ferma breve volontaria e ad aggredirlo fu il compagno che, dopo averlo selvaggiamente picchiato, lo abbandonò, moribondo, nelle campagne alla periferia di Pordenone. Le conseguenze di quell'episodio furono gravissime e permanenti: la vittima restò in coma per alcune settimane, riportò danni cerebrali importanti e la semicecità. Proprio in seguito a quell'episodio venne dichiarato invalido civile al 100% ed è stato costretto a sottoporsi a lunghe terapie riabilitative. Per quell'aggressione il compagno - un fiorentino di 45 anni - fu condannato per tentativo di omicidio.
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OMOFOBIA, PERPLESSITà IN COMMISSIONE GIUSTIZIA
Alcuni settori di maggioranza non condividono il riconoscimento del principio della identita' di genere
venerdì 06 febbraio 2009
OMOFOBIA: la stessa Commissione sta anche sviluppando una serie di approfondimenti sulle due pdl presentate da Anna Paola Concia del PD e da Antonio Di Pietro riguardanti i reati commessi per finalita' di discriminazione o di odio fondati sull'orientamento sessuale o sulla identita' di genere. Un progetto normativo che registra non poche riserve da parte di alcuni settori di maggioranza soprattutto per il non condiviso riconoscimento del principio della identita' di genere. La Commissione sta sviluppando in proposito una serie di audizioni. E' stata ascoltata Laura Palazzani docente di filosofia del diritto presso la Lumsa di Roma.
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Bulli gli fanno scrivere “Sono gay”
pubblicato: mercoledì 04 marzo 2009 da Robo in: Omofobia Cronac
Storie di bullismo della serie: “Se ti voglio offendere, ti dico gay”. Quattro studenti di un istituto professionale pugliese sono stati denunciati per concorso in violenza privata, minacce, danneggiamento seguito da incendio e procurato allarme. Due dei bulli hanno 16 anni, uno 17 e un altro 15. Vittima un loro compagno di scuola, quindicenne.
Il tutto sarebbe avvenuto su un vagone delle ferrovie Sud-est. I quattro avrebbero accerchiato e minacciato il quindicenne, bruciacchiandogli il giubbotto e costringendolo a sottoscrivere su un foglio: “Sono omosessuale”. Non paghi, i ragazzi avrebbero chiamato la madre della vittima riferendole di aver sequestrato il figlio e chiedendo 50 euro per il rilascio.
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Benedetto XVI sulla Giornata Mondiale della Gioventù: "Non è un concerto"
E sulle tendenze "gender": "L'uomo può essere solo maschio o femmina"
Il Papa: "Non sono una rockstar"
E attacca i cambiamenti di sesso
"La Chiesa deve difendere l'ambiente, ma occorre anche un'ecologia dell'uomo"
Le tendenze 'gender'? Autodistruttive. Il pontefice non ha risparmiato critiche neanche sui cambiamenti di sesso. "Non è l'uomo che decide, è Dio che decide chi è uomo e chi è donna". "Ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine 'gender' - dice Benedetto XVI - si risolve in definitiva nell'autoemancipazione dell'uomo dal creato e dal creatore. L'uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. Ma in questo modo - sottolinea il Papa - vive contro la verità, vive contro lo spirito creatore".
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L'UFFICIO STAMPA DEL CANTANTE: «QUEL BRANO NON NARRA LA VICENDA DI LUCA TOLVE»
Povia canta dell'omosessuale «guarito»
Insorge l'Arcigay: bloccheremo il Festival
L'associazione: la Rai prenda le distanze, quella canzone può scatenare posizioni omofobiche
| Povia durante un'esibizione (Lapresse) |
«NON E' NUOVO A CERTE USCITE» - «Il titolo del brano, inedito per regolamento, sembra già non lasciare dubbi sul tema trattato e sulle posizioni dell’autore - si legge in un comunicato dell'associazione per i diritti degli omosessuali -. Effettivamente ricordiamo molto bene come Povia non sia del tutto nuovo a nette prese di posizioni pubbliche su questioni del mondo Lgbt. Ormai celebre è rimasta una sua intervista a Panorama in cui dichiarava: "Gay non si nasce. Lo si diventa in base a chi frequenti. Anche io ho avuto una fase gay: è durata sette mesi, poi l’ho superata. E ho anche convertito due miei amici che credevano di essere gay e invece adesso sono sposati". "Ora da più parti - spiegano dall’Arcigay - arriva la segnalazione di una curiosa coincidenza: che il Luca della canzone con cui Povia tornerà nella città dei fiori sia proprio quel Luca Tolve che dichiara di esser un ex gay, guarito grazie alle teorie riparative di Joseph Nicolosi, cattolico integralista americano, le cui tesi sono state ampiamente confutate dalla comunità scientifica mondiale».
«SPOTTONE CLERICAL REAZIONARIO» - «Se Bonolis e il suo direttore musicale - continua la nota - intendono mandare in scena uno spottone clerical reazionario contro la dignità delle persone omosessuali, sappiano fin d’ora, che la nostra reazione sarà durissima, rumorosa ed organizzata. Siamo i primi a combattere per il diritto alla libera espressione, ma altra cosa è avvallare posizioni omofobe, che tra l’altro alimentano odio e pregiudizio nei confronti delle persone gay e lesbiche». L'Arcigay fa sapere che è già stato attivato un passaparola in tutta Italia, anche attraverso strumenti come Facebook e il web in genere . «Non siamo ingenui - dicono all'Arcigay -, sappiamo che esiste una precisa volontà di portare avanti una campagna contro la nostra stessa esistenza e siamo determinati a contrastarla in tutti i modi. Attendiamo, quindi, subito delle spiegazioni dalla Rai e da Bonolis, così da poter sapere se le nostre intuizioni abbiano o no fondamento».
LA REPLICA: «NON E' QUEL LUCA» - L'ufficio stampa del cantante fa però sapere che la vicenda narrata nella canzone non è quella di Luca Tolve, non c'è alcuna relazione. «Il testo della canzone non è ancora stato diffuso - fanno sapere - e per questo motivo non capiamo da dove nasca questa polemica». Una presa di posizione «a priori» che lo stesso Povia si appresta a confutare con un comunicato stampa che sarà diffuso nelle prossime ore.
I PRECEDENTI - Non è la prima volta che il tema dell'omosessualità approda in Riviera. Nel 1996, con presentatore Pippo Baudo, era stato Federico Salvatore, cantante e attore napoletano che fino a quel momento si era distinto soprattutto per performance comiche, a portare sul palco dell'Ariston una canzone, «Sulla porta», che in maniera esplicita parlava dell'essere gay e di un uomo che arrivava a confessare alla madre di amare altri uomini e che per questo veniva allontanato da casa. E nell'ultima edizione Anna Tatangelo aveva portato sulle scene «Il mio amico», scritta dal suo compagno Gigi D'Alessio, che metteva in evidenza il pregiudizio nei confronti degli omosessuali. Il timore, questa volta, è che l'omosessualità finisca con l'essere additata come una malattia e in un contesto che per la risonanza mediatica che si ritrova rischia di amplificare il messaggio e, secondo le associazioni di tutela degli omosessuali, anche le posizioni più omofobiche.
Gay picchiato nel centro di Milano
09/12/2008 - Ufficio stampa Arcigay

L’episodio è avvenuto il 16 novembre, quando Massimiliano Scavia, uscito da un locale dove aveva passato la serata con amici, in Via Santa Sofia è stato prima insultato da un gruppo di giovani sui vent’anni, con frasi tipo “Frocio di merda”, poi inseguito da due di questi e picchiato selvaggiamente con calci alla testa, alle gambe sull’addome: Massimiliano ha riportato un trauma cranico e ferite di ogni genere.
Abbiamo oggi preso contatto con Massimiliano che ha denunciato pubblicamente l’accaduto e sporto denuncia alle autorità competenti, che ci ha chiesto di diffondere quanto accaduto e di chiedere alle istituzioni nazionali, lombarde e milanesi interventi adeguati in difesa dell’incolumità dei cittadini omosessuali. In attesa che il Parlamento finalmente approvi la legge contro l’odio omofobico, come Arcigay, chiediamo al Sindaco Letizia Moratti di esprimere chiaramente solidarietà a Massimiliano e di far conoscere quali azioni, sia in campo culturale e sociale e sia di attenzione della sicurezza pubblica, intende attivare.
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Quand’ è troppo è troppo. REAGITE ANCHE VOI E SBATTEZZATEVI ANCHE VOI! E’ FACILE !

ECCO IL MODULO
La richiesta è stata presentata dalla Francia: "La sua approvazione porterebbe "alla gogna" gli Stati che non riconoscono le unioni gay"
Depenalizzazione dell'omosessualità No del Vaticano alla proposta Onu
Poi la Santa Sede: "Non difendiamo la pena di morte contro i gay"

Papa Benedetto XVI
CITTA' DEL VATICANO - E' scontro tra Onu e Vaticano. La Santa Sede boccia, con decisione, il progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità. Un' iniziativa presa dalla presidenza di turno francese dell'Unione europea, e accolta da tutti i 27 Paesi della Ue. Immediato il "no" della Santa Sede: "Gli stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' - dice monsignor Celestino migliore - verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni". Affermazioni che scatenano una serie di reazioni polemiche che, in serata, provocano una nuova presa di posizione del Vaticano. Che, però, nella sostanza è tutt'altro che una retromarcia. "Nessuno vuole difendere la pena di morte per gli omosessuali", afferma padre Federico Lombardi che ricorda come altri 150 paesi non abbiano aderito alla proposta - ma la proposta cerca di 'introdurre una dichiarazione di valore politico che si puo' riflettere in meccanismi di controllo in forza dei quali ogni norma che non ponga esattamente sullo stesso piano ogni orientamento sessuale, puo' venire considerata contraria al rispetto dei diritti dell'uomo''. In pratica il rischio paventato è che gli Stati che non riconoscono le unioni gay vengano "mesi alla gogna".
Toni non dissimili da quelli usati da monsignor Migliore che parla di "una dichiarazione di valore politico" che aggiunge "nuove categorie protette dalla discriminazione senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni".
Durissima la replica dell'associazione Arcigay: "È di una gravità inaudita che il Vaticano, e quindi, la Chiesa cattolica tutta, si adoperi affinché questa richiesta non passi e, si prefigura come un vero e proprio atto di condanna a morte contro i milioni di gay e di lesbiche che hanno la sfortuna di abitare in paesi sanguinari".
L'Arcigay ricorda che in decine di Paesi del mondo sono previste sanzioni, torture, pene e persino l'esecuzione capitale contro le persone omosessuali. "La scusa per cui la richiesta francese non dovrebbe passare perché da quel momento gli stati che non riconoscono le unioni gay sarebbero messi all'indice, - conclude l'Arcigay - non solo non ha alcun senso, ma è una studiata e cinica bugia per nascondere ciò che realmente il Vaticano vuole: mantenere la pena di morte e il carcere per le persone omosessuali".
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AGGREDITA DA UN BRANCO DI RAGAZZI UNA RAGAZZA TRANS MEMBRO DEL DIRETTIVO DEL
CIRCOLO ANTHIAS DI NAPO

Arcilesbica Napoli Le Maree
28 novembre alle ore 19.59
Rispondi
E' accaduta una cosa molto grave che purtroppo abbiamo saputo solo ieri.
Domenica sera A., una ragazza trans, membro del direttivo del circolo Anthias di Napoli, che molte di noi ben conoscono è stata aggredita in un autobus che dal parcheggio Brin si dirigeva a Ponticelli, da un gruppo di giovani con l'indifferenza o la complicità (questo sarà da dimostrare) dell'autista che la sera prima durante la medesima corsa, pare, avesse fatto addirittura delle avances alla ragazza.
A. ha immediatamente sporto denuncia e le indagini dovrebbero essere già partite da giorni....ma sono davvero partite?
Oggi su Il Mattino, su La Repubblica e su Il Napoli uscirà l'intervista di A. sull'accaduto e speriamo che questa pubblicizzazione responsabilizzi e aiuti le ricerche degli aggressori e dei testimoni.
Arcilesbica Napoli esprime tutta la sua solidarietà all'amica A. per la terribile e scioccante esperienza che è stata costretta a subire in questo paese sempre più pullulante di razzisti, di maschilisti, di fascisti e di picchiatori di ogni sorta.
Garantiamo inoltre all'Associazione Libellula circolo Anthias di Napoli tutto il supporto e tutta la collaborazione di cui avrà bisogno.
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OMOFOBIA A PARMA
Lettera a "La Gazzetta di Parma"
martedì 11 novembre 2008 , di La Gazzetta di Parma
Egregio direttore, sta succedendo qualcosa di strano a Parma. La città in cui siamo nati o nella quale ci siamo trasferiti attratti dall'idea di vivere in una città bella e solidale, non la riconosciamo più.
I concetti di «ordine» e «sicurezza » sui quali si stanno spendendo così tante parole in queste settimane sembrano, a Parma, aver trovato una declinazione tutta particolare: quasi fosse, a nostro parere, un effetto indesiderato della «città vetrina» così com'è stata concepita negli ultimi anni.
Su quanto è successo a Emmanuel non è il caso di aggiungere altro. Ormai le indagini stanno chiarendo l'accaduto. Non resta che appellarsi al principio della certezza della pena. Resta solamente lo sconcerto per come a Parma - nella nostra Isola Felice - possa essere successa una cosa del genere.
Ma a Parma – lo stiamo imparando in questi giorni – può succedere di tutto; e alla storia del «negro» si aggiunge quella dei «gay» colpevoli di aver avviato un bar in Oltretorrente.
Ecco un altro problema di sicurezza!
Per parte nostra aderiamo convintamente alle iniziative di protesta del prossimo 13 Novembre perché l'omofobia, come ogni altra forma di discriminazione, è uno dei più gravi mali della nostra società che invece di aprirsi a ciò che c'è di nuovo e magari di buono oltre i propri confini si chiude in se stessa e invece di progredire continua, inesorabilmente a regredire.
Il consigliere Salvarani farebbe bene, per lo meno, a scusarsi coi gestori del locali, col quartiere e con l'intera città perché se, con in suo intervento, si sarà guadagnato le simpatie e magari i voti dei «cittadini allarmati » si è certamente attirato anche il disgusto di quella parte di città – vogliamo credere la gran parte – che coi pregiudizi non vuol avere nulla a che fare.
Giovani Democratici
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OBAMA: GRILLINI, GLI SGRADEVOLI ERRORI DI RAI E SKYTG24
Ho trovato sgradevole che la traduzione del Tg1 abbia usato al posto di 'omosessuali', le parole 'eterosessuali' e 'bisessuali'
giovedì 06 novembre 2008 , di ansa
ROMA, 6 NOV - ''E' assolutamente rilevante che il neo presidente degli Stati Uniti abbia citato i diritti delle minoranze e degli omosessuali nel suo primo discorso dopo essere stato eletto'', ha detto intervenendo telefonicamente su Red Tv a Global Watch il leader storico del movimento omosessuale italiano, Franco Grillini.
''Ma - ha aggiunto Grillini - ho trovato sgradevole che la traduzione del Tg1 abbia usato al posto di 'omosessuali', le parole 'eterosessuali' e 'bisessuali' e che Sky Tg24 abbia parlato di 'handicappati ed altri'. Questo la dice lunga sulla situazione dell'informazione oggi nel nostro paese''.
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CINQUE GIOVANI GAY RAPINATI E PICCHIATI IN UN LOCALE A BOLOGNA
Nessuna denuncia, ma la direzione della discoteca ha garantito alle vittime che saranno presi provvedimenti
martedì 11 novembre 2008 , di La Gazzetta di Modena
Rapinati, aggrediti, picchiati e allontanati da un locale di Bologna. La drammatica serata è toccata a cinque giovani gay modenesi, vittime di due ragazzi “interessati” alle loro sciarpe di pelliccia.
Il caso è stato raccontato proprio da una delle vittime dell’episodio, Francesco. Sabato scorso i cinque modenesi - 4 di Modena e uno di Carpi - decidono di andare a ballare a Bologna mettendosi addosso un capo uguale: una sciarpina di pelliccia al collo. Entrano e, fumata una sigaretta, vanno subito in pista a ballare. Tre di loro vanno al banco per un drink. Gli altri due continuano a ballare.
Improvvisamente vengono “avvicinati” da due giovani alle loro spalle. Uno di loro chiede se quella che hanno al collo è una pelliccia vera. Con violenza riescono a toglierla dal collo di entrambi. Uno dei due riesce a recuperarla, l’altro no. Poi, frastornati, escono dalla pista e cercano di raggiungere l’uomo della security. Un giovane li avvicina e li minaccia: «Lasciate perdere, sennò tornerete a casa sulla sedia a rotelle». Gli altri tre amici riferiscono di aver visto sul palco uno dei due rapinatori con la pelliccia al collo. Il rapinato lo raggiunge, ma l’altro nasconde la pelliccia dietro la schiena. Lo offende e poi urla: «Me l’hai regalata cinque minuti fa». La vittima si prende un calcio nelle parti basse e uno sui reni. Poi nuove offese e minacce di morte. Gli aggressori tentano di strappare anche le altre sciarpe e riversano una cascata di insulti e minacce: «Ti pianto il coltello nello stomaco». L’uomo della security si rivolge alle vittime: «Ragazzi - dice - lasciate perdere. Non ce l’hanno con la vostra roba e poi era solo una sciarpa». Aggiunge Francesco: «Il suo sguardo e il suo tono lasciavano intendere: “Vi è andata bene così, lasciate stare; meglio se vi allontanate. Non solo è grave che sia successo un fatto del genere, ma è ancora più grave che sia accaduto all’interno di un locale dove un ragazzo omosessuale si dovrebbe sentire al sicuro da atti di omofobia. E, cosa ancora più grave, è stata fatta passare per una ragazzata».
Nessuna denuncia, ma la direzione della discoteca ha garantito alle vittime che saranno presi provvedimenti. (carlo gregori)
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IL COMUNE DI BRESCIA NEGA SPAZIO ALLA MEMORIA TRANGENDER
Arcigay: Un ulteriore schiaffo a quella città solidale in cui credevamo di vivere
mercoledì 12 novembre 2008 , di comunicato stampa
Giovedì 20 Novembre in tutto il mondo civile si celebrerà la giornata dedicata al ricordo delle vittime transessuali della violenza omofoba (TDOR Transgender Day Of Remembrance). In quella occasione Lily Elbe, l’Associazione transessuale della nostra città aveva pensato ad una iniziativa in largo Formentone, a fianco di Palazzo Loggia. Una semplice esposizione di alcune croci con i nomi delle molte vittime transgender, assassinate negli ultimi anni in Italia e all’estero.
La Giunta comunale di Brescia, riunitasi ieri in seduta, ha negato l’occupazione di quello spazio pubblico. Ad oggi ci sfuggono le motivazioni per cui una piazza pubblica (e non uno spazio privato ad appannaggio dell’amministrazione) non possa essere concessa ad una iniziativa di sensibilizzazione, tanto più se rivolta al ricordo di persone uccise dalla violenza e dall’odio.
Reputiamo davvero incredibile che alla discriminazione che queste persone già devono patire in vita, si voglia aggiungere anche un ulteriore spregio, negando la possibilità di una denuncia sociale e di una sensibilizzazione che porti all’attenzione dell’opinione pubblica il problema della sicurezza delle persone transgender e il dramma della violenza di cui sono vittime. La giunta di Brescia discrimina in questo modo anche i morti.
Un ulteriore schiaffo a quella città solidale in cui credevamo di vivere, un passo indietro nell’affermazione di una città popolata da molte comunità e differenze a cui una saggia Amministrazione dovrebbe guardare con attenzione e non con sospetto.
In attesa di comprendere le motivazioni di questa scelta, rivolgiamo un pensiero alle vittime che vogliamo commemorare, volti e storie di sofferenza, persone che hanno pagato con la vita il loro semplice diritto ad essere se stesse. Intollerabile che ci venga negato anche il diritto di farne memoria.
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FUORI PAOLA BINETTI DAL PD: nessuna equazione tra omosessualità e pedofilia
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PUBBLICHIAMO LA REPLICA DI AURELIO MANCUSO (ARCIGAY) SULLA RISPOSTA DI VELTRONI ALLA QUESTIONE “BINETTI”
Del nostro destino e della nostra coerenza
04/11/2008 - Aurelio Mancuso
Che sarebbe finita in sceneggiata ci avrei scommesso i risparmi che non ho… Allora, in sintesi la Binetti è stata cattiva, non doveva fare le dichiarazioni sugli omosessuali radicati che possono diventare pedofili, ma ha diritto di dire tutto ciò che vuole perché il PD è un partito plurale, firmato Walter Veltroni. Posizione condivisa sia all’interno che all’esterno del PD.
Come si fa ad essere d’accordo? Come può una persona omosessuale cosciente, emancipata, con responsabilità politiche o associative aderire ad un atteggiamento politico gravissimo, che in pratica derubrica le offese alla dignità delle persone lgbt come peccati veniali?
Mi spiace, il nostro dissenso è profondo ed è squisitamente politico e sociale. In nome di nessuna tattica è possibile permettere ad alcuno di tamponare con sufficienza e quasi fastidio, i continui attacchi della campionessa dell’omofobia italiana. Il problema non sono le posizioni della Binetti, che per quanto ci riguarda sono non scusabili e su cui stiamo predisponendo una precisa e documentata azione legale. Il tema è come un partito di centro-sinistra possa affermare che le posizioni della Binetti, seppur orrende e condannabili, sono compatibili con la natura stessa del partito.
È vero che in questo paese viviamo una realtà capovolta rispetto alle società moderne, non solo occidentali, ma qualcuno mi spiega con capacità solidamente argomentative, come una dirigente e parlamentare del PD possa affermare che i gay sono malati, potenzialmente pedofili e suscitare un coro di difesa della sua libertà d’espressione?
Non è forse vero il contrario, ovvero che l’impegno concreto di questo partito nei confronti dei diritti e delle tutele delle persone LGBT è assolutamente insufficiente e lacunoso e che questo è grandemente determinato dalla necessità di non mettersi in rotta di collisione, non con la chiesa cattolica, ma con i potentati economici e sociali governati dalla gerarchia cattolica, ridiventata influente grazie al truffaldino obolo dell’8 per mille?
Rispetto e sostengo il lavoro parlamentare di Paola Concia, impegnata tra l’altro, in questo momento a portare avanti l’estensione della legge Mancino per i reati d’odio contro le persone lgbt, ma è chiaro che la sua azione è fortemente compromessa dalla presenza oppressiva di un’area politica e culturale interna al PD che si rifà al cattolicesimo integralista. Per favore, non mi si diano lezioni sull’importanza del confronto e dialogo con il cattolicesimo italiano, che conosco assai meglio di tanti novelli baciapile. La Binetti non è la rappresentante della tradizione cattolica democratica, che dal dopo guerra ha contribuito alla rinascita di questo paese e che in alcuni casi ha difeso con più autorevolezza la laicità dello Stato rispetto ai semper timorosi comunisti italiani.
Registriamo, inoltre, con stupore, l’entusiasmo di esponenti del movimento per le odierne prese di posizione del Segretario del PD. Si afferma che visto quello che è accaduto oggi è finalmente possibile istituire tavoli bipartisan per mettere insieme centro destra e centro sinistra al fine di far approvare alcune leggi. Davvero la politica è oggi diventata solamente pubbliche relazioni e annunci ad effetto che non hanno alcun fondamento reale? La serietà, il lavoro quotidiano nel paese, l’ascolto e l’assunzione in carico delle tante sofferenze ed insofferenze di migliaia di gay e di lesbiche non conta nulla? Davvero si può a cuor leggero evocare improbabili scenari che cancellano la dura realtà, ovvero che le forze in campo, gli equilibri parlamentari, le posizioni politiche egemoni ci dicono che si sta parlando del nulla?!
Ci sono gay e lesbiche che sono impegnate dentro il PD e in altri partiti affinché si affermino finalmente politiche concrete a favore delle persone lgbt. Ammiro il loro improbo compito perché il tempo che viviamo gioca contro. L’autarchia valoriale del centro sinistra e della sinistra in generale, non alimentano ottimismi. Per questo sosterrò sempre il difficile lavoro dei gay e delle lesbiche impegnati nei partiti, perché sono un presidio necessario per non lasciare campo libero alle indistinte marmellate.
Ma senza il movimento, senza l’aggregazione di un vasto consenso dentro il popolo LGBT la loro azione sarà sempre debole, ostaggio di lobby ben più potenti, ad iniziare dall’Opus Dei.
Per questo il lavoro di Arcigay è decisivo, anzi sempre più urgente, anche nella ricerca di una maggiore agilità di azione e di distacco da visioni tardo ideologiche. Tutto il contrario di chi pensa che la politica italiana possa farcela da sola, che basti far pressione su questo o quel dirigente politico, inviare una lettera aperta e stop. No, la politica italiana, tutta, non ce la fa! È per questo, che il nostro destino dipende ancora sempre da noi stesse e da noi stessi.
Se oggi Veltroni ha potuto fare affermazioni stupefacenti è perché siamo ancora percepiti come non significanti, e questo ci riguarda tutte e tutti. Basta con le scorciatoie politiciste, solo il nostro diretto protagonismo cambierà questo paese e, questa riflessione, in un momento di generale difficoltà economica, sociale e morale del paese, dovrebbe coinvolgere tutto il movimento, anche quelle aree distanti da noi, e da qualche tempo confliggenti. È precisa responsabilità collettiva assurmerci in toto i conflitti e in questo caso sarebbe bene ritrovare, con reciproco sforzo d’umiltà e d’ascolto.
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Binetti (Pd). Bene la chiesa su preti gay, così si combatte la pedofilia
Binetti: un rimedio contro i pedofili
ROMA — Senatrice Paola Binetti, ha visto il documento del Vaticano sui gay che non possono diventare preti?
«La Chiesa sta ribadendo una dottrina consolidata per la scelta dei suoi pastori. Del resto...».
Del resto cosa?
«Non dimentichiamo che proprio recentemente si è verificata la situazione drammatica dei preti pedofili».
E la pedofilia ha a che fare con la omosessualità?
«Stiamo attenti. Il documento della Congregazione per l'Educazione cattolica parla di "tendenze omosessuali fortemente radicate" ».
Quindi?
« Quindi queste tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia. Siamo davanti ad un'emergenza educativa ».
Educativa?
«Ma sì. Il compito dei pastori della Chiesa si esplica al massimo proprio con i giovani, giovanissimi. Non mi stupisce che il Santo Padre abbia voglia di avere sacerdoti sani, sportivi, vissuti come modelli potenziali. Per questo ha ribadito anche l'importanza della castità. Perché...».
Perché?
«La pedofilia, in fondo, c'è anche nei confronti delle ragazzine. Anche se molto meno frequente».
Alessandra Arachi
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FUORI PAOLA BINETTI DAL PD: nessuna equazione tra omosessualità e pedofilia
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VOLONTE' (UDC), SOLIDARIETA' A BINETTI
E' anche una scienziata della materia
venerdì 31 ottobre 2008 , di ADN KRONOS
Roma, 31 ott. - ''Non sono stupito,solo dispiaciuto perche' l'amica Binetti gia' sapeva le gravi incomunicabilita' nel Pd su temi biopolitici". Lo dice Volonte' Luca (UDC) esprimendo ''Tutta la mia solidarieta' dunque ad una amica politica che,diversamente da tanti polemici colleghi,e' anche una scienziata della materia. Evitiamo il solito vittimismo, tutto e' ben noto su gaysmo sindacale''.
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CARD.SEPE:GAY IN SEMINARIO?NON COLLIMA CON NATURA CHIESA
Maggiore sostegno a formazione seminaristica
venerdì 31 ottobre 2008 , di APCOM
Città del Vaticano, 31 ott. - Con il documento vaticano sui seminari presentato ieri (con cui si esclude l'ammissione di omosessuali in seminario) "si cerca di dare un maggiore sostegno a quella che è la formazione anche seminaristica, perchè nel corso della formazione, a prescindere da quella che può essere la valutazione di ogni singola persona, perchè non è un giudizio sulle persone, è una valutazione di un dato di fatto che non collima con quella che è la natura della nostra Chiesa cattolica". Lo ha detto il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, intervistato dal direttore del 'Mattino', Mario Orfeo, nel programma di Radio3 'Faccia a faccia'.
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SASSARI. NO DEL CONSIGLIO COMUNALE AL REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI
Si spacca il centro-sinistra, I cristiano popolari: "«L’omosessualità è un fenomeno morale e sociale inquietante»
venerdì 31 ottobre 2008 , di La Nuova Sardegna
di SILVIA SANNA
SASSARI. L’opposizione esulta e chiede al sindaco di dimettersi. La maggioranza nella sconfitta annunciata legge una vittoria della democrazia. La rabbia è dipinta sui volti del gruppo di gay e lesbiche che guardano il display: 14 si, 17 no, il consiglio comunale boccia il registro delle unioni civili.
Alle 17.20, quando si inizia a parlare del registro, la maggioranza è consapevole della scelta kamikaze. Altrettanto bene lo sa il centrodestra, che fa scena muta. Ufficialmente per fare emergere le spaccature in maggioranza, ufficiosamente perchè l’effetto microfono fa spesso dire cose irripetibili.
Dario Satta (Rifondazione Comunista) si rende conto che il suo appello al voto «secondo coscienza, libero da condizionamenti politici», non ha il potere magico di cambiare i numeri. E quelli, da due anni, dicono che Sassari non ritiene importante riconoscere le coppie di fatto, etero e omosessuali, e garantire loro una serie di diritti dei quali godono le famiglie tradizionali. In tanti paesi europei il registro esiste da tempo, in Spagna e Olanda gli omosessuali possono adottare i bambini. Per numerosi comuni della penisola il riconoscimento delle unioni civili è stata una scelta facile senza strascichi politici.
Satta, primo proponente del registro e del regolamento, ci mette l’anima ugualmente. «Bisogna adeguarsi a una realtà soggetta a cambiamenti profondi, lo stato deve rispondere alle esigenze che provengono dalla società. Le coppie di fatto oggi almeno un milione, nel 2007 il 20 per centi dei neonati è frutto delle unioni civili. E questi bambini abbiamo il dovere di tutelarli». Su gay e lesbiche, Satta ricorda l’invito ribadito più volte dal Parlamento Europeo «in direzione del riconoscimento dei loro diritti» e la condanna all’omofobia. Dopo Satta parlano i soliti noti, i consiglieri che sull’argomento hanno sempre avuto una posizione chiara. Vinicio Tedde (Sdi) e Dolores Lai (Ds) fanno riferimento alla Costituzione, «che mette al centro l’uomo», Giampaolo Mameli (Ds) dice che i padri costituenti nel 1948 non fecero distinzioni di sesso, razza e religione, «eppure mio figlio per la legge non ha zii, perchè le coppie di fatto non vengono riconosciute».
Il primo intervento che rema contro è quello di Tore Chessa (Cristiano Popolari). Nelle sei pagine che legge al microfono spiccano alcune frasette che fanno sobbalzare il pubblico sulla sedia. Tipo: «L’omosessualità è un fenomeno morale e sociale inquietante», «le credenze negative nei confronti dell’omosessualità sono così diffuse che gay, lesbiche e bisessuali tendono a essere omofobi, in questo caso l’omofobia prende il nome di omofobia interiorizzata». Infine: «L’omosessualità scientificamente non esiste».
Non ne nega l’esistenza ma ne prende le distanze Antonello Sassu (Margherita), che dopo due anni di riflessione è ancora più categorico. Fa un giro largo per dire che la città non vuole il registro delle unioni civili, dice che «nel 2005 tra i candidati a sindaco c’era un esponente del Mos che aveva quel punto nel suo programma. Non è stato eletto, la sua lista è stata bocciata». Massimo Mele, l’ex candidato alla carica di sindaco e presidente del Mos, arriva qualche minuto dopo ma Antonello Sassu sta parlando ancora di lui: «Ho visto un manifesto appeso sui muri della nostra città che ritrae due uomini con un bambino, la dicitura è “liberi di essere”. Sono rimasto colpito per la violenza con la quale si dà quel messaggio». Poi il paragone: «Ho collegato quel manifesto alla riforma della scuola: da una parte la violenza del maestro unico, dall’altra la violenza del sesso unico». Il pubblico è educatissimo ma non trattiene i commenti, soprattutto quando Sassu aggiunge che «sarò sempre dalla parte dei gay, quelli che vengono discriminati, per esempio sul luogo di lavoro, potranno sempre contare sul mio sostegno». Roberto Schirru (Progetto Sardegna) ricorda a Sassu «che ha basi socialiste e non proviene dalle sacrestie della città». Poi sottolinea «l’unica cosa importante che viene ignorata, cioè che ad accomunare le coppie etero e omo è l’amore. E che un bambino cresce bene con genitori che vanno d’accordo, il sesso non conta». Si becca insulti “qualcuno chiami uno psichiatra” quando accusa il centrodestra di arretratezza mentale, poi chiede scusa. Non basta per stemperare la tensione. Ci prova il sindaco Gianfranco Ganau, che sottolinea la democrazia all’interno della maggioranza «ognuno voterà secondo coscienza», poi per la prima volta dice forte e chiaro di essere favorevole al riconoscimento delle coppie di fatto, etero o omo, «perchè è giusto estendere i diritti a chi non ce li ha». L’opposizione ritrova la parola solo per le dichiarazioni di voto: tutti contrari ma non c’erano dubbi. Finisce 17 a 14, un astenuto. Della maggioranza votano contro Sassu e Bisail (Margherita), Azara (Autonomia socialista), Chessa e Planetta (Psd’Az). Per Giancarlo Carta (An), è salva «la famiglia vera, quella formata da un uomo e da una donna». Dolores Lai è triste: «Abbiamo paura del diverso. E io provo vergogna».
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IL VETO DEL VATICANO: NO AI PRETI GAY "LA VIRILITà Dà MAGGIORE EQUILIBRIO"
Per la Santa Sede i sacerdoti "non devono avere forti dipendenze affettive"
venerdì 31 ottobre 2008 , di la Repubblica
di MARCO POLITI
CITTÀ DEL VATICANO - Niente preti gay, niente seminaristi omosessuali. L´orientamento sessuale dei candidati va esaminato per escludere persone con tendenze omosessuali fortemente radicate. Il Vaticano ribadisce il suo veto con un documento della Congregazione per l´Educazione cattolica, in cui fra le varie doti del candidato al sacerdozio si esige anche una «identità virile». Immediata la reazione da parte di esponenti del movimento omosessuale. Commenta Paola Concia, parlamentare Pd: l´atteggiamento vaticano «non aiuta milioni di omosessuali cattolici a vivere serenamente la propria condizione».
Spetta alla Chiesa - ricorda il documento intitolato Orientamenti per l´utilizzo delle competenze psicologiche nell´ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio- scegliere le persone che ritiene adatte al sacerdozio. E fin qui è evidente. Suscita perplessità, invece, l´idea che la virilità nell´esercizio di responsabilità sia garanzia di maggiore equilibrio e autorevolezza. Tra i requisiti il documento mette sullo stesso piano «identità virile e capacità di relazionarsi in modo maturo con altre persone», mentre fra i sintomi di «grave immaturità» indica: forti dipendenze affettive, forte impaccio nei rapporti personali, eccessiva rigidità di carattere, mancanza di lealtà, identità sessuale incerta, tendenze omosessuali «fortemente radicate». Ribatte ironicamente il presidente dell´Arcigay Aurelio Mancuso che la sua associazione si offre come «consulente per individuare gli omosessuali che si nascondono all´interno della Chiesa».
Il documento vaticano è in realtà un´istruzione per l´impiego di psicologi e psicoterapeuti nella selezione dei seminaristi. Alla Santa Sede interessa che i seminaristi dimostrino equilibrio umano e psichico, specie nel campo affettivo, in modo da saper vivere una vita celibataria nel rapporto sereno con i fedeli. Troppi candidati, spiega il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione, sono influenzati da un contesto contrassegnato da «instabilità nelle relazioni familiari e sociali, relativismo morale, visioni errate della sessualità, precarietà delle scelte, sistematica negazione dei valori». E allora è meglio selezionare prima.
Gli esperti in scienze psicologiche, spiega il documento, sono utili per la diagnosi, la terapia, il sostegno, ma alla fine il potere decisionale spetterà sempre al vescovo
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VATICANO: I GAY NON AMMESSI AL SACERDOZIO
Nemmeno se si impegnano a non praticare la loro omosessualità. Grillini: Vaticano razzista
giovedì 30 ottobre 2008 , di AGI
CdV, 30 ott. - I gay non possono diventare sacerdoti nemmeno se si impegnano a non praticare la loro omosessualita'.
Lo ribadisce il dicastero vaticano competente sui seminari, che ha emanato oggi un'istruzione per fissare paletti precisi riguardo all'utilizzo dei test psicologici e delle perizie nel discernimento delle vocazioni, gia' previsto nel precedente documento che nel 2005 ha sbarrato la strada del sacerdozio ai gay. Nella valutazione riguardo all'ammissione dei candidati, spiega il testo, "non basta accertarsi della capacita' di astenersi dall'esercizio della genitalita', ma e' necessario anche valutare l'orientamento sessuale: la castita' per il regno, infatti, e' molto piu' della semplice mancanza di relazioni sessuali". "Il cammino formativo - si legge ancora nel documento - dovra' essere interrotto nel caso in cui il candidato, nonostante il suo impegno, il sostegno dello psicologo o la psicoterapia, continuasse a manifestare incapacita' ad affrontare realisticamente, sia pure con la gradualita' di ogni crescita umana, le proprie gravi immaturita' (forti dipendenze affettive, notevole mancanza di liberta' nelle relazioni, eccessiva rigidita' di carattere, mancanza di lealta', identita' sessuale incerta, tendenze omosessuali fortemente radicate, ecc). Lo stesso - afferma ancora la Congregazione per l'Educazione Cattolica - deve valere anche nel caso in cui risultasse evidente la difficolta' a vivere nel celibato, vissuto come un obbligo cosi' pesante da compromettere l'equilibrio affettivo e relazionale".
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CAFFARRA. «LE NOZZE GAY, ERRORE ANTROPOLOGICO»
Grillini: "Nelle affermazioni apodittiche del Cardinale è palesata per intero quella cultura reazionaria e violentemente omofoba, intrisa di odio verso le persone omosessuali"
mercoledì 29 ottobre 2008 , di il Resto del Carlino
L’INTRODUZIONE negli ordinamenti giuridici del matrimonio omosessuale afferma «l’insignificanza della diversità sessuale umana», rappresentando «forse il più grave errore antropologico di cui si avvelena la postmodernità». Lo ha detto l’arcivescovo Carlo Caffarra, ad un convegno a Roma. «E’ in atto una sconnessione — ha aggiunto — tra matrimonio e famiglia e natura della persona umana. Una sconnessione che ha condotto e sta conducendo verso una totale artificializzazione della famiglia e del matrimonio: essi sono pensati come mere convenzioni sociali, la cui definizione è esclusivamente il frutto del consenso sociale». «L’espulsione dalla coscienza della verità e della bontà propria della diversità sessuale — ha concluso — muta la natura e il profilo stesso del bene umano comune, dissesta cioè ogni forma di società umana, inclusa la relazione coniugale». «Questo discorso offendere milioni di cittadini e cittadine con argomentazioni insultanti e anacronistiche e rivela la totale incapacità del Cardinale di farsi interprete della modernità». E’ stata la replica di Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay. «Il Cardinale — ha aggiunto — ben sa, al contrario, che i primi a non obbedire al moralismo sessuofobico e omofobico della gerarchia vaticana sono i cattolici stessi. Nelle affermazioni apodittiche del Cardinale è palesata per intero quella cultura reazionaria e violentemente omofoba, intrisa di odio verso le persone omosessuali. In tutta Europa, tranne che in Italia, sono in vigore leggi che riconoscono coppie di fatto, comprese quelle omosessuali».
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«ERO GAY, MI HANNO CURATO ORA SOGNO DI AVERE UN FIGLIO»
Il racconto di Luca, ex attivista dell’Arcigay, che si è sottoposto alla terapia riparativa: «Ho sposato una donna e ritrovato la felicità»
sabato 25 ottobre 2008 , di Giornale.it
di Gaia Cesare
«È successo tutto dopo un festino. Un amico stava preparando un esame di psicologia e ha dimenticato un mucchio di appunti sulla scrivania della mia stanza. Ho cominciato a leggere e ho scoperto della terapia riparativa. È iniziato tutto da lì».
Party notturni, alcol, sesso facile e promiscuo. Fino ai 27 anni Luca viveva di «festini» - come li chiama lui - di rapporti occasionali, consumati anche all'aperto, o come si dice in gergo di «cruising». «Questa era la mia vita e quella dei gay come me. Fino a quel momento», racconta disinvolto davanti a una tazza di tè, in un bar nel centro di Milano, dopo una giornata di lavoro. «Non ho fretta, no, ma poi devo prendere un treno per raggiungere mia moglie - dice sorridente -. Abitiamo fuori Milano. Stiamo così bene lontano dalla città».
Non è una doppia vita quella che Luca ha deciso di raccontarci. È una nuova vita. Fino a qualche anno fa Luca di Tolve - che ora di anni ne ha 36 - faceva public relations per i locali omosex, era un attivista dell'Arcigay: si occupava di turismo e organizzava viaggi per la comunità. Un omosessuale convinto, insomma. «Convinto sì, credevo che quella fosse la mia condizione, irreversibile. Ero un egocentrico, palestrato, schiavo dei locali notturni, ossessionato dai soldi, convinto di provare attrazione unicamente per i maschi e finito nel vortice del sesso compulsivo». «Fino a quel momento». Cioè fino a che Luca non si è imbattuto nella “terapia riparativa” dell'americano Joseph Nicolosi. Da allora, dopo un percorso lungo cinque anni, lo scorso agosto è arrivato il matrimonio con Lisa (il nome è di fantasia), è nato il gruppo di auto-aiuto che Luca dirige, il gruppo Lot, di ispirazione cattolica, è esplosa l'idea di scrivere un'autobiografia e la convinzione che come lui molti potrebbero «riscoprire la loro parte maschile, ma soprattutto smetterla di soffrire».
«Sì, perché - racconta Luca - quando ero omosessuale ero un infelice. Credevo di essere io lo sfortunato che non trovava l'anima gemella. Poi mi sono reso conto che attorno a me tutto era impostato in modo frivolo, superficiale, che ero circondato da infelici, molti dei quali ossessionati dalla pornografia e dal sesso. E poi la morte: l'ho vista consumarsi negli amici attorno a me e alla fine ho dovuto farci i conti anch'io dopo aver scoperto di essere sieropositivo». L'incubo Hiv Luca lo ha scoperto sulla sua pelle a 25 anni. «Altro che gaiezza tra gli omosessuali - dice ricordando gli anni della trasgressione -. Dopo quelle nottate estreme, tra cocaina e popper, torni a casa con un carico emozionale enorme ma con un senso di solitudine infinito. E oggi pago con la mia salute il peso enorme di quei comportamenti».
Così Luca si presenta alla libreria Babele di Milano, specializzata nelle tematiche gay. «Gli appunti lasciati quella sera da un amico parlavano delle teorie di Nicolosi, del fatto che le pulsioni nei confronti dell'altro sesso spariscono se smetti di idolatrare gli uomini perché tu non riesci ad essere come loro, che l'omosessualità può nascere da un senso di rivalsa di un bimbo che vorrebbe avere più attenzioni da un padre assente. Insomma sono entrato in libreria ma il libro di Nicolosi non l'ho trovato. E lì ho capito che c'era una realtà che il mio mondo omosessuale cercava di tenere nascosta». Così Luca comincia a incuriosirsi, si indispone anche di fronte alle teorie di Nicolosi («insisto, ero un gay convinto, non è stato facile mettermi in discussione»), fino a che non decide di provare la terapia riparativa. «Non ero felice e volevo capire il perché. Ci ho messo cinque anni per realizzare di avere sofferto dell'assenza di un padre, di aver idealizzato i maschi perché li sentivo più forti di me e per cominciare a incuriosirmi dell'universo femminile», racconta Luca. Ma guai a parlargli di lavaggio del cervello: «Non ci sto. Sono una persona in grado di intendere e di volere come lo ero quando ero un gay. La vera violenza è dire che è impossibile uscire dall'omosessualità», si difende. E insiste: «Basta con questa accusa di omofobia. Chi discrimina è chi pensa che gay si nasce. Non esiste certo un gene. La mia scelta ha richiesto coraggio, anche perché non ho dovuto lottare solamente contro le mie abitudini, praticare l'astinenza per un periodo, ma ho dovuto rinunciare anche ai privilegi di una società in cui essere gay è trendy, ti serve a trovare un lavoro più facilmente e a fare soldi più in fretta», dice Luca attaccando la comunità omosessuale. Poi precisa: «Certo che ci sono gay che vivono la loro condizione con naturalezza e in tranquillità. Ma io voglio dire a tutti quelli che invece vivono il disagio che ho attraversato io che non devono vergognarsi, che possono rivolgersi a strutture che li aiutano e che alla fine possono trovare la felicità». Luca ci crede davvero: «Le strade sono tante, non c'è solo la terapia riparativa, ci sono i gruppi e i corsi living waters, la cristoterapia per chi - com'è successo a me - vuole trovare conforto e motivazione nella preghiera. Io voglio solo che si sappia che c'è un'omosessualità che è il frutto di un disagio e che può essere curata come si fa con la depressione o con i disturbi alimentari. Lo scriva, è importante», dice serio Luca. Che si addolcisce quando comincia a parlare di sua moglie: «L'idea di poter avere un bambino da una ragazza di cui sono innamorato mi elettrizza e mi commuove. L'ho conosciuta a Medjugorie. È stato come ricevere una grazia. Lisa mi ha accettato per quello che sono, col mio passato, senza pregiudizi e con grande amore. È bello che un rapporto si fondi sulla diversità. La favola della famiglia gay è politica, un modo per ottenere un riconoscimento. Ma i figli devono crescere con una madre e un padre, con degli esempi. Anch’io ora voglio pensare al futuro. Sono sieropositivo ma posso sottopormi a un trattamento, previsto dalla nostra legislazione e accettato anche dalla Chiesa, per avere un figlio sano. È la mia nuova vita. Non vedo l'ora». gaia.cesare@ilgiornale.it
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LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA, IL NO DELLA LEGA
l seguito del dibattito e' stato rinviato, ma e' difficile prevedere un rapido ed agevole iter
venerdì 24 ottobre 2008 , di DIRE
Roma, 24 ott - OMOFOBIA: la stessa Commissione ha ripreso, dopo la relazione svolta il 1 ottobre da Anna Paola Concia (PD) l'esame della pdl presentata dalla stessa Concia per contrastare i reati commessi per finalita' di discriminazione o di odio fondati sull'orientamento sessuale o la indentita' di genere.
La relatrice ha proposto di procedere ad ulteriori audizioni in merito. I deputati della Lega Nicola Molteni e Luca Paolini hanno confermato la netta contrarieta' alla pdl che avrebbe 'effetti estensivi e distorsivi' incidendo - per il previsto contrasto ad ogni forma di incitamento all'omofobia - sulla 'legge Mancino'.
Tesi criticate da Anna Rossamando e Donatella Ferranti del PD. Il seguito del dibattito e' stato rinviato, ma e' difficile prevedere un rapido ed agevole iter di questo progett normativo.
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UDC LIGURIA. ECCO PERCHè ABBIAMO ESTROMESSO UN GAY VISIBILE DAL PARTITO
"Ha fatto dichiarazioni a titolo personale sulla famiglia, sulle coppie di fatto, sulle adozioni di bambini da parte di coppie gay che non sono in linea con l'opinione dell'Udc"
venerdì 24 ottobre 2008 , di ansa
GENOVA, 24 OTT - 'E' vero, abbiamo preso le distanze da Alberto Villa, non perche' sia gay, ma perche' ha fatto dichiarazioni a titolo personale sulla famiglia, sulle coppie di fatto, sulle adozioni di bambini da parte di coppie gay che non sono in linea con l'opinione dell'Udc'.
Il Commissario regionale ligure dell'Udc, Rosario Monteleone, risponde cosi' al consigliere nazionale Alberto Villa, che l' altro ieri ha lasciato il partito affermando di essere stato emarginato ed estromesso dopo avere cercato di avviare un dibattito sui diritti degli omosessuali.
'Non abbiamo nulla contro i gay, non siamo loro nemici - ha spiegato ancora Monteleone durante una conferenza stampa per presentare il nuovo gruppo in Provincia a Genova -, ma siamo per la famiglia tradizionale, quella composta da uomo e donna, quella indicata dalla Costituzione. Mai, per quel che ci riguarda, le coppie gay potranno adottare dei figli. Capiamo percio' il suo disagio a restare in questo partito'.
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EMILIO GIULIANA (CANDIDATO ELEZIONI IN TRENTINO): "VIA GAY, IMMIGRATI E ZINGARI PARASSITI"
"L'omosessualità è una patologia, la scienza non l'ha mai smentito"
venerdì 31 ottobre 2008 , di Enrico Oliari
L'Adige, 30/10/2008
(...) Ha definito i gay malati paragonabili ai pedofili.
È falso. Continuo a sostenere che l'omosessualità è una patologia, la scienza non l'ha mai smentito. Depennarla dall'elenco delle malattie è stata una mossa lobbistica. Non a caso l'Arcigay è un'associazione che fa riferimento al partito comunista. Fino a non troppo tempo fa l'Arcigay faceva parte dell'Ilga, l'associazione mondiale dei gay che andava a braccetto con la Nambla che propagandava l'amore libero e pedofilo.
Quindi i gay sono pedofili?
No, ci sono anche eterosessuali pedofili.
Che fastidio le danno gli omosessuali?
Nessun fastidio. Però non possono pretendere di adottare bambini. Lei propone l'istituzione di centri sanitari di recupero per i problemi di identità e devianze sessuali. Cosa dovrebbero fare?
Aiutare gli omosessuali a guarire. Non c'è cosa più bella che mettere al mondo figli e per due uomini è impossibile (...).
Oliari (GayLib) “Allarmanti le dichiarazioni di Giuliana: i gay sono sani ed hanno pieno diritto di essere lobby. E su Haider mente, lo si sapeva da 10 anni”
“Io penso che sia inutile spiegare ad Emilio Giuliana, candidato alle provinciali trntine, che i gay non sono malati, che lavorano e pagano le tasse come tutti e che quindi meritano i diritti di tutti: si tratta di un concetto elementare che chi veste i panni del Savonarola perché in cerca di voti, non potrà mai capirlo”.
Ad affermarlo è Enrico Oliari, presidente nazionale di GayLib (gay di centrodestra) il quale sostiene che “certi iper-moralismi forzati tuttavia sono tipici delle teocrazie islamiche, non delle democrazie cristiane. Per sostenere le sue tesi, inoltre, fa fumo di paglia e ancora una volta getta violentemente i bambini addosso ai gay, che a suo dire vorrebbero adottarli: un candidato serio e preparato dovrebbe sapere che lo Stato non tutela mai il diritto della coppia di adottare, neppure di quella eterosessuale, bensì il diritto del bambino di essere adottato e quindi di crescere in una famiglia adeguata.”
“Inoltre – ha concluso Oliari - non capisco perché il candidato trentino si scandalizzi della provata omosessualità di Joeg Haider: era sui giornali tedeschi da almeno 10 anni e l’interessato non lo aveva mai smentito. Inoltre erano omosessuali anche Kuehnen, capo del neonazismo tedesco, morto giovane di Aids nel 1990, Caignet, suo amante e collega francese, il giapponese Mishima, Pim Fortuijn, il leader dell’estrema destra olandese assassinato pochi anni fa. Che piaccia o no a Giuliana, i gay stanno anche a destra. Sono i bacchettoni ad aver fatto il loro tempo”.
Enrico Oliari
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Articolo del 12 settembre 2008 di Tommaso Bassani tratto da: http://www3.varesenews.it/
Una giornata movimentata quella di ieri ad Albizzate dopo le dichiarazioni dell'Assessore all'Ambiente Giancarlo Valmori ai microfoni di Rai2. In paese sostano da una settimana i grossi camion targati Rai per collegare il paese del Varesotto con lo studio romano del programma "Insieme sul due".
Proprio da Albizzate i vertici del programma televisivo hanno deciso di far partire le dirette televisive. L'obiettivo è far sentire la voce delle persone che non abitano nelle grandi città.
Inutile dire che l'evento ha tenuto il paese in fibrillazione per tutta la settimana coinvolgendo gran parte degli abitanti che in queste mattinate hanno fatto la fila per intervenire tra il pubblico. Nella mattinata di ieri tra i temi trattati in studio c'era anche il problema dell'omofobia sollecitato dagli avvenimenti degli ultimi giorni che hanno visto una coppia di omosessuali picchiati nei pressi dei Fori Romani a Roma. Dopo l'intervento di alcune persone è stata data la parola all'Assessore Valmori per fargli esprimere il suo parere. L'esponente del Comune albizzatese ha cominciato il suo intervento parlando con vaghezza a proposito di cantine e soffitte dove una volta stavano i gay, biasimando il fatto che adesso si baciano in pubblico. Ha poi concluso il discorso dicendo: «la tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati...anche nelle foibe».
Il dibattito è poi continuato in studio, dove Alessandro Cecchi Paone ha colto la palla al balzo per stigmatizzare il pensiero dell'assessore. La risposta da Albizzate non si è fatta attendere e Valmori ha dichiarato testualmente: «apprezzo l'opera di Paone quando fa il presentatore non quando fa il "finocchio" o il pederasta».
Gentili amici,
chiediamo un attimo della vostra attenzione per leggere
questa mail e, se possibile, diffonderla ed agire.
A seguito delle affermazioni esternate in diretta
dall'Assessore all'Ambiente di Albizzate (VA) Giancarlo
Valmori ai microfoni di Rai2 nel corso del programma
"Insieme sul due", il MILK invita tutti gli amici, i
simpatizzanti, gli iscritti e coloro che lo reputassero
opportuno ad esprimere formale protesta al Comune stesso,
preferibilmente via fax (allo 0331 985355, o, qualora la
ricezione non avvenisse, allo 0331 995643, o ancora allo
0331 985778) o via mail (in questo caso inviando il testo a
tutti i seguenti indirizzi (sindaco@comune.albizzate.va.it,
servizisociali@comune.albizzate.va.it ,
affarigenerali@comune.albizzate.va.it),
copiandolo anche nell'apposito modulo al link
http://www.albizzate.com/contatta.htm affinché arrivi per
certo a destinazione.
Durante la trasmissione, l'esponente politico locale ha
commentato il recente episodio di omofobia avvenuto a Roma a
danno di una coppia omosessuale (presa d'assalto mentre
camminava nei pressi del Colosseo) parlando con una discreta
nostalgia di cantine e soffitte nelle quali una volta i gay
stavano nascosti, biasimando il fatto che adesso sia
consentito loro di baciarsi in pubblico e sostenendo che:
«la tolleranza ci può anche essere, ma se vengono messi
dove sono sempre stati: ...anche nelle foibe».
Alle contestazioni di Alessandro Cecchi Paone, Valmori ha
testualmente dichiarato: «apprezzo l'opera di Paone quando
fa il presentatore, non quando fa il finocchio o il
pederasta».
Dato che l'omofobia non si combatte con le pacche sulle
spalle, ma agendo a livello educativo, proponiamo appunto di
educare debitamente queste persone, scrivendo loro il nostro
sdegno e costringendoli a smistare il maggior numero di fax
e mail con lettere che esplicitino la loro ignoranza.
Speriamo in questo modo di far comprendere a Valmori e a chi
lo sostiene quanto in Italia (almeno per il momento) i
cittadini civili siano in numero molto maggiore rispetto a
quanto evidentemente immaginato da loro.
Lamentiamo il fatto che non sia minimamente tollerabile che
venga impunemente concesso a figure con compiti
istituzionali di qualunque livello di compiere esternazioni
di questo tipo in pubblico senza alcuna conseguenza per la
propria carriera politica: in altri paesi europei,
affermazioni omofobe meno pesanti hanno avuto reazioni a
livello partitico e di opinione pubblica di grandissimo
impatto, costringendo spesso alle dimissioni dei loro
autori.
Quanto chiediamo non vi costerà più di cinque minuti (e
a calce di questa e-mail potete trovare una ipotetica bozza
del messaggio, da modificare come volete o copiare e
incollare).
Il MILK esprime massima solidarietà ad Alessandro Cecchi
Paone, pretendendo scuse ufficiali e formali da parte
dell'assessore, che ci auguriamo concordi quanto prima con
il collega responsabile della Pubblica istruzione una serie
di incontri scolastici contro l'omofobia ed il bullismo, per
i quali (non riuscissero a trovare altri indirizzi) ci
rendiamo sin d'ora disponibili.
Grazie mille,
Stefano Aresi, portavoce del MILK Milano
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BOZZA DI MESSAGGIO
Alla cortese attenzione del Sindaco di Albizzate (VA)
Giovanni Piotti
Per con. all'assessore ai servizi sociali Mario Frangi
e all'assessore all'ambiente Giancarlo Pasquale Valmori
Gentile Sindaco,
esprimo il mio totale disappunto a seguito delle vergognose
affermazioni omofobe dell'assessore Valmori, attendendo di
sapere da voi se quella espressa da detto assessore sia la
posizione ufficiale della vostra giunta comunale in merito
ai cittadini omosessuali.
Chiedo inoltre scuse formali dell'assessore per le
gravissime frasi pronunciate, nella speranza che possiate
quanto prima organizzare in accordo con le associazioni
gaylesbiche operanti sul vostro territorio o nelle vicinanze
attività divulgative e di confronto che riparino al danno
culturale e sociale compiuto da detto Assessore.
Nella certezza che la cittadinanza albizzatese saprà
esprimere il proprio disappunto per essere stata così mal
rappresentata,
porgo cordiali saluti
NOME COGNOME
Stefano Aresi
Portavoce del MILK Milano
Circolo di Cultura Omosessuale "Harvey Milk" - Milano
www.milkmilano.com
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"GAY RAUS", "FORCI IN FORNO"
scritte omofobe a Trieste
domenica 14 settembre 2008
Queste fotografie sono state scattate nei giorni scorsi nel parcheggio sopra la Costa dei barbari, spiaggia naturista della costiera triestina da anni punto di incontro delle persone LGBT del circondario.
Ogni commento ci sembra superfluo.
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PROSTITUTO GAY AGGREDITO A CARIGNANO
Secondo quanto denunciato dall’uomo, l’aggressore lo avrebbe colpito prima con calci e pugni poi con un oggetto contundente alla testa provocandogli una profonda ferita
sabato 13 settembre 2008 , di il Giornale
Un omosessuale di 31 anni, che si prostituiva nella zona di Carignano a Genova, è stato aggredito a calci, pugni e bastonate nella notte tra giovedì e venerdì. L’uomo era salito sull’auto di un ragazzo con il quale aveva concordato la prestazione, ma una volta giunti in un luogo appartato è stato aggredito. L’aggressore non aveva consumato la prestazione né ha rapinato l’omosessuale. Secondo quanto denunciato dall’uomo, l’aggressore lo avrebbe colpito prima con calci e pugni poi con un oggetto contundente alla testa provocandogli una profonda ferita. Medicato in ospedale, è stato giudicato guaribile in dieci giorni. Indagini dei carabinieri.
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una nuova teoria.
IL SENATORE BERSELLI (PDL). BOOM DELL'OMOSESSUALITà? Sì, LE RAGAZZE LA DANNO VIA TROPPO FACILMENTE
"C'e' il rischio che i maschi arrivino ad una sorta di overdose di rapporti sessuali con le donne"
mercoledì 10 settembre 2008 , di AGI
Roma, 10 set. - "Il recente boom dell'omosessualita' e soprattutto della prostituzione maschile con travestiti e viado, a mio avviso, e' dovuto all'eccessiva disponibilita' delle ragazze di oggi, al fatto che la danno via troppo facilmente".
Lo ha detto il senatore Filippo Berselli, (Pdl) intervistato da Klaus Davi. "Vorrei precisare - ha chiarito Berselli - che io sto dall'altra parte, dalla parte degli etero al mille per mille, ma spiego questo transito dall'eterosessualita all'omosessualita' come un fenomeno collegato al fatto che le ragazze sono troppo disponibili. C'e' il rischio che i maschi arrivino ad una sorta di overdose di rapporti sessuali con le donne e che quindi, forse, scelgano di passare dall'altra parte. Comunque, i ragazzi di oggi non hanno la carica sessuale che avevamo noi, forse perche' eravamo una generazione di repressi" ha proseguito Berselli aggiungere di avere "molti amici gay con i quali ho intrattenuto e intrattengo ottimi rapporti e che sono di una simpatia travolgente. Ma nessuno di loro mi ha mai fatto la corte. Non mi e' mai capitato". Berselli ha osservato che "anche nella PDL ci sono gay e lesbiche, come in tutti i contesti. Aggiungo, invece, che non credo esista nessuna lobby gay nella societa', o quantomeno non in senso di un gruppo che esercita un potere occulto. Altro discorso e', invece, per l'Arcigay gia' presieduta da Franco Grillini che aveva un senso come luogo di pressione all'interno del Partito Democratico". Quanto ai maschi che si travestono da donna per andare nei locali e nei prive', Berselli ha detto che "non saranno perseguiti se dovesse essere approvato il ddl Carfagna sulla prostituzione.
Vestirsi da donna - ha fatto notare Berselli - non e' un reato in quanto tale, ne tantomeno significa che si voglia necessariamente adescare qualcuno. Al massimo e' una carnevalata. Anche gli scambi di coppia nei parcheggi non verranno vietati, salvo che non si consumino rapporti sessuali nelle auto o in luoghi aperti al pubblico. A casa propria o nei motel le coppie scambiste possono fare, ovviamente, quello che vogliono".
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ecco il “paese laico”...
Gay Pride: prefetto Genova, incompatibile con Corpus Domini
10 set 16:54 CRONACHE
GENOVA - Il Gay Pride e' incompatibile con il Corpus Domini. Il prefetto Anna Maria Cancellieri esclude categoricamente una coincidenza di date fra i due appuntamenti, previsti a Genova per il 13 giugno 2009. "'E' fondamentale - ha detto - che i due eventi non coincidano lo stesso giorno. A parte questo, liberissima qualsiasi manifestazione, che avra' tutte le tutele''. (Agr)
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Nuova aggressione a coppia gay
stavano passeggiando al Colosseo
È l'ultima di una catena di episodi che si sono verificati negli ultimi mesi a Roma: ecco i precedenti
Al grido di "Froci via dall'Italia" e "Fate schifo" un gruppo di una decina di ragazzi ha aggredito, prendendoli a sputi e lanciando contro di loro pietre e bottiglie, una coppia omosex. L'aggressione, denunciata oggi dall'Arci Gay di Roma, è avvenuta la notte scorsa: Federico e Cristian, entrambi di 28 anni, dopo aver trascorso una serata in via di san Giovanni in Laterano, rinominata "Gay Street" perchè ospita locali molto frequentati dagli omosessuali, si dirigevano verso i Fori Imperiali, mano nella mano. Dopo l'aggressione hanno chiesto aiuto e denunciato l'accaduto alle forze dell'ordine.
"Ancora una volta una terribile testimonianza di intolleranza verso le persone gay e verso l'amore omosessuale - ha commentato Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma - i due ragazzi aggrediti si tenevano per mano e questo è bastato a scatenare gli insulti e l'aggressione. Ci preoccupa molto il clima di violenza che si respira in città, per questo - ha concluso Marrazzo - ci auguriamo che le istituzioni collaborino con tutte le associazioni lesbiche, gay e trans, per mettere a punto un serio piano per la sicurezza e contro l'omofobia".
(09 settembre 2008)
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GENOVA PRIDE. IL PD FRENA, BAGNASCO: LIBERI DI SFILARE
La manifestazione fissata per il giorno del Corpus Domini. Il sindaco "Sì al pride ma non nel giorno previsto"
L'Arcigay: non vogliamo dare fastidio alla processione, ci sono spazi sufficienti per orari e percorsi diversi
MILANO — L'annuncio che il Gay Pride nazionale 2009 si terrà a Genova il prossimo 13 giugno spariglia le carte nella città ligure. A sorpresa, contro la manifestazione insorge il Partito Democratico che offre la sponda ad An in un'alleanza trasversale con l'Udc, mentre la curia genovese si divide perché, a complicare la vicenda, c'è la questione della data scelta per la Gay Parade, la sfilata su carri allegorici del mondo gay, trans e transgender: il 13 giugno. Stesso giorno in cui si svolgerà la processione del Corpus Domini, l'appuntamento religioso più sentito dai genovesi.
Da Gerusalemme getta acqua sul fuoco il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei che al Tg3 della Liguria dichiara: «Il Gay Pride si è già svolto a Roma nell'anno del Giubileo e non sono contrario alle manifestazioni del pensiero quando avvengono con modalità corrette senza recare offesa. Quanto al problema della data, si troverà un accordo». Parole che vanno di traverso a una delle figure più influenti della curia sotto la Lanterna, monsignor Marco Granara, rettore del santuario di Nostra Signora della Guardia: «Attendo una presa di posizione da parte della Chiesa e del governo della città. La processione del Corpus Domini è delicatezza e spiritualità, il Gay Pride una carnevalata. Se l'hanno fatto apposta è una doppia provocazione».
«Nessuna provocazione», assicura Aurelio Mancuso presidente di Arcigay. «Nemmeno c'è venuto in mente che a Genova risiede il cardinale Bagnasco. Abbiamo scelto la città perché lì non si è mai svolto il Pride o altre nostre manifestazioni nonostante un'importante comunità gay. Non vogliamo dare fastidio alla processione, ci sono spazi sufficienti per studiare orari e percorsi diversi».
Dalle pagine del quotidiano genovese Il Secolo XIX il capogruppo di An in consiglio regionale Gianni Plinio invoca l'intervento del sindaco Marta Vincenzi: «Vieti questa oscena carnevalata d'insulti». Stesso augurio espresso dall'Udc.
Ieri Plinio ha dato vita al comitato «Gay Pride-No grazie»: «Da qui a giugno c'è tempo per formare un fronte trasversale per impedire questa blasfemia ». Il comitato ideato dall'esponente del centro-destra potrebbe trovare un insperato appoggio da parte di una vasta area del centro-sinistra. A partire dal presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto della Margherita («Una manifestazione provocatoria »), continuando con il Partito Democratico: «Rispetto le persone ma ostentare esageratamente situazioni diverse come si fa durante il Gay Pride è un fatto negativo. Data la concomitanza con il Corpus Domini, il minimo che può fare il sindaco è spostare la data della sfilata omosessuale», dice il vicepresidente della giunta regionale Massimiliano Costa.
Ancora più deciso il senatore Pd Claudio Gustavino: «Come genovese non posso essere orgoglioso che il Gay Pride si svolga nella mia città». Che a dirlo sia un uomo del centro-sinistra suona strano: «Essere del Pd non significa aver abolito il buon senso. Far sfilare transessuali e travestiti è solo una provocazione. Se fossi il sindaco...».
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BENEDETTO XIV CONTRO LE FAMIGLIE GAY: "NON SONO FAMIGLIA"
CAGLIARI, 7 SET - La famiglia, intesa come matrimonio tra uomo e donna, puo' essere una sola: ma oggi, e' tornato a denunciare il Papa incontrando stasera decine di migliaia di giovani a Cagliari, ''non e' piu' cosi''', perche' ''domina una mentalita' diversa''.
''Sono ammesse - si e' lamentato - altre forme di convivenza: a volte viene usato il termine famiglia per unioni che, in realta', famiglia non sono''.
''Sopratutto - si e' rammaricato - si e' molto ridotta la capacita' dei coniugi di difendere l'unita' del nucleo familiare a costo anche di grandi sacrifici''.
''Riappropriatevi, cari giovani - ha incitato - del valore della famiglia; amatela - ha insistito - non solo per tradizione, ma per una scelta matura e consapevole''.
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PORDENONE. AL LICEO SCRITTE CONTRO I GAY
AL LICEO GRIGOLETTI
I soliti ignoti hanno colpito ancora, nel parco del liceo Grigoletti, lasciando scritte ingiuriose sul selciato del vialetto di accesso e sui muri esterni della scuola. In azione lo spray, con le offese a un docente liceale di inglese che ha radici nel Centro Italia, a lato del murales d’autore, e sul porfido contro i gay. Ragazzate, ma i costi ci sono. Un tecnico di laboratorio del liceo si è offerto per la ripulitura settimanale dei muri esterni e il lavoro non gli manca. «Le recinzioni della scuola sono troppo deboli – sottolinea – e le incursioni notturne dei vandali sono continue».
Le facciate esterne del liceo sono diventate la lavagna di offese e provocazioni e vanno in sofferenza anche i muretti di cinta. Le squadre di imbianchini della Provincia hanno aperto la sfida con i “graffitari”. Sfida persa: i muri della pensilina esterna al liceo erano stati tinteggiati in giugno e sono di nuovo zeppi di scarabocchi e invettive. «Autori ignoti – ha concluso il tecnico, che ha trascorso il sabato mattina a stendere la mano di biacca – anche se i sospetti si concentrano sugli studenti bastonati nel profitto. Il parco è a rischio e sono anni che chiediamo un sistema di sicurezza potenziato». (c.b.)![]()
NAPOLI: GIOVANE LESBICA SFREGIATA IN PIAZZA BELLINI
Il gestore di un locale le convince a non denunciare
martedì 02 settembre 2008 , di Gazzetta del Mezzogiorno
Piazza Bellini Il tifoso ha ferito al volto una di loro con un bicchiere
Ragazze gay aggredite da un ultrà
Il gestore di un locale le convince a non denunciare
NAPOLI — Marchiano le loro zone, praticamente l'intera città, con murales a caratteri cubitali imbrattando palazzi storici appena restaurati coi fondi del Progetto Sirena e persino chiese gotiche, e nessuno, tra addetti dei servizi comunali o della soprintendenza, pulisce i loro graffiti. E l'altra notte uno di loro ha ritenuto anche di poter scagliare in faccia ad una coppia di giovanissime lesbiche un bicchiere, che è andato a segno, ferendo gravemente al volto. Ancora violenze in piazza Bellini ed ancora una volta a farne le spese sono i «diversi»: due ragazzine sono state aggredite da un ultras ubriaco, mentre erano al tavolo di uno dei caffé che coi tifosi hanno imparato a convivere. L'episodio, accaduto nella notte tra sabato e domenica, è stato raccolto da una cronista de «Il Napoli» che era sul posto, altrimenti avrebbe potuto restare sotto silenzio: un gestore della piazza, infatti, sarebbe riuscito a dissuadere le due ragazze a presentare la denuncia. Anche se l'aggressione questa volta è andata ben al di là dei consueti episodi di sopraffazione metropolitana: «Lesbica di m... lo vuoi?», ha urlato l'aggressore alla coppia di amiche dopo essersi denudato in piazza. È successo alle 2 di notte, ma la piazza era ancora popolata. Le due ragazze erano al tavolo con una decina di amici quando un'effusione amorosa più vistosa ha evidentemente irritato il teppista che si è improvvisamente staccato dal gruppo di compagni riunito a poca distanza, davanti alle rovine archeologiche. Il ragazzo si è calato le braghe ed ha cominciato ad insultare. Quando alcune ragazze della tavolata hanno risposto alle provocazioni, ha lanciato il bicchiere che ha centrato la giovane, provocandole due tagli profondi, tra il naso e la fronte e sul labbro. A quel punto i compagni dell'aggressore sono intervenuti per portalo via. E la ragazza ferita avrebbe voluto sporgere subito denuncia, ma sarebbe stata dissuasa da alcune persone che le avrebbero chiesto di non creare scompiglio in zona. «Ed è questo uno degli elementi più sconcertanti della vicenda — è stato il commento della presidente di Arcilesbica Napoli, Giordana Curati —. È grave che anziché supportare queste ragazze i presenti le abbiano scoraggiate soprattutto se è successo per ragioni commerciali. Sarebbe stato utile anche un esposto in forma anonima. A questo punto sarà l'associazione a denunciare. La deriva omofoba arriva alla vigilia di una manifestazione già programmata da Arcilesbica, Arcigay, I Ken e Mit contro l'intolleranza e l'ignoranza ad un anno esatto dalla sassaiola contro i gay consumatasi proprio in piazza Bellini. I personaggi della piazza li conosciamo tutti.
L'aggressore può essere tra quei ragazzi che a loro volta vivono in stato di marginalità e disagio». «Mi auguro che si apra subito una indagine — dice il consigliere municipale Pino De Stasio —. Dopo l'aggressione dell'estate scorsa, l'assassinio del trans magrebino e per questo non degno di attenzione, del maggio scorso, e gli insulti nella circumvesuviana registriamo un nuovo episodio di intolleranza, di natura non diversa dagli incendi nel campo Rom di Ponticelli o dai fatti di via dell'Avvenire a Pianura». Attilio Wanderlingh, titolare del caffè Intra Moenia, commenta: «Saranno vent'anni che la piazza è un punto di aggregazione di una certa gioventù ultras che va sotto il nome di Mastiffs e non c'è alcuna opera di prevenzione, nessun controllo permanente che tenti di capire chi sono e cosa fanno. Un mio collega avrebbe sconsigliato la denuncia? Sarebbe gravissimo. Quante più denunce vengono presentate anche per fatti apparentemente irrilevanti è meglio, servono a far pressione sulle autorità. Noi da tempo siamo costretti ad anticipare la chiusura a garanzia della clientela, e diamo indicazioni al personale perché assista i turisti accompagnandoli persino per un tratto di strada». Un operatore che preferisce l'anonimato conclude: «Lavoro in piazza da vent'anni e sono passato al turno di mattina, perché la piazza di sera è una schifezza, si incontrano le persone più negative di questo mondo, c'è anche spaccio di droga. Quando gli ultras non vanno alle trasferte sfogano in piazza. Il gestore che ha sconsigliato la denuncia? C'è molta omertà, la gente ha paura, immagini noi con che paura lavoriamo».
L. M.
Arcilesbica
«Un episodio gravissimo che avviene alla vigilia di una mobilitazione già programmmata»
AttilioWanderlingh
«Saranno vent'anni che la piazza è ritrovo di tifosi violenti e non c'è alcuna prevenzione, nè controllo»
PinoDeStasio
«Come municipalità mi auguro che si apra subito un'inchiesta e che certi episodi vengano fermati» Arcilesbica e Arcigay lo scorso anno in piazza Bellini per protestare contro le continue aggressioni omofobiche
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L'episodio nella centralissima Piazza Bellini di Napoli
di Giuseppe Cozzolino
Punita perché lesbica. Una ragazzina di neanche vent'anni sfregiata da un giovane che l'ha prima insultata davanti ad una piazza sconvolta, poi le ha spaccato sul volto un bicchiere di vetro. E così ancora una volta, come un anno fa, Piazza Bellini, il cuore della Napoli giovane e tollerante, viene macchiato dall'onta dell'omofobia. Anche lo scorso anno ci fu un gravissimo episodio di violenza verso i non-etero, quando fu compiuto un vero e proprio raid contro un gruppo di omosessuali (vedi). Violenza becera ed assurda, che mortifica i veri giovani napoletani, in maggioranza rispetto alle poche canaglie che ogni giorno trova nuovi metodi per danneggiarne l'immagine.
I fatti attuali si sono svolti in poco tempo. Erano le due della notte tra venerdì e sabato, e Piazza Bellini, cuore della movida universitaria e non di Napoli, è piena come sempre di ragazzi e ragazze che prendono da bere, chiacchierano, amoreggiano. Sembra una serata come tante, poi all'improvviso un ragazzo, probabilmente su di giri per qualche birra di troppo, lascia il suo gruppo e si avvicina verso due ragazze che erano poco distanti, intente a baciarsi.Si abbassa i jeans, si toglie le mutande, e lancia ingiurie verso le ragazze. "Lo vuoi il pisello? Lo vedi, lesbica di merda?". Restano allibiti tutti i presenti, ma non c'è il tempo di fare nulla. Il giovane afferra un bicchiere di vetro e lo spacca sul volto di una delle due giovani, spaccandole il labbro superiore ed il naso.
Il giovane è stato poi subito portato via dai suoi amici, che hanno capito la gravità della situazione, mentre la vittima è stata portata in ospedale per le cure del caso.
(fonte Levante On-Line)
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Approfondimento su Gay.tvE` successo venerdì notte nella centralissima piazza Bellini: un giovane, infastidito da una coppia di ragazze, si è tolto i pantaloni, ha cominciato ad insultarle e ne ha sfregiato una con un bicchiere. "Sconcertante l`assenza di denuncia", ha commentato la presidente di Arcilesbica Napoli Giordana Curati.
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E' successo tra le 2 e le 3 di venerdì notte, ad un anno esatto dalla sassaiola degli ultras napoletani contro un gruppo di gay che sostavano sempre in piazza Bellini a Napoli. Una giovane era in compagnia della sua fidanzata e di altri amici, quando all'improvviso un ragazzo, probabilmente infastidito dagli atteggiamenti affettuosi della coppia, si è avventato su di loro: "Era fuori di testa, si vedeva lontano un miglio - ha raccontato un testimone presente all'accaduto - si è staccato dal suo gruppo e come una furia si è avvicinato a quelle ragazze. Io lo vedevo di spalle: si è abbassato i pantaloni e le mutande e ha cominciato ad urlare insulti e volgarità"
Alcune ragazze presenti hanno provato addirittura a scappare, ma il giovane le ha inseguite. "Alcune ragazze del gruppo hanno risposto alle provocazioni - racconta un'altra testimone - e lui, completamente invasato, le ha aggredite fino ad afferrare un bicchiere e scaraventarlo contro una di loro chiamandola "lesbica di merda". La ragazza, giovanissima, sanguinava: aveva un taglio profondo tra il naso e la fronte e un altro sopra la bocca. A quel punto sono intervenuti alcuni amici dell'aggressore che, capita la gravità della situazione, hanno cercato di calmare le acque, hanno immobilizzato il loro amico e lo hanno portato via".
La giovanissima vittima è stata poi dissuasa da alcuni presenti dal denunciare l'accaduto alle forze dell'ordine per non "mettere i suoi affari in piazza". A denunciare invece la gravità del fatto è la presidente di Arcilesbica Napoli Giordana Curati: "l'assenza di denuncia è uno degli elementi più sconcertanti di questa vicenda. - ha commentato - È grave che anzichè supportare queste ragazze, i presenti le abbiano scoraggiate soprattutto se è successo per ragioni "commerciali". Sarebbe stato utile anche un esposto in forma anonima: la polizia ha già in passato monitorato la piazza per episodi analoghi. (...) Inoltre va detto che all'assenza di qualsiasi forma di intervento politico per l'integrazione si sono aggiunti tanti interventi pubblici contro i gay che hanno creato anche un senso di legittimazione a compiere violenze del genere. ".
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IL MOVIMENTO PER I DIRITTI CIVILI DENUNCIA L'ODISSEA DELL'OMOSESSUALE, ORA AI DOMICILIARI
Gay violentato dai compagni di cella
«Sono sieropositivo». E gli altri lo pestano
Dopo le violenze in un carcere calabrese, l'uomo viene trasferito e rinchiuso con i condannati per reati sessuali
ROMA - Un omosessuale viene ripetutamente violentato dai compagni di cella. I quali, quando scoprono che è sieropositivo, lo picchiano e minacciano anche di ucciderlo. L’uomo, a questo punto, viene messo in isolamento in una cella con topi e scarafaggi. Fino a quando non lo trasferiscono nel carcere di un’altra regione, dove per alcuni giorni viene incredibilmente rinchiuso in un reparto riservato a detenuti condannati per reati sessuali. È l'odissea di un detenuto 40enne, arrestato per tentato furto lo scorso giugno. A raccontarla è Franco Corbelli, leader del Movimento dei diritti civili, che ha raccolto la sua testimonianza, ora che l’uomo ha lasciato il carcere e si trova agli arresti domiciliari. «È un episodio di una brutalità e disumanità inaudite», denuncia Corbelli: «L'uomo da qualche giorno agli arresti domiciliari mi ha raccontato per telefono la sua allucinante e dolorosa odissea». «Sono profondamente indignato - continua Corbelli - per quanto accaduto. Chiedo che venga fatta luce e giustizia su questo gravissimo episodio, accertate e perseguite le responsabilità a tutti i livelli. Quel giovane merita rispetto, solidarietà e giustizia. Naturalmente chiedo che in questo carcere venga fatto un attento esame per verificare se a seguito della violenza al giovane omosessuale sieropositivo si siano registrati casi di infezione da Hiv in altri detenuti che devono naturalmente essere seguiti con attenzione e curati adeguatamente per evitare il dilagare della malattia e per scongiurare che si diffonda in questa casa circondariale della Calabria la psicosi Aids».
ARCIGAY - La vicenda denunciata dal Movimento diritti civili, commenta l’Arcigay, «ripropone in modo clamoroso ciò che si sa da sempre: nelle carceri italiane è usuale la violenza sessuale tra uomini. Il vero problema è che moltissimi giovani gay o eterosessuali maschi vengono quotidianamente violentati da singoli o gruppi di detenuti anche a causa del fatto che in questo paese non è possibile discutere civilmente della sessualità delle persone detenute».
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"GAY NEI FORNI SUBITO"
Scritta offensiva davanti alla gelateria gay di Roma
lunedì 18 agosto 2008
ROMA, 18 AGO - 'Gay nei forni subito' e 'via i froci dal quartiere' sono le scritte fatte con un pennarello nero in via San Giovanni in Laterano, nei pressi del Colosseo, piu' nota come la 'Gay Street' di Roma perche' punto di ritrovo della comunita' omosessuale della Capitale. Le scritte sono state fatte davanti a una gelateria che, riferisce in una nota l'Arcigay, 'da oltre 2 anni e' gestita da una coppia gay che ha reso il locale un punto di riferimento per lesbiche, gay e trans che transitano per la strada'. I gestori del locale si sono detti perplessi, ricordando di avere 'ottimi rapporti anche con i residenti'.
Per il presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo, queste scritte 'indicano come la strumentalizzazione politica della strada alimenti l'odio verso lesbiche, gay e trans, che non proviene dai residenti, che si sono anche espressi in modo favorevole alla pedonalizzazione della via; la negazione comporta solo una contrapposizione ideologica senza dare nessun vantaggio ne' ai residenti che vedono la strada affollata e con il pieno caos creato dalle macchine che cercano di passare e ne' alla comunita' gay costretta a destreggiarsi tra le macchine'.
'La mancata pedonalizzazione - ha aggiunto - non consente di attuare le attivita' culturali, come mostre o incontri, che potrebbero permettere il dialogo con la citta' e contrastare l'omofobia, per tali motivi speriamo che l'amministrazione decida di pedonalizzare tale tratto di strada, come avviene in tutte le capitali europee e non solo'.(ANSA).
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VANDALIZZATO MEMORIALE DEDICATO A GAY
Il monumento, che si trova nel parco Tiergarten, a pochi passi dalla Porta di Brandeburgo, consiste in una stele di cemento grigia alta 3,6 metri e larga 1,9 metri.
BERLINO, 16 AGO - Il memoriale di Berlino dedicato agli omosessuali perseguitati sotto il nazismo e' stato vandalizzato, meno di tre mesi dopo la sua inaugurazione lo scorso 27 maggio. Lo ha reso noto oggi la polizia della capitale.
Il monumento, che si trova nel parco Tiergarten, a pochi passi dalla Porta di Brandeburgo, consiste in una stele di cemento grigia alta 3,6 metri e larga 1,9 metri. Su un lato, c'e' una piccola apertura attraverso la quale si puo' vedere un video in bianco e nero di un minuto e mezzo che mostra le immagini di due uomini mentre si baciano.
I vandali, ha spiegato la polizia, hanno rotto il vetro di questa apertura e hanno danneggiato il recinto che circonda il memoriale.
Negli anni della dittatura nazista, tra il 1933 e il 1945, si stima che circa 54 mila omosessuali furono condannati e 7.000 furono uccisi nei campi di concentramento.
Commissionato dal governo nel 2003 su iniziativa della Federazione tedesca lesbiche e gay (Lsvd), il memoriale e' costato 600mila euro ed e' stato realizzato dalla coppia di artisti danese-norvegese Michael Elmgreen e Ingar Dragset.(ANSA).
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TRANSESSUALE ARGENTINO ACCOLTELLATO: è GRAVE
Ostia. Affrontato in pineta da due uomini, forse dell'Est Europa, che volevano rapinarlo
mercoledì 13 agosto 2008 , di Corriere.it
Accoltellato all'addome, per rapinarlo dei pochi euro che aveva nella borsetta. La vittima è un transessuale argentino di 27 anni che adesso si trova in prognosi riservata all'ospedale Grassi di Ostia. E' successo lunedì sera, poco dopo le 9, in viale del Lido di Castel Fusano, in pineta, in una zona dove stazionano decine di «lucciole» e dove sorgono, nascoste dalla fitta boscaglia, le favelas abitate da centinaia di immigrati, perlopiù rumeni. Gli aggressori, stando a quanto raccontato ai carabinieri dal sudamericano, sarebbero due dell'Est Europa, forse ubriachi, che lo avrebbero avvicinato con il pretesto di appartarsi tra i cespugli nelle vicinanze del viottolo. Ma il viado si è subito insospettito. E ha rifiutato l'incontro. Gli sconosciuti lo hanno allora immobilizzato, cercando di strappargli la borsetta con dentro il contante. L'argentino ha reagito con forza, colpendoli a calci e pugni ma è stato scaraventato a terra da uno degli aggressori che lo ha accoltellato all'addome. Poi sono scappati. Con il cellulare, il trans ha avvertito il 118 e dopo poco un'ambulanza lo ha portato al Grassi dove è ricoverato in prognosi riservata «ma non in pericolo di vita», dicono i medici. Un episodio non infrequente a Castel Fusano, pineta sempre più a rischio per la presenza di lucciole e viados. Lo scorso agosto una prostituta nigeriana fu sgozzata da uno psicopatico con precedenti penali per molestie e aggressioni. |
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TRANS AGGREDITA E ARRESTATA: «STUPRARCI è DIVENTATO UN DIRITTO»
Ha chiamato i carabinieri, era senza permesso di soggiorno. La denuncia del movimento
martedì 12 agosto 2008 , di Liberazione
di Eugenia Romanelli
Domanda: preferisci un'aggressione o la reclusione? Oggi in Italia è questa la scelta per molte transessuali, se sono anche migranti. E così le vittime di un reato diventano colpevoli.
E' successo a Roma, meno di 48 ore fa: bussano in casa, la trans non apre. Bussano più forte, è un uomo, vuole un rapporto sessuale. Prova a sfondare la porta. La trans, brasiliana, 33 anni, chiama il 112. I militari arrivano ma portano in caserma lei: arrestata perché inottemperante ad un provvedimento di espulsione emesso a suo carico. I carabinieri della stazione Tomba di Nerone hanno poi accertato che l'uomo, 42 anni, romano, risulta l'inquilino del monolocale occupato dalla trans, formalmente concessogli in locazione come prestanome da una società: è stato denunciato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il monolocale è stato sequestrato.
A commentare è solo un'area politica: «Cosa doveva fare per salvarsi - dichiara Antonella Casu, segretaria di Radicali Italiani - farsi uccidere, così tutti si sarebbero disperati per l'ennesimo episodio di violenza ed emarginazione?». E Emma Bonino: «La scorsa settimana a Milano, la transessuale brasiliana clandestina che aveva denunciato la scomparsa della sua amica, rapita e poi uccisa da due ragazzi, ha avuto dalle forze dell'ordine un permesso speciale che le permetterà di rimanere in Italia regolarmente per alcuni mesi. Perché nel caso di Roma non si applica la stessa regola?».
Vladimir Luxuria denuncia un clima di finta sicurezza e lancia un allarme importante: «Sta cambiando lo stigma. Se prima era il comportamento ad essere criminalizzato, adesso è la categoria: trans, prostitute, migranti. Se una persona comprende tutte e tre queste condizioni diventa criminalizzata al cubo, nei fatti senza gli stessi diritti di un cittadino comune. E' un paese civile quello in cui i soggetti deboli sono perseguiti invece che protetti?». Sulla stessa traccia interviene anche Marcella Di Folco, storica presidente del Mit (Movimento Italiani Transessuali): «Maroni può essere orgoglioso dei risultati ottenuti: alla fine il soggetto più debole paga per tutti. Ma non è così che si risolvono i problemi. Ritenere alcune categorie astratte inferiori e per questo colpevolizzarle crea diritti mostruosi come quello di stupro. E' assurdo considerare i trans e chi si prostituisce socialmente pericoloso, casomai sono soggetti che rendono un servizio sociale. La trans di Roma ha offerto un contributo a tutta la cittadinanza con la sua denuncia perché quell'uomo poteva aggredire chiunque altro, trattandosi di un violento. Intimidire chi denuncia è un atto stupido perché crea debolezza nella società».
Pia Covre, segretaria del Comitato per i diritti civili delle prostitute, propone: «Dovremmo pensare a una security privata, una specie di salvavita per trans e prostitute. Abbiamo un progetto in proposito, un contratto con un'agenzia privata pronta a scattare all'allarme lanciato. Visto che lo Stato non ci pensa».
Dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, Stefano Mastropaolo interviene personalmente: «Quanta gente clandestina è scomparsa perché non ha avuto il coraggio di denunciare i propri aggressori, per paura dell'arresto? Per una trans, oggetto di discriminazione sessuale, è ancora più difficile ottenere il permesso di soggiorno. Occorrono supporto e facilitazioni, altro che persecuzioni. Il punto è fare delle leggi che fissino omofobia e transfobia in un reato: non è possibile considerarli idee personali».
Su questo, Rita Bernardini, ex segretaria radicale, ora deputata Pd, lancia una provocazione:«Gli italiani sono sempre stati tolleranti sulle scelte dei singoli e sugli orientamenti sessuali di ciascuno. Non c'è discriminazione nei confronti dei transessuali. Anzi bisogna stare attenti a come si parla di questi fatti. Perché non vorrei che capitasse quello che avvenne per i sassi gettati dai cavalcavia. Quando vengono montate delle campagne c'è il rischio che poi alcuni fenomeni si possano verificare davvero».
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TREVISO. GAY AL PARK DELL'OSPEDALE, ARRIVANO I VIGILI
Gentilini chiede, e ottiene, più controlli. I residenti: «Abbiamo paura»
martedì 12 agosto 2008 , di Il Corriere del Veneto
Dopo le immagini dei nuovi incontri notturni fra omosessuali, le pattuglie della polizia locale hanno passato al setaccio la zona
TREVISO — Maggiori controlli e l'ordine, perentorio, di verificare l'identità di chiunque si aggiri nottetempo tra i posteggi del Ca' Foncello. Un furibondo vicesindaco Gentilini [nella fotografia, ndr.] ha chiamato ieri mattina a rapporto a Ca' Sugana i vigili urbani, chiedendo loro d'inasprire i pattugliamenti in via Marchesan ed in via dell'Ospedale, dopo che nei giorni scorsi le telecamere di Rete Veneta hanno registrato alcuni omosessuali intenti a scambiarsi effusioni appoggiati alle loro automobili.
Immagini che non sono andate affatto giù al vicesindaco, visto che proprio nella settimana appena passata (l'8 agosto, a voler essere precisi) cadeva l'anniversario del suo invito, rivolto proprio alla municipale, a procedere con «la pulizia etnica dei culattoni». Parole che fecero il giro d'Italia ed alle quali la comunità omosessuale rispose organizzando proprio sotto le finestre di Gentilini il celeberrimo «kiss in» agostano. Ebbene, a dodici mesi dal proclama dello Sceriffo, nulla pare essere cambiato. Lettera morta è rimasto l'annunciato potenziamento dell'illuminazione pubblica, così come l'attivazione di un sistema di videosorveglianza e l'aumento dei pattugliamenti assicurati all'epoca delle prime denunce.
Lo sostengono i residenti della zona che, sempre ai microfoni di Rete Veneta, hanno denunciato ieri l'abbandono del quartiere a due passi dall'ospedale cittadino. «Siamo stati dimenticati» lamenta Orfeo Prevedello, mentre Bianca Girardo, agguerrita, è arrivata a minacciare la chiusura della strada durante la notte. Il problema, a detta dei residenti, non sarebbe soltanto il continuo via via dei gay (che, oltre al parcheggio del nosocomio, farebbero teatro delle loro effusioni pure quelli che si aprono nel restante reticolo di vie della zona) ma anche la presenza di gruppi di extracomunitari che si rifugerebbero tra i rami e la vegetazione che cingono la vicina antenna umts per dormire e bivaccare indisturbati.
Una situazione che costringe alcuni anziani che risiedono lungo via dell'Ospedale a chiudersi in casa dopo le nove di sera per timore di aggressioni od anche solo di un incontro imbarazzante.
E Gentilini, che s'era fatto paladino del repulisti del parcheggio ed ora deve assistere alla riedizione di un film già visto, promette nuovi e più penetranti controlli: «Già stamattina i miei vigili sono andati in massa a controllare e così continueranno a fare anche nei giorni a venire» ha detto il vicesindaco. Che poi, attento a non scivolare di nuovo nel lessico a doppio taglio di un estate fa, ha lanciato un avvertimento a quanti utilizzano il riparo di via Ospedale per consumare l'amore di un momento: «Lo dico ancora una volta chiaro e tondo ai gay e alle lesbiche: voi da lì, dovete sloggiare».
Marco Bonet La prova Una delle immagini estrapolate dal video di Rete Veneta al parcheggio dell'ospedale
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Non che da Alberto Bevilacqua ci aspettassimo chissà quale profondità di pensiero, ma in generale da chi svolge la professione di scrittore o sedicente tale ci si aspetta un’ analisi critica più elevata rispetto alle chiacchiere da ascensore. Un’omofobia e transfobia e arriviamo a dire anche misoginia che ci ha offesi. Peccato che il CORRIERE MAGAZINE abbia dato spazio a riflessioni di così bassa levatura.
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SOS da MILANO - coprifuoco gay-street.
vi inoltro una mail che mi ha mandato Felix da Milano:
Beati voi che siete in vacanza, ve la meritate. Ma un cenno di solidarietà, una e mail, una telefonata, un sms non le avrebbe minimamente danneggiate. Al Comune di Milano sono in ferie, il responsabile che ha inviato l'ordinanza di chiusura anticipata dell'After Line alle 22.00 ci riceverà se tutto va bene a settembre. Ho prenotato una pagina a pagamento su
Corriere della Sera e Repubblica ma a tutt'oggi la mia lettera aperta al Vicesindaco De Corato di Milano, per chiedergli un incontro, non può essere pubblicata, probabilmente a
causa di un veto della direzione dei giornali.
Non risponde nemmeno la segreteria del Vicesindaco, comprensibile. Meno chiaro il silenzio di tutti i vertici Arcigay (da quello milanese al nazionale), a parte Franco Grillini che è sempre disponibile, proprio lui assieme al sottoscritto nell'aprile 2003 depose la targa GAY STREET in via Sammartini.
Non rispondono i vari movimenti gay (unica eccezione Gay Lib che ha promesso si sta attivando). Non si fanno vivi artisti, personalità, giornalisti, amici etc...Insomma chiudono la gay street, dopo 15 anni di attività, impongono il coprifuoco e quasi nessuno ritiene che sia un atto di ingiustizia, un motivo per impegnarsi e mobilitarsi?
Un grazie a Sergio Rovasio per l'interrogazione parlamentare a cura del Partito Radicale al Ministero dell'Interno. Un grazie all'avvocato Ezio Menzione per i preziosi consigli
e ad Alessio De Giorgi per la disponibiltà di Gay.it. Ma sapete tutti che questo non basta. Ho pazienza. Aspetterò e vi auguro buon proseguimento delle vacanze nel migliore dei modi, ma per favore quando rientrerete non dimenticatevi della sopravvivenza della gay street, è una battaglia di libertà che non posso condurre da solo.
Un bacione a tutti,
Felix Cossolo
www.felixcossolo.com
felix@gayclubbing.it
Roma, 4 agosto 2008
CHIUSURA ANTICIPATA DEL LOCALE DI MILANO AFTER LINE: LA GRAVE DECISIONE DEL
COMUNE DI MILANO SEMBRA ISPIRATA PIU' ALLA DISCRIMINAZIONE VERSO LE PERSONE
LGBT CHE A MOTIVI DI ORDINE PUBBLICO. INTERROGAZIONE DEI DEPUTATI RADICALI
Dichiarazione di Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale Certi Diritti
"Per risolvere il problema del degrado, dell'ordine pubblico e magari pure quello tanto fastidioso, per la classe politica, dell'omosessualità, il Comune di Milano ha intimato al locale Disco-Club After Line di Milano di chiudere alle ore 22 anziché alle ore 2. Ci pare francamente fuori luogo addurre ragioni di ordine pubblico o di degrado urbano se un locale, luogo
storico e di riferimento per la comunità gay, viene fatto chiudere quattro ore prima rispetto al suo solito orario di apertura. Riteniamo che l'accaduto riguardi una delle tante forme di omofobia che da un po' di tempo a questa parte vanno tanto di moda anche tra le istituzioni. Ci auguriamo che l'interrogazione parlamentare dei deputati radicali chiarisca fino in
fondo questa vicenda di per sé troppo poco chiara. Se così non fosse vorremmo sapere quanti sono i locali chiusi perché frequentati da persone con chiare tendenze eterosessuali?".
Di seguito il testo dell'interrogazione parlamentare depositata oggi dai deputati radicali Elisabetta Zamaparutti, Rita Bernardini, Marco Beltrandi, Matteo Mecacci:
Interrogazione a risposta scritta al Ministro degli Interni e al Ministro per le pari opportunità: Per sapere - premesso che:
- Il 14 dicembre 2007 il Comune di Milano emette un'ordinanza per chiusura anticipata dei locali di Milano After Line e Next Grove alle ore 22.00. Il locale After Line di Via Sammartini, è stato per anni un punto di riferimento importante per la comunità gay italiana, sicuramente il primo e più conosciuto disco bar gay italiano, aperto normalmente fino alle due di notte.
- La decisione della chiusura anticipata farebbe seguito ad una relazione della Questura di Milano dove, tra l'altro, si legge: "la zona della Stazione Centrale soffre di problemi per il comportamento tenuto da avventori di esercizi commerciali e pubblici che costituiscono luoghi di ritrovi di soggetti dalla chiara tendenza omosessuale, dediti al consumo di
stupefacenti, all'abuso di sostanze alcoliche, e soliti a gesti di intemperanza, oscenità e disturbo ai residenti della zona..".
- Sulla decisione del Comune di Milano, il titolare del locale After Line ha opposto un ricorso al Tar che ha annullato la decisione amministrativa.
- Il Comune di Milano presenta appello al Consiglio di Stato che il 10 giugno 2008 lo accoglie. Nell'ordinanza del Consiglio di Stato si legge: "...Il Collegio ha ritenuto la restrizione d'orario in quanto 'adottata in conformità dell'ordinanza sindacale sugli orari, soggetta a regole severe in funzione di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica...giustificata in
relazione alla natura di licenza di pubblica sicurezza dell'autorizzazione'. Secondo il Comune di Milano 'il provvedimento di riduzione dell'orario di esercizio del locale citato in oggetto è volta a porre rimedio a una oggettiva situazione di grave pericolo per l'ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, che allo stato permane. La finalità perseguita della disposizione non è dunque quella di sanzionare la condotta del gestore...bensì quella di impedire attraverso la sua anticipata chiusura, il protrarsi di una situazione di pericolosità sociale...".
Per sapere:
- Se non ritenga il Ministro degli Interni che la relazione della Questura di Milano, probabile causa dell'azione amministrativa del Comune di Milano, contenga una esplicita forma di discriminazione verso le persone omosessuali;
- se la chiusura anticipata del locale After Line sia stata decisa per colpire uno dei ritrovi della comunità gay indipendentemente dal degrado urbano della zona;
- se il degrado o "il grave pericolo per l'ordine pubblico" di alcuni quartieri della città di Milano, o di altre grandi metropoli, non vada combattuto con altri strumenti: ad esempio maggior vigilanza, maggiori strutture e servizi piuttosto che la limitazione dell'apertura di locali presenti in tali zone;
- quanti altri locali, frequentati da persone con "chiare tendenze eterosessuali", hanno avuto nella città di Milano limitazione di orario di apertura adducendo ragioni di 'ordine pubblico'.
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I giovani sono accusati anche di sequestro di persona e occultamento del corpo
Il cadavere della vittima è stato rinvenuto su indicazione dei due fermati
Violentano e uccidono una trans
arrestate due persone a Milano
MILANO - Un giovane italiano e un minorenne nordafricano sono stati arrestati dagli agenti della Squadra mobile di Milano con l'accusa di aver violentato e assassinato una transessuale e di averne poi occultato il cadavere. In base alle prime ricostruzioni degli investigatori, i due hanno chiesto una prestazione sessuale gratuita alla trans, una brasiliana di 30 anni, e poi l'hanno sequestrata, violentata e accoltellata prima di nasconderne il corpo. L'episodio del rapimento era stato denunciato il 29 luglio scorso da un'altra trans che aveva visto in via Novara due uomini costringere l'amica a salire su un'auto. La vittima si chiamava Gustavo Brandau ed era arrivata in Italia clandestinamente.
Le indagini condotte dalla Squadra Mobile, aiutate anche dalle telecamere poste lungo la via, hanno permesso di identificare l'automobile su cui aveva trovato posto la vittima e così di risalire ai due giovani. Il cadavere della trans è stato rinvenuto stamattina su indicazione dei due fermati lungo la tangenziale Ovest di Milano.
"Un delitto di una violenza mai vista", è stato il commento dei poliziotti che si sono trovati davanti il corpo della brasiliana barbaramente picchiata e stuprata prima di essere uccisa. I due arrestati, rei confessi, sono un italiano di 19 anni, disoccupato, già noto alle forze dell'ordine e un marocchino di 17 con precedenti di droga e reati contro il patrimonio che era affidato alla comunità di don Gino Rigoldi.
Per il noto parroco è una sfida persa: "Ho cercato di fare di tutto, ma una cosa così non l'avevo mai vista. Non siamo riusciti a fare passi avanti con lui e infatti al compimento dei 18 anni avevamo anche pensato di farlo rimpatriare ci abbiamo provato, ma purtroppo - continua Don Rigoldi - non siamo riusciti a fargli cambiare strada. E' sicuramente un giovane con grossi problemi anche psichiatrici - spiega - è stato sotto trattamento di farmaci e ha già passato oltre dodici comunità".
(6 agosto 2008) Repubblica.it
"Sei lesbica". Aggredita a calci e pugni
Roma, la vittima lavora in un bar della Gay Street. Alemanno: basta violenza omofoba
di Massimo Lugli
L'esterno del Coming Out
Picchiata a calci e pugni mentre tornava a casa. «Gay di m...», le ha urlato in faccia l´assalitore prima di scappare lasciandola, tramortita e dolorante, riversa sul marciapiedi. Un´altra storia di intolleranza verso gli omosessuali ambientata nella capitale e partita dalla storica "Gay street" di via San Giovanni in Laterano che, in questi giorni, è al centro di accese polemiche perché la richiesta di pedonalizzazione è stata respinta dal municipio.
La vittima, D. S., è una ragazza lesbica, studentessa fuorisede, che lavora al "Coming Out", uno dei ritrovi gay più conosciuti di Roma. «La notte di sabato 19 sono tornata a casa con l´autobus MA1 - ha raccontato la giovane donna agli agenti del commissariato del Celio, dove si è presentata ieri mattina - Erano le 3,30 circa. Indossavo una maglietta del locale con il simbolo arcobaleno del movimento omosessuale». La ragazza ha i capelli corti e un aspetto che lei stessa definisce mascolino tanto che, all´inizio, ha pensato di essere stata scambiata per un ragazzo.
«Sono scesa alla fermata Colli Albani - ha proseguito D. S. - ho attraversato la strada e all´improvviso un uomo mi ha afferrata da dietro urlando: gay di m.... Io ho risposto: guarda che sono una donna...
Non l´ho visto in faccia, non so neanche che aspetto avesse perché ho cercato di proteggermi il viso. Mi ha sferrato due pugni e un calcio e poi è scappato. Mi sono rialzata e sono andata a casa, ma la mattina dopo avevo dolori ovunque e sono andata al pronto soccorso del San Giovanni dove mi hanno dato 3 giorni di prognosi. I miei colleghi, ieri, mi hanno convinta a sporgere denuncia e sono andata alla polizia».
Sull´aggressione stanno ora indagando gli agenti del commissariato del Celio ma, in mancanza di una qualunque descrizione del picchiatore, l´inchiesta parte decisamente in salita. La vittima ha detto di non aver notato alcun personaggio sospetto sull´autobus che la portava a casa.
Immediate e durissime le reazioni "bipartisan" di sdegno per l´aggressione e di solidarietà per le vittima.
«Apprendo con sdegno e preoccupazione di una nuova aggressione a Roma ai danni di una giovane omosessuale - dice il ministro per le pari opportunità Mara Carfagna - non posso che esprimerle tutta la solidarietà con la speranza che le forze dell´ordine individuino al più presto gli autori di un gesto così odioso e incivile». Il sindaco Gianni Alemanno esprime «A nome mio e di tutta l´amministrazione una ferma condanna contro ogni forma di violenza e discriminazione ai danni della comunità gay e lesbica di Roma. Spero che episodi come quello di San Giovanni non si ripetano più, perché non rendono onore a Roma, da sempre simbolo di accoglienza e di pacifica convivenza».
Diverso il parere di Franco Grillini, presidente di Gaynet, secondo cui: «Il tasso di violenza antigay della capitale è da sempre il più alto del paese».
«E´ l´ennesimo violento attacco alle persone lesbiche e gay. Un episodio preoccupante perché le modalità sono analoghe a quelle dell´aggressione di Cristian Floris (il conduttore di una radio gay picchiato il 24 maggio, n.d.r.) - incalza Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay a Roma - Con questo attacco si è scelto in maniera esplicita di colpire uno dei luoghi simbolo per la comunità lesbica e gay romana e per la nostra città: la Gay Street. Probabilmente le polemiche di questi giorni riguardo alla mancata pedonalizzazione hanno persuaso i violenti ad agire, a marcare il territorio e seminare il panico».
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(23 luglio 2008) . Repubblica.it
COMUNICATO STAMPA
JAIME ONDARZA E LUCETTA SCARAFFIA: UN BOLLINO PER PROMUOVERE CINEMA E TV PER LE FAMIGLIE
Fiuggi, 30 luglio 2008 - Un bollino "Family Entertainment" è l'auspicio espresso da Jaime Ondarza, amministratore delegato della Turner Italia, questa mattina al Fiuggi Family Festival. A Ondarza il presidente del Festival ha assegnato il premio speciale per "l'impegno dimostrato nel promuovere la cultura della vita e della famiglia nell'ambito della produzione televisiva". Alla cerimonia era presente anche il Sottosegretario Lucetta Scaraffia. "Sono d'accordo – ha detto il Sottosegretario – sull'idea di istituire un bollino che invece di vietare serva a promuovere i film per la famiglia. Ci sono molti film che promuovono un'immagine distorta dell'amore e della famiglia, come per esempio "Brokeback Mountain". Si deve fare in modo di alzare la voce e promuovere film e prodotti tv che incoraggino una corretta visione dei valori famigliari". Ondarza ha ringraziato il festival per il premio. "Aderiamo fin d'ora alla proposta di un tavolo permanente per un dialogo senza mediazione fra produttori e famiglie italiane", ha detto. "Vogliamo mantenere acceso un rapporto con il Fiuggi Family Festival anche perché la famiglia è ormai un interlocutore scomparso dalle platee. Se non c'è nessuno che alza la voce, nel bene o nel male – ha puntualizzato l'amministratore delegato della Turner – le famiglie non lo sentirebbe nessuno"
Ufficio Stampa Fiuggi Family Festival
ECCO UN' AFFERMAZIONE DI BOSSI CHE IN ITALIA NON HA SCANDALIZZATO NESSUNO NEL AMBITO POLITICO E MEDIATICO - ERA LO STESSO GIORNO DEL GAYPRIDE DI BOLOGNO ! ( e su Repubblica ne parlano in un piccolo trafiletto con foto)
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BOSSI: MEGLIO NOI DEL CENTRODESTRA CHE ANDIAMO CON LE DONNE CHE QUELLI DEL CENTROSINISTRA CHE VANNO CON I CULATTONI
«Noi con le donne, la sinistra con i gay»
MILANO — Commentando la vicenda delle intercettazioni, ieri sera Umberto Bossi, alla festa della Lega a Trecate (Novara) non ha rinunciato a lanciare benzina sul fuoco dicendo: «Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni».
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DAL NOSTRO INVIATO
TRECATE - La battuta la spara appena sceso dalla macchina, in mezzo alle zanzare e al ritmo del "cha-cha-cha" che si smorza al suo arrivo: «Meglio uno di destra che va con le donne, di quelli di sinistra che vanno coi culattoni». Risponde così, Umberto Bossi, a chi gli chiede del caso intercettazioni che ha coinvolto Berlusconi e altri politici. «Sono cose private», aveva già commentato, tagliando corto, in giornata. Alla festa della Lega di Trecate i cronisti hanno incalzato il ministro per le riforme riportando l´attacco di Antonio Di Pietro sui «magnacci al governo». La replica è tranciante: «Vada a quel paese». Si capisce che l´argomento politici-raccomandazioni-attrici-aspiranti attrici non lo appassiona più di tanto. Il senatur ne esce alla sua maniera, e cioè con la goliardia alla quale ricorre in questi casi: a noi (inteso noi politici del centro-destra, ndr) piacciono le donne, «a quelli di sinistra gli uomini».
TUTTI I GIORNALI HANNO DATO GRANDE RISALTO ALL'AFFERMAZIONE DI DI PIETRO ("Berlusconi fa il magnaccia") E TUTTO IL CENTRODESTRA SI E' INDIGNATO. MA COME MAI NESSUNO SI SCANDALIZZA PIU' SE IL MINISTRO DELLE RIFORME USA UN LINGUAGGIO DEGNO DI UNA SAGRA PAESANA CHE RIVELA OLTRE ALL IGNORANZA UNA MALCELATA OMOFOBIA ? IN QUALE ALTRO PAESE OCCIDENTALE UN MINISTRO PUO' PARLARE COSI' SENZA DOVER RIMETTERE LE PROPRIE DIMISSIONE L'INDOMANI ?
Catania Pride 2008
Vi informiamo che la nuova amministrazione comunale
di Catania ha negato la Piazza Università dove, da sempre, si è concluso il corteo e allestito il palco per gli interventi. E' la prima volta che viene adottato un simile provvedimento di natura chiaramente omofoba e fortemente ideologizzato. Al posto della Piazza Università, il Sindaco Stancanelli (AN) vorrebbe dare la Piazza Dante, difficilmente raggiungibile sia dai carri sia dalle persone partecipanti al corteo, atteso che per giungervi occorrerebbe percorrere una strada in forte pendenza tutta in salita, e considerato, inoltre, che detta piazza trovasi nel centro di un quartiere ad altissima densità di ultras nettamente omofobi.
Il Comitato Catania Pride (Arcigay, Openmind e Gruppo Pegaso) nel prendere atto di tale vergognoso atteggiamento, si incontrerà Lunedi' prossimo 30 giugno al Comune con i responsabili dell'amministrazione ai quali farà presente di ritenere tale decisione una provocazione alla quale non cederà minimamente. Renderemo, altresì, noto che il corteo non si fermerà davanti ad alcun ostacolo e giungerà,
COMUNQUE,
a Piazza Università, assumendosi, pertanto, il Comune la chiara responsabilità di ogni eventuale accaduto.
NOI NON CI FERMEREMO NE' CI FERMERANNO.
Ci rivolgiamo a tutta la comunità lgbt e non solo, per una partecipazione la più ampia e sentita possibile. E' in gioco la ns. stessa esistenza per la quale Vi chiamiamo a mobilitarvi massicciamente.
Per IL COMITATO CATANIA PRIDE 2008
Riccardo Di Salvo presidente Arcigay Catania
Roma, 29 giu - "Così come è avvenuto a Roma e a Biella il 7 giugno scorso, anche a Catania le autorità, per compiacere il potere clericale, hanno vietato l'accesso a Piazza dell'Università come luogo di arrivo del Gay Pride che si svolgerà il prossimo 4 luglio. E' la prima volta che ciò accade, perché da anni il corteo del Gay Pride passa o raggiunge tale piazza a Catania. Il divieto sarebbe motivato con il fatto che la piazza sarebbe troppo vicina al Duomo". A comunicarlo Sergio Rovasio, Segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti. "Si tratta - aggiunge - dell'ennesimo esempio di asservimento della classe politica al potere clericale cittadino in palese violazione di garanzie costituzionali e di norme amministrative. L'Associazione Radicale Certi diritti insieme con i dirigenti e parlamentari Radicali si mobiliterà, così come è già avvenuto il 7 giugno scorso in Piazza San Giovanni a Roma, se il divieto verrà confermato, il 4 luglio ci imbavaglieremo anche di fronte al Duomo di Catania".
MILANO. SCATTA IL COPRIFUOCO NELLA GAY STREET
L'ha stabilito il Consiglio di Stato e il Comune ha tutta l'intenzione di far rispettare l'ordinanza
domenica 29 giugno 2008
Scatta il coprifuoco nella gay street milanese. Via Sammartini deve spegnere le insegne alle 10 di sera invece che alle 2 di notte. Giù le serrande di After Line e Next Groove, locali di ritrovo storici della comunità omo. L'ha stabilito il Consiglio di Stato e il Comune ha tutta l'intenzione di far rispettare l'ordinanza. Nei «gravi motivi di ordine pubblico» sono elencati schiamazzi, risse, oscenità, uso e spaccio di droga. Le segnalazioni erano partite dal comitato di quartiere, la polizia ha fatto sopralluoghi, denunce e arresti. Ora, la stretta: «La linea non cambia — dice il vicesindaco Riccardo De Corato —. Nessun accanimento o volontà di spegnimento della Milano by night, ma tutela dei residenti da situazioni che minacciano la sicurezza e non rispettano le regole della buona convivenza».
Sei mesi fa, fine dicembre. Palazzo Marino decide il repulisti di via Sammartini, zona grigia alle spalle della Stazione centrale, arteria sporca, popolata da prostitute, balordi e senzatetto. L'ordinanza: chiusura anticipata. L'obiettivo: «Contrastare la criminalità» all'esterno dei bar e «l'abuso di alcol» dentro. L'Arcigay insorge («Questa si chiama discriminazione»), i titolari dei locali raccolgono migliaia di firme, ricorrono al Tar e ottengono la sospensiva: «La gay street non si tocca».
Di lì, è scontro aperto. Sulle carte bollate e le voci dal dizionario. Il report della polizia segnala «luoghi di ritrovo di soggetti dalla chiara tendenza omosessuale», in via Sammartini, posti «dediti al consumo di stupefacenti». Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell'Arcigay, ritiene «politicamente inaccettabile la linea della questura» che accosta «l'omosessualità al consumo di droga». Felix Cossolo, fondatore della gay street, ammette «la mancanza di coordinamento tra i gestori» ma non fa sconti al sindaco Letizia Moratti, «indifferente al nostro grido di allarme per il degrado».
La gay street milanese nasce nel 1993. Franco Grillini mette la targa su via Sammartini mentre i neofascisti coprono i muri di scritte omofobe qualche metro più in là. E comunque: aprono negozi, l'Oasi Rosa e l'After Line, si organizzano mostre e feste, passano artisti e filosofi, da Platinette a Gianni Vattimo. Negli anni, però, via Sammartini perde il glamour e diventa la discarica della Stazione, dormitorio per i clandestini, ufficio per i pusher, ricovero per trans e prostitute. Il comitato di quartiere si ribella: «Una situazione inaccettabile. Basta degrado e illegalità».
Ora: il Consiglio di Stato ha accolto l'istanza d'appello di Palazzo Marino e legittimato l'ordinanza, sì al coprifuoco per motivi di ordine pubblico. «Sono due sentenze che fanno giurisprudenza e che il Comune potrà richiamare contro quei locali che non osservano il rispetto della quiete pubblica e a notte fonda producono rumore e schiamazzi in eccesso», osserva De Corato. Tolleranza zero, dunque. «Schiamazzi, liti, risse e uso di sostanze stupefacenti sono stati alla base del provvedimento — conclude il vicesindaco — I suoi benefici sono subito stati apprezzati dalla Questura».
L'altra sera, ancora in via Sammartini. Gli agenti in borghese del servizio radiomobile dei vigili urbani arrestano un marocchino di 22 anni che spaccia cocaina e lo portano in commissariato. Nel suo fascicolo risultano precedenti penali per reati contro il patrimonio, furti e rapine. E lo status: clandestino.
A. St.
GAY PRIDE ROMA: NEGATA PIAZZA SAN GIOVANNI
Aurorizzazione prima concessa e poi ritirata per un concerto corale nei palazzi lateranensi
giovedì 29 maggio 2008
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, organizzatore del RomaPride 2008, rende noto che ad appena nove giorni dallo svolgimento della parata di sabato 7 giugno la Questura di Roma ha ritirato l’autorizzazione, concessa originariamente in data 11 aprile, a concludere la parata a Piazza San Giovanni con la motivazione di un concomitante convegno e concerto corale all’interno dei Palazzi Lateranensi.
Del problema sul percorso siamo venuti a conoscenza soltanto oggi, durante un incontro tecnico al Comune di Roma e nel conseguente incontro in Questura, senza che nessuna autorità competente l’abbia comunicato prima, nonostante siano passati quasi due mesi dall’autorizzazione originaria e dall’ampia notorietà pubblica data all’evento e al percorso.
Siamo stupiti e amareggiati per l’evolversi degli eventi e per l’incredibile ritardo della comunicazione. Oggi, giovedì 29 maggio, alle ore 17.30, presso la sede del Circolo Mario Mieli, in via Efeso 2/a, si terrà una conferenza stampa dove verranno dati tutti i dettagli e comunicate le nostre decisioni.
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DISCRIMINAZIONI. ALLA CAMERA APPROVATO EMENDAMENTO CHE RENDE IN PRATICA IMPOSSIBILE LA LOTTA ALLE DISCRIMINAZIONI SUL LAVORO PER ORIENTAMENTO SESSUALE
La maggioranza vanifica la correzione chiesta dall'UE
giovedì 29 maggio 2008 , di Giuseppe Eduardo Polizzi
Il 28 maggio 2008 la Camera dei deputati ha votato un emendamento a modifica del d. lgs. 216/2003 che ha confermato la difficoltà nel provare la discriminazione per orientamento sessuale subita nei luoghi di lavoro.
A nulla, quindi, è valsa una procedura di infrazione a carico del nostro Stato per non aver recepito le regole comunitarie in tema di lotta alle discriminazioni.
A nulla sono valse le istanze di quella parte del mondo accademico e politico che hanno definito la disposizioni sull’onere della prova contrastanti con la direttiva comunitaria in materia.
Oggi, per provare di essere discriminati per orientamento sessuale occorre fornire elementi di fatto, idonei a fondare, in termini gravi precisi e concordanti, la presunzioni dell’esistenza di atti fatti o comportamenti discriminatori; spetta invece al convenuto l’onere di provare l’insussistenza della discriminazione.
Tre aggettivi -gravi precisi e concordanti-, dunque, rendono la dimostrazione della discriminazione subita quasi impossibile. I giuristi lo sanno. Ma forse anche i politici ne sono ben consapevoli. Infatti, dal 15 maggio alla versione definitiva approvata il 28 maggio tale disposizione ha visto la progressiva aggiunta, uno dopo l’altro, degli aggettivi criticati. Nella prima formulazione della regola sulla prova il lavoratore poteva limitarsi a descrivere i fatti discriminatori e, il Giudice, poteva decidere anche in base a dati statistici. In quella del 22 maggio i fatti da soli non erano più sufficienti per dimostrare la discriminazione subita ma occorreva che fossero precisi e concordanti. Nella versione del 28 maggio il Governo è riuscito ad aggiungere alla precisione e alla concordanza dei fatti, anche il requisito della gravità. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha detto che se ve ne sarà la necessità, il Governo tornerà sulla formulazione di questa regola per conformarsi alla direttiva comunitaria. Speriamo che l’On. Vito mantenga la parola e, speriamo che qualcuno lo solleciti (magari la stessa On. Concia che, nell’intervento di oggi, ha criticato l’aggiunta dell’aggettivo “gravi” e l’eliminazione al riferimento ai dati statistici). Anche l’On. Migliori ha sollecitato una revisione della materia, magari in occasione della prossima legge comunitaria.
Giuseppe Eduardo Polizzi
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Per un pregiudicato 53enne era "insopportabile" avere un omosessuale in famiglia
Diciotto anni, colpito durante una lite al braccio, medicato in ospedale
Palermo, coltellate al figlio gay
"Era un disonore". Arrestato
Parla il ragazzo: "Mio padre non mi ha mai accettato. Non è una malattia"
PALERMO - Una questione "di onore e di vergogna". Insopportabile sapere di avere un figlio omosessuale per un pregiudicato 53enne di Palermo. Ha accoltellato il ragazzo di 18 anni durante una furibonda lite. I carabinieri del Nucleo radiomobile hanno arrestato il padre violento con l'accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni. Adesso l'uomo si trova rinchiuso in una cella dell'Ucciardone.
"Mio padre non mi hai mai accettato", racconta il ragazzo. "Non ha voluto rassegnarsi al fatto che io sono gay. Ho cercato di convincerlo che la mia non è una malattia, né una cosa sporca, ma è stato tutto inutile. Mi sono reso conto di essere gay un anno fa - ha raccontato - e l'ho confessato a mio madre. Lei mi ha capito, ha cercato di aiutarmi, di starmi vicina e di convincere mio padre a rassegnarsi ma l'ultimo anno, in casa, è stato un inferno".
E' accaduto a Palermo, in un appartamento di via Messina Marine, al culmine di giorni di tensione e dopo un ennesimo litigio. Questa volta, però, il genitore non si è limitato alle botte: "Non ci ho visto più. Troppo la vergogna e il disonore per questa storia", ha spiegato ai carabinieri. Il giovane, terrorizzato e ancora sotto shock, ha riportato ferite da taglio sull'avambraccio e sulla mano destra e un trauma cranico facciale; condotto all'ospedale Civico è stato giudicato guaribile in otto giorni.
Un episodio tanto simile a quello che le cronache di Pesaro hanno raccontato una decina di giorni fa. Allora fu la madre a sferrare un coltellata alla figlia di 16 anni che le aveva confessato di avere una relazione gay con una diciottenne. La lama si fermò contro la fibbia della ragazza ma per la madre scattò comunque la denuncia per tentate lesioni aggravate.
Pregiudizi apparentemente insusperabili sembra abbiamo armato entrambi i genitori. L'amore per i loro figli non è riuscito a cancellare l'ansia e la preoccupazione che li ha sommersi dopo il coming out dei loro ragazzi. Una recente ricerca europea datata 2003 e condotta dall'Istituto Cattaneo dell'Università di Bologna, fa sapere che ogni cento persone, dieci sono omosessuali. Ogni cento omosessuali, venti accettano la loro condizione; 80 non l'accettano e la sopportano; ventidue pensano al suicidio, cinque compiono tentativi di suicidio.
Il problema è radicato e la strada che conduce alla piena integrazione degli omosessuali lastricato da mille preclusioni. A Milano, da più di dieci anni, funziona un'associazione genitori di omosessuali che raggruppa attorno a coppie con figli gay, psicoterapeuti, consulenti famigliari e legali. Ma restano nelle famiglie infelicità cupe che sfociano spesso in raptus violenti o scelte suicide.
(26 maggio 2008)
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ALEMANNO, FAMIGLIA FONDATA SU MATRIMONIO UOMO E DONNA
Oggi e' previsto l'incontro con le associaioni che rappresentano gli omosessuali
lunedì 26 maggio 2008 , di ASCA
Roma, 26 mag - 'Faremo tutto il possibile affinche' le politiche sociali siano improntate sulla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Saremo attenti ad un istituto che riteniamo una grande risorsa'.
A dirlo il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, parlando al Consiglio Comunale di Roma, intanto oggi e' previsto l'incontro con le associaioni che rappresentano gli omosessuali per discutere le questioni legate al Gay Pride, ma non solo, stando a quanto ha sottolineato l'Arcigay in una nota diffusa nel tardo pomeriggio di ieri.
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FORZA NUOVA CONTRO ALEMANNO SUI GAY
Niente fondi ai gay altrimenti protesta rumorosa
lunedì 26 maggio 2008 , di ansa
FIORE(FORZA NUOVA): SE ALEMANNO GLI DÀ SOLDI LO CONTESTEREMO
(DIRE) Roma, 26 mag. - "Come ci aspettavamo, ricevuto l'alt dal ministero per le Pari opportunita', i gay hanno subito trovato un loro estimatore nella giunta Alemanno, che, scavalcando qualsiasi priorita' amministrativa, ha ben visto di perdere tempo per parlare di presunti diritti delle lobbies gay".
E' quanto afferma Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova, commentando la convocazione dell'incontro che il sindaco Alemanno terra' questa sera con i rappresentanti della comunita' Lgbt.
"Ci auguriamo che l'incontro di oggi non sia una scusa per stanziare finanziamenti al Gay Pride 2008. Roma non ha certo soldi per sponsorizzare un avvenimento molto costoso che interessa poche centinaia di persone- prosegue Fiore- I Gay Pride sono una manifestazione inaccettabile: Alemanno non voglia gareggiare con i suoi predecessori in quanto a buonismo e sperpero di risorse pubbliche.
Dovrebbe pensare piuttosto a trovare una soluzione per le giovani coppie romane che vorrebbero sposarsi ed avere figli ma non possono permettersi di pagare l' affitto".
"Forza Nuova lo dice chiaro e tondo: se soltanto Alemanno provera' ad accampare futili scuse per stanziare fondi ad attivita' pro gay- conclude fiore- inizieremo una campagna di protesta quotidiana, trasversale e rumorosa
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APC-*VATICANO/ S.SEDE PRECISA: DIVIETO SEMINARISTI GAY VALIDO SEMPRE
Anche per case missionarie, Chiese orientali e religiosi
venerdì 16 maggio 2008
Città del Vaticano, 16 mag. (Apcom) - Le norme che stabiliscono l'inammissibilità ai seminari di "coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono quel che si definisce la cultura gay" (ma non di coloro le cui "tendenze omosessuali" sono "espressione di un problema transitorio") è valida per tutti i religiosi, nonché per le case di formazione missionarie e per quelle delle Chiese orientali. La precisazione, promulgata dal cardinale Tarcisio Bertone e approvata dal Papa, è stata pubblicata oggi sull'Osservatore romano'
"In riferimento al Documento della Congregazione per l'Educazione Cattolica 'Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri', pubblicato dal menzionato Dicastero il 4 novembre 2005, e in seguito a numerose richieste di chiarimento giunte alla Sede Apostolica, si precisa - si legge nella nota - che le disposizioni contenute in detta Istruzione valgono per tutte le Case di formazione al sacerdozio, comprese quelle che dipendono dai Dicasteri per le Chiese Orientali, per l'Evangelizzazione dei Popoli e per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Il Sommo Pontefice, il giorno 8 del mese di aprile dell'anno del Signore 2008, ha approvato tale precisazione".
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ROMA. AGGREDISCE DUE TRANS
Arrestato un romeno
lunedì 26 maggio 2008 , di Giornale.it
di Redazione
Un romeno di 23 anni è stato arrestato dai carabinieri della Stazione Roma Centocelle dopo aver tentato una rapina a due transessuali in via Pirotta. Il giovane ha chiesto una prestazione ai trans e al loro rifiuto si è scagliato contro uno di questi e lo ha colpito con una bottiglia di vetro cercando, al contempo, di sottrargli la borsa. I militari, di servizio in zona, hanno bloccato il romeno che si trova ora a Regina Coeli. Il ferito, medicato presso l’ospedale Vannini, ha avuto una prognosi di 4 giorni.
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RIMINI. LA MAGGIORANZA DI CENTROSINISTRA ASSIEME ALLA DESTRA BOCCIA L'ODG A FAVORE DEL PRIDE
Pubblichiamo un articolo de "La Voce", quotidiano di Rimini
domenica 25 maggio 2008 ,
La Provincia non sostiene
gay ride bolognese
RIMINI - La Provincia di Rimini non darà la propria adesione al Gay Pride di Bologna, in programma il prossimo 28 giugno. Nella seduta di giovedì sera, è stato infatti bocciato l'ordine del giorno di sostegno alla manifestazione presentato dal consigliere del Gruppo Misto Antonino Padalino, nonostante il consigliere Pd Funelli abbia esperito un tentativo di mediazione presentando un proprio emendamento
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Christian Floris, 24 anni, è uno dei protagonisti del portale di DeeGay.it
Due persone l'hanno malmenato e gli hanno intimato di smetterla
Roma, giovane conduttore
aggredito e minacciato perché gay
ROMA - Christian Floris, 24 anni, conduttore di punta del portale DeeGay.it, è stato aggredito la scorsa notte a Roma mentre rincasava. Due persone gli hanno sbattuto la testa contro il muro minacciandolo perché si occupa di tematiche legate al mondo dell'omosessualità e gli hanno intimato di smetterla.
Il giovane, che è stato portato all'ospedale dove è stato giudicato guaribile in sette giorni, ha sporto denuncia contro ignoti. E dopo il raid neonazista al Pigneto, Floris ha parlato di "correlazioni" tra i due fatti. "Credo che sia la stessa corrente di persone, che oltre ad aver aggredito me e di infondere terrore nel mondo omosessuale, si sia ora concentrato sugli extracomunitari - ha affermato - La mia convinzione - proprio guardando le immagini televisive e ascoltando le dichiarazioni rilasciate sul posto da testimoni, è che gli aggressori appartengano alla stessa matrice".
DeeGay.it è un portale che co-produce una trasmissione con Radio Città Futura, Eco tv e Nessuno tv.
(24 maggio 2008)
da
20.05.2008
......
....Rincara la dose Vladimir Luxuria, esponente della Sinistra arcobaleno: «Questo ministero, con a capo Mara Carfagna, non intende assolvere al compito di dare e garantire pari opportunità. Si tratta quindi di un ministero inutile che di fatto non ci rappresenta». Al contrario, Luca Volontè sostiene il ministro: «Brava Carfagna - dice il deputato dell'Udc -: la sinistra gay chiama diritti i propri privilegi discriminatori verso famiglie ed eterosessuali».
LA REPLICA - Nel tardo pomeriggio, arriva la replica del ministro. «Il signor Vladimiro Guadagno - si legge in una nota rivolta a Luxuria - confonde il Ministero per le Pari Opportunità con l'ufficio stampa e propaganda del movimento lgbt. Le Pari Opportunità, a giudizio del ministro pro tempore, riguardano sopratutto le donne lavoratrici e madri, i minori, gli anziani e i portatori di handicap». Se «il signor Guadagno non si sente rappresentato da queste priorità - prosegue la nota del ministero - significa che non ha alcun rispetto per chi è veramente discriminato».
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GAY PRIDE/ GIACOBBE (FORUM FAMIGLIE): CARFAGNA HA FATTO BENE
"Non vedo perché patrocinio pubblico a manifestazioni private"
postato 17 ore fa da APCOM
ARTICOLI A TEMA
Roma, 19 mag. (Apcom) - Il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna "ha fatto bene", secondo il presidente del Forum delle famiglie, ad annunciare l'intenzione di non concedere il patrocinio al Gay Pride del 28 giugno a Bologna.
"Non mi sarei scandalizzato se avesse deciso di mantenerlo, ma non vedo perché si debba dare il patrocinio delle istituzioni pubbliche ad una manifestazioni di carattere privato", afferma Giovanni Giacobbe interpellato telefonicamente. "Secondo me ha fatto bene il ministro".
"Ovviamente gli omosessuali hanno tutti i diritti che hanno gli altri cittadini dello Stato", sostiene il presidente dell'associazione del Family day. "L'ostentazione dell'omosessaulità non è a mio parere apprezzabile perché quella dell'omosessualità è una questione personale e privata. Si tratta, inoltre, di manifestazioni che nella sostanza sono contro gli stessi omosessuali, perché nel momento in cui fanno una manifestazione pubblica si pongono come diversi dagli altri. Gli eterosessuali, ad esempio, non vanno a fare manifestazioni di piazza per inneggiare all'eterosessualità". E le discriminazioni contro gli omosessuali? "Se ci sono situazioni e fatti specifici di discriminazione, vanno stigmatizzati", risponde Giacobbe. "Ma queste manifestazioni pubbliche sottolineano la loro diversità".
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da CASERTANEWS.it, 20.05.2008
Iannaccone (Mpa) contro il gay pride
POLITICA | Napoli – "Bene ha fatto il ministro Carfagna a negare il patrocinio al Gay Pride, una parata pittoresca e stravagante, un'inutile ostentazione che paradossalmente finisce col danneggiare gli stessi promotori". Così Arturo Iannaccone, deputato del Movimento per l'Autonomia che aggiunge: "Ho sentito che la Palermi ha parlato di omofobia, la invito a pensare agli omosessuali cubani che sono perseguitati dal regime comunista dei fratelli Castro del quale la stessa Palermi e il Partito dei comunisti italiani sono convinti sostenitori". .
"Non è giusto che il danaro pubblico venga sperperato per manifestazioni del genere - sottolinea il parlamentare - credo piuttosto che sia utile concentrarsi sulla lotta ai fenomeni residui di discriminazione, di intolleranza e di violenza contro gli omosessuali tuttora presenti nella nostra società. Negare il patrocinio ad una carnevalata come il gay pride non è omofobia, come la Palermi vuole far credere al Paese. Il nostro è un Paese tollerante e il Governo rispetterà sempre le minoranze e le diversità."
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19.05.2008
Il ministro: cortei inutili, non condivido il riconoscimento ufficiale delle coppie
«Gay Pride, niente patrocinio»
Carfagna: per il governo gli omosessuali non sono discriminati
ROMA — Mara Carfagna, ministro per le Pari opportunità, non esita: «Il patrocinio al Gay Pride? Non sono orientata a darlo. Non servono, i Gay Pride». Ne sono stati organizzati ben cinque quest'anno di Gay Pride e per quello nazionale (ci sarà il 28 giugno a Bologna) la richiesta ufficiale di patrocinio approderà oggi sulla scrivania di Mara Carfagna. Inutilmente.
Il nuovo ministro per le Pari opportunità non ne vuole sapere delle manifestazioni degli omosessuali: «Hanno obiettivi che non condivido. Io sono pronta ad occuparmi di contrasto alle forme di discriminazione e di violenza. Sono pronta a dare patrocini a seminari e convegni che si occupano di questi problemi». E invece, i Gay Pride, che obiettivo hanno? «Penso che l'unico obiettivo dei Gay Pride sia quello di arrivare al riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali, magari equiparate ai matrimoni. E su questo certo non posso esser d'accordo ».
I primi due cortei del Gay Pride ci saranno a Roma e a Milano in contemporanea il 7 giugno e per questi gli organizzatori stanno cercando patrocini locali e non del ministero. Ma Mara Carfagna è stata invitata a partecipare un po' a tutti quanti i cortei. Ovviamente non andrà a nessuno.
«Io credo che l'omosessualità non sia più un problema. Perlomeno così come ce lo vorrebbero far credere gli organizzatori di queste manifestazioni. Sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l'integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare».
È convinta il ministro Carfagna: «Sono pronta ad agire su casi concreti e reali. Qualcuno che mi venga a dire che un omosessuale non è stato assunto per via della sua tendenza. O che sempre per tendenze sessuali venga negato un affitto o qualsiasi altro diritto. Allora sì che intervengo».
Parla anche dei suoi amici il ministro Carfagna: «Sì, i miei amici omosessuali non mi dipingono una realtà così tetra per gli omosessuali del nostro Paese. Per questo, invece, sono pronta a sollecitare il nostro ambasciatore italiano presso le Nazioni Unite perché si faccia portavoce della richiesta della depenalizzazione universale dell'omosessualità».
Non è, dunque, orientata ad occuparsi dei gay nostrani Mara Carfagna. Nemmeno di quella commissione per i diritti dei gay, delle lesbiche e dei transgender che pure alberga proprio dentro il suo ministero.
«Non ho ancora preso bene visione di cosa sia e a cosa possa servire», dice. E poi spiega: «La verità è che una volta verificato a cosa serve credo che la userò per occuparmi anche di altro. Ci sono molti problemi di Pari opportunità. Un esempio? Nei luoghi di lavoro ancora oggi le donne guadagnano il 30% in meno dei loro colleghi pari grado. E questo è o non è un problema serio?».
Non soltanto gay. «Disabili. Anziani. Bambini: ce ne è di problemi di pari opportunità nel nostro Paese», rilancia il ministro Carfagna. E spiega: le associazioni nazionali dei gay dicono che in due anni ci sono stati 12 casi di vittime di violenza omosessuale? Ma hanno presente i dati della violenza e della molestia sessuale sulle donne? Almeno 6-7 milioni ogni anno».
Alessandra Arachi
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E LA CARFAGNA LITIGA CON I GAY «PIù SOBRIETà». «PENSI ALLE MISS»
Giornata dell'omofobia «Educazione civica e rispetto»
domenica 18 maggio 2008 , di il Corriere della Sera
ROMA — Omosessuali, è giusto combattere chi vi discrimina ma siate sobri, dice il neoministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna nella giornata mondiale contro l'omofobia.
Lo dice in modo davvero molto sobrio ma che non riesce ad evitare reazioni infastidite. «Il convincimento mio personale e delle istituzioni governative — ecco la sua dichiarazione — è che in una società evoluta non c'è spazio per ogni tipo di discriminazione; pertanto anche l'omofobia va contrastata con la forza dell'educazione civica e del rispetto». E tuttavia, aggiunge Carfagna, «a questo atteggiamento deve corrispondere la sobrietà delle manifestazioni della comunità omosessuale che non dovrebbe mai scendere nell'esibizionismo e nel folklore».
Sobrietà, dunque. Che significa non «scendere nell'esibizionismo e nel folklore ». Ringrazia ironico Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell'Arcigay che però ricorda al ministro che «questo invito andrebbe rivolto anche alla Chiesa cattolica, che organizza le processioni, e soprattutto a chi promuove concorsi di bellezza. Noi non abbiamo niente contro le processioni e neppure contro i concorsi di bellezza ma Mara Carfagna dovrebbe sapere bene che sulle passerelle c'è una grande ostentazione del corpo femminile». Così Mancuso promette: «Sfileremo a tutti i Pride come se fossimo su una passerella di Miss Italia». Ad ogni modo il punto è un altro, continua il presidente dell'Arcigay (che per la giornata di ieri ha partecipato alla manifestazione contro razzismo e xenofobia di Verona), «negli ultimi due anni in Italia ci sono stati 12 omicidi e decine di violenze e minacce di stampo omofobico. Si prodighi dunque il ministro perché anche il nostro Paese si doti di una normativa contro la discriminazione, come è accaduto in molti Paesi europei».
E poi, mica è una questione di bon ton la lotta all'omofobia, s'infervora l'ex ministro per le Pari Opportunità del governo Prodi Barbara Pollastrini. E sottolinea come manchino del tutto le iniziative di questo esecutivo per l'affermazione dei diritti di tutti. «Questo è un governo di ministri — avverte Pollastrini — che impartiscono lezioni di comportamento a seconda del loro gusto estetico e delle loro convinzioni ideologiche. Il dovere è certo quello del rispetto ma anche quello di sostenere un piano di azione contro ogni discriminazione e che riconosca i diritti, e i doveri, di tutti, omosessuali e no. Neppure una parola il premier ha speso su questo nel suo discorso di insediamento, come invece hanno fatto sia Zapatero sia Sarkozy, che pure appartengono a schieramenti politici opposti ». Per l'ex ministro la cosa è grave in quanto «le dimenticanze sono colpevoli perché hanno il sapore della rimozione».
La deputata del Pd Anna Paola Concia, responsabile del tavolo sulle persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), è certa che se Mara Carfagna parla così è perché ad un Gay Pride non c'è mai stata. «La invito pubblicamente a venire, l'accompagno io volentieri a quello di Bologna — propone Concia —. Quando non si conosce la realtà si può sbagliare a giudicarla. Non la rimprovero per questo ma siccome ora è ministro, e svolge un importante ruolo pubblico in difesa dei diritti di tutti, abbia il coraggio di guardare a questo mondo. La comunità omosessuale italiana è sempre stata ragionevole e porta avanti battaglie su diritti negati. L'Italia aspetta ancora una legge contro i reati di odio, tra cui l'omofobia».
«Ci dica che politiche vuole fare, ministro — la interroga il socialista Franco Grillini —. Lei auspica la fine delle discriminazioni, invita il movimento alla sobrietà ma non dice nulla di che cosa vuole fare in concreto. Batta un colpo ministro, e basta con i sermoni».
Soprattutto quel riferimento alla sobrietà è apparso inopportuno alla deputata del partito democratico Marianna Madia. «La sobrietà è un valore, io personalmente amo la sobrietà. Ma la lotta ad una qualunque forma di discriminazione è un caposaldo imprescindibile di una società civile, come ammette anche il ministro. Non la si può quindi subordinare alla sobrietà, come a dire: solo se sarete sobri difenderemo i vostri diritti. Una cosa non è legata all'altra».
GENITORI GAY. CONVEGNO "ORRIPILANTE" IN UNIVERSITà
Il "Giorno" Milano pubblica una lettera omofoba
martedì 13 maggio 2008 , di il Giorno
LETTERE & COMMENTI pag. 18
Vi segnalo un convegno orripilante che si terrà nella mia università il 14 maggio (mercoledì) e che parlerà di famglie gay e bambini.
Ci sarà anche una coppia di lesbiche con il loro bambino che si sono sposate in Spagna. Ma vi rendete conto? Sono una studentessa della Bicocca e mi sembrava doveroso informarvi. Cercate di avvisare voi chi di dovere a interventire a un convegno di sinistra dove la famiglia gay verrà osannata a scapito delle famiglie "normali". Ma dove stiamo andando?
Giulia P.
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quaranta anni fa l'enciclica "humanae vitae"
PAPA: LA SESSUALITA' NON SIA UNA DROGA
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Nei diversi Paesi, i vescovi si oppongono al pubblico riconoscimento delle unioni omosessuali perche'
esso e' ''contrario all'insegnamento della Chiesa'' ma anche perche' creando una mentalita' permissiva
contribuisce alla grave crisi dell'istituzione familiare, testimoniata dalla notevole diminuzione del numero
dei matrimoni e dall'impressionante aumento dei divorzi, molto spesso anche precoci. ''Tale situazione -
ha detto oggi il Papa ai vescovi dell'Ungheria - unita alla carenza di sussidi per le famiglie numerose, ha
portato ad un drastico calo delle nascite, reso ancor piu' drammatico dalla diffusa pratica dell'aborto''.
Polemiche su Alemanno
"Il Gay pride è solo ostentazione"
di Giovanna Vitale
E il presidente di Arcigay Roma invita il sindaco a partecipare alla manifestazione del 7 giugno: "Per conoscerne da vicino il senso"
Il cambio della guardia in Campidoglio rischia di aprire un altro fronte destinato ad allargare la distanza dalla precedente amministrazione di centrosinistra. Dopo l´Ara Pacis e la Festa del Cinema, ieri Gianni Alemanno ha scavato l´ultima trincea sulla questione gay. Scatenando una bufera che non ha però turbato la sua frenetica attività istituzionale: prima ha ribadito che «l´esistenza di Israele non può essere messa in dubbio» partecipando insieme all´ambasciatore Gideon Meir alla presentazione del calendario di manifestazioni in programma per i 60 anni della nascita dello Stato mediorientale; quindi ha lavorato tutto il giorno alla composizione della nuova giunta, nella quale l´ex portavoce nazionale di Forza Italia, Elisabetta Gardini, potrebbe assumere il ruolo di vicesindaco.
«Io ho rispetto per le persone omosessuali, ne conosco alcune» aveva detto in mattinata il primo cittadino di Roma intervistato su RaiNews24, «ma temo che il Gay Pride sia un´altra cosa: è un fatto di esibizionismo sessuale ed io sono contrario a qualsiasi forma di esibizionismo, sia omosessuale sia eterosessuale». Secondo Alemanno «il problema non è omosessualità sì o no, ma esibizionismo sì o no»; un tema che - promette - sarà discusso in consiglio comunale per cercare di «trovare una formula che non offenda nessuno». Guai però a pensare a una deriva reazionaria: «Nel centrodestra», precisa, «c´è una cultura liberale che non mette in discussione i comportamenti, le libertà individuali e il rispetto della privacy».
Immediata la reazione dell´universo omosex. Concorde nel rifiutare l´etichetta appiccicata alla manifestazione, per la quale - si ribadisce - anche quest´anno verrà chiesto il patrocinio del Campidoglio. «Non è un´ostentazione o un´esibizione del proprio orientamento sessuale, ma un momento di riflessione per le persone lesbiche, gay e trans» tuona Fabrizio Marrazzo, presidente dell´Arcigay capitolina, dopo aver invitato Alemanno a partecipare al Pride romano del 7 giugno. Invito esteso pure ai sindaci di Milano e Bologna, Moratti e Cofferati. Un modo, anche, per far scoprire al primo cittadino della capitale «una realtà che non conosce», sostiene il "Mario Mieli", storico circolo di cultura gay: altrimenti saprebbe che si tratta di «un momento di richiesta di diritti negati, un corteo pacifico, colorato, allegro e di rivendicazione politica». Ed è proprio per «non ricominciare con i soliti scontri ideologici» che Imma Battaglia, presidente di Dì Gay Project, una delle promotrici del World Pride del 2000 che creò parecchi problemi all´allora sindaco Rutelli (che per venire incontro alle richieste del Vaticano ritirò il patrocinio) propone: «Incontriamoci e proviamo la strada dell´ascolto per costruire una città veramente di tutti».
In sostegno di Alemanno arriva invece Gay-Lib, i gay liberali del centrodestra: «Facciamo il corteo in giacca e cravatta», provocano. Mentre Assunta Almirante consiglia: «Io personalmente al Gay Pride non ci andrei, per il rispetto generale della città». Ma il centrosinistra insorge. «Il Pride è un evento positivo e propositivo che vuole ribadire il valore fondamentale della libertà», rivendica Paola Concia, portavoce del tavolo Glbt del Pd: a preoccupare, semmai, «sono i saluti romani esibiti in Campidoglio da alcuni sostenitori del centrodestra il giorno della vittoria al ballottaggio».
Per niente stupita si dice invece l´ex ministro Barbara Pollastrini: «Alemanno dimostra piena continuità in quella mancanza di rispetto e insensibilità che contraddistinguono un certo tipo di destra». E di «ossessione» parla il socialista Franco Grillini: «Per costoro l´unico omosessuale buono è quello che si nasconde». Argomenti, quelli di Alemanno, tipici di «una destra che dimostra di voler tornare ad un modello di Stato etico» bacchetta Elettra Deiana di Rifondazione, «lì dove, cioè, si imponevano modelli culturali e sociali». ![]()
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RAI: MAZZOCCHI, A 'TATAMI' SPOT A FAVORE MATRIMONI GAY
ROMA
(ANSA) - ROMA, 5 MAG - "Come abbiamo dichiarato guerra al Governo Prodi sui Pacs, Dico, Cus e qualsiasi forma di riconoscimento dei matrimoni omosessuali qualche mese fa, non vediamo perché oggi dovremmo improvvisamente cambiare idea e riconoscere come famiglia ciò che famiglia non è. Pertanto spero che nessuno abbia idee strane a riguardo perché la nostra idea a riguardo non cambia e sicuramente non dipende da chi è capo del Governo. A tal riguardo troviamo faziosa e scorretta la trasmissione di ieri di Tatami che ha fatto un vero e proprio spot a favore dei matrimoni gay, allontanandosi da quello che dovrebbe essere il dovere di una tv pagata da tutti i cittadini". Con queste parole Antonio Mazzocchi, Deputato Romano del Popolo della Libertà e Presidente dei Cristiano Riformisti, ha commentato la trasmissione di ieri di Tatami su Raitre. "Come cattolici non faremo sconti a nessuno sulle tematiche come la vita e la famiglia. Siamo il popolo del Family day e non certamente quello che partecipa ad altri tipi di manifestazione. Pertanto, massima libertà per il futuro sulle scelte personali, ma le posizioni di partito e quelle di governo dovranno vedere una collegialità, perché come cattolici e come Cristiano Riformisti - conclude Mazzocchi - non siamo pronti certamente a mettere in discussione la famiglia naturale".
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n. 18 del 2008-05-05 pagina 8
Sgarbi trucca il festival Arriva il patrocinio per la rassegna gay
di Maria Sorbi
Togli la parola «gay» dal testo e, voilà, la delibera viene firmata dalla giunta in men che non si dica. Questo il trucchetto escogitato dall’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi per far approvare sotto silenzio il patrocinio alla rassegna teatrale omosessuale. Niente riferimenti alla diversità sessuale, niente paroline «scomode», ma un titolo più neutro: «Liberi amori possibili». E così il 18 aprile scorso, la squadra degli assessori comunali ha dato il via libera alla kermesse teatrale che parlerà anche di gay, trans e lesbiche. Senza sollevare il polverone dello scorso giugno sul patrocinio - dato e poi revocato - al festival cinematografico omosessuale.
Per una volta nella sua vita, il vulcanico Sgarbi svela di «aver voluto evitare uno scontro che non ha ragione di essere. Se avessimo scritto la parola gay, la delibera sarebbe rimasta ferma lì per mesi. La parola omosessuale porta con sé il concetto di ghetto e provoca resistenze culturali, religiose e sociali. Un piccolo escamotage ha permesso di sbloccare tutto e di evitare le polemiche, come accaduto per la mostra Vade Retro».
Il giochetto del testo camuffato di Sgarbi non è stato gradito dai colleghi della giunta. Prima fra tutti, l’assessore alla Famiglia, Mariolina Moioli: «Le delibere devono sempre essere trasparenti - si indigna -. Si vive uno nella fiducia dell’altro. Quello di mascherare intenzioni e contenuti è un cattivo costume. Se è stato fatto intenzionalmente, non va affatto bene. Bisogna essere chiari e rispettarsi».
La pensa allo stesso modo il vicesindaco Riccardo De Corato che, impegnato nelle prime operazioni alla Camera, smorza i toni della «trovata» e ripercorre quanto fatto per i gay negli anni passati: «Anche con il sindaco Gabriele Albertini abbiamo approvato diverse iniziative per i gay: dall’arte allo sport, senza nessun tipo di polemica inutile. Faccio presente anche che a Milano è stato organizzato il Gay pride». Idem l’assessore ai Giovani, Giovanni Terzi: «Sgarbi avrebbe potuto evitare escamotage. Avremmo ragionato serenamente sull’argomento. Evitare il dialogo - aggiunge - non porta a nulla. Non diciamo no per pregiudizio. Se una rassegna ha valore artistico, non vedo perché non dare il patrocinio». A onor del vero, gli organizzatori della rassegna teatrale omosessuale, fanno notare che il nome della manifestazione, «Liberi amori possibili» non è stato scelto per by-passare la giunta né per ottenere il patrocinio senza dare troppo nell’occhio. «La nostra - spiegano - non è una battaglia di principio ma una rassegna a tema. Rassegna che è partita con le sue gambe e che solo dopo ha ottenuto il patrocinio del Comune». Non solo, a sostenere la proposta è stata anche la Provincia di Milano.
Offesi dalla «censura» della parola omosessuale sono alcuni membri dell’Arcigay. Un iscritto al gruppo fa notare a Sgarbi che «gay» non è una parolaccia e il presidente del gruppo milanese, Paolo Ferigo, rincara la dose: «È scandaloso che la città dell’Expo debba usare la vaselina per far passare una cultura importante anche se non maggioritaria».
http://www.tgcom.mediaset.it/sport/articoli/articolo410316.shtml
Moggi: "Non ci sono gay nel calcio"
"Sarei contrario ad averne in squadra"
Frasi pungenti come sempre e argomenti pronti a scatenare polemiche. Luciano Moggi non usa giri di parole per far sapere la sua sulla presenza di omosessuali nel mondo del calcio: "Non ci sono gay, non so se i giocatori sono contrari ad averli in squadra - ha detto - io certamente sì". Ed ancora: "Sono all'antica ma conosco l'ambiente del calcio e al suo interno non può vivere uno che è omosessuale"
